Salvi: Federalismo demaniale, apparenza e realtà

daniele salvi 2' di lettura 30/05/2010 -

L’aver escluso i beni del Ministero della Difesa dalla partita del federalismo demaniale, ossia dal traferimento dei beni dallo Stato a Comuni, Province e Regioni, finalizzato ad una loro valorizzazione, limita fortemente un’operazione che avrebbe potuto costituire per gli enti territoriali una reale possibilità di rilancio.



Una delle conseguenze più evidenti nella nostra provincia sta, ad esempio, nell’esclusione dell’ex-campo di concentramento delle Casermette in località Torre del Parco di Camerino, che rientra nel patrimonio di Difesa Servizi S.p.A. e che quindi rimarrà inutilizzabile e continuerà a costituire un diaframma interno ad un’area industriale-artigianale in espansione.

L’idea che in quell’area possa svilupparsi un progetto d’insediamento d’imprese innovative e di spin-off in collaborazione con l’Università di Camerino dovrà, quindi, essere accantonata in attesa di tempi migliori? E’ incredibile come si continui da un lato a discutere in termini in larga parte “ideologici” delle possibili conseguenze negative per il territorio camerte a seguito dell’Accordo di programma tra le due Università di Camerino e Macerata, ma nel frattempo nessuno pare interessato a lavorare concretamente per promuovere nuove idee progettuali che possano invertire una tendenza al declino, la quale, se si continuano a sbagliare gli obiettivi del confronto di merito, non potrà che essere inarrestabile.

Tra l’altro il decreto sul federalismo demaniale, con il quale s’impegnano gli enti territoriali ad attivare le procedure di variante al fine di conferire ai beni alienati un effettivo valore aggiunto indispensabile per la loro appetibilità e conseguente valorizzazione, sembra vanificare esso stesso i suoi benefici.

Il trasferimento dei beni porterà, infatti, ad una riduzione delle risorse attribuite dallo Stato agli enti territoriali (Comuni, Province e Regioni) interessati in modo contestuale e pari alla riduzione delle entrate erariali connessa ai trasferimenti. Una mancata valorizzazione dei beni trasferiti in tempi celeri, cioè a partire almeno dal primo esercizio successivo al loro traferimento, produrrà una perdita secca di finanza derivata per enti che sono già in forte difficoltà. Ciò costituirà indubbiamente un freno a far sì che gli enti territoriali avanzino le domande di assegnazione dei beni.

Per queste ragioni il Partito democratico in Parlamento, pur condividendo gli obiettivi di fondo del decreto, ma non ritenendo adeguato l’insieme dei beni traferibili e le modalità di attuazione, si è astenuto.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 30-05-2010 alle 18:06 sul giornale del 31 maggio 2010 - 386 letture

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