Ercole Rosa, uno scultore dimenticato

14/10/2010 -

Alcuni aneddoti su Ercole Rosa, uno scultore del Risorgimento dimenticato anche da wichipedia in quanto non figura tra le personalità legate a San Severino, tratti dal manoscritto “Autobiografia e memorie” di Alessandro Gabrielli (1889 - 1981).



“Il padre e la madre di Ercole Rosa erano di San Severino. Il padre Antonio faceva lo scalpellino a Roma e la madre Blandina Gabrielli era la sorella di mio nonno. Antonio Rosa fece venire la moglie per le feste di Natale, destino volle che Blandina fosse incinta e quindi Ercole nacque a Roma il 13 febbraio 1846. Ercole, all’età di circa 12 anni, con prepotenza volle prendere il posto di suo padre defunto e tornò nella capitale. Nel laboratorio dove era occupato scarabocchiava sulle lastre di marmo persino la testa di Garibaldi. Il principale rimase meravigliato e disse: questo ragazzo ha stoffa! Lo iscrisse all’Accademia di San Luca e, senza portarla per le lunghe, a 17 anni vinse il concorso per il Monumento ai fratelli Cairoli. Il gruppo bronzeo raffigura due fratelli garibaldini, di cui uno è sulle ginocchia del fratello morente. Questo monumento si trova al Pincio di Roma.

Mentre il Rosa modellava il gruppo si presentò nientemeno Garibaldi che prima di congedarsi apprezzò il lavoro con queste parole: Professore io non ho nulla da darvi, poi si cacciò il poncho e disse prendetelo a mio ricordo. Con il trascorrere degli anni Ercole acquistò stima e bravura artistica tale da essere promosso Direttore dell’Accademia di Belle Arti e vinse il concorso per il monumento a Vittorio Emanuele II che si trova in piazza duomo a Milano.

Con quattro allievi e un bastone, un pomeriggio si presentò a Corso Vittorio, durante il passaggio dei landò. Quando vide comparire una pariglia, Ercole si mise sul corso con il bastone alzato facendo cenno ai cavalli. Questi impauriti alzarono le zampe: questa scena servì allo scultore per il monumento. Un pomeriggio si presentarono all’Accademia i Reali d’Italia, Umberto I con la regina Margherita, per sapere a che punto fossero i lavori. Il portiere avvisò lo scultore. Questo rispose che al momento non poteva riceverli. In sostanza fece fare ai reali i quarti di anticamera.

Come Artista fu un Dio, come uomo lasciò a desiderare: Bacco, Tabacco e Venere! Non arrivò a 50 anni (47 ndr): Ercole aveva a Roma un fratello, Sestilio (nato nel 1853) anche lui scultore, ma non all’altezza di Ercole. Sfruttava i lavori e vendeva per sé il ricavato. Sestilio si ritirò a San Severino ove morì. Il sottoscritto Lisà gli fece la lapide al cimitero”.

Eppure a San Severino c’è una via che immette alla piazza del Popolo e proprio sotto il Municipio c’è un semibusto raffigurante lo scultore realizzato nel 1899 da Ettore Ferrari con su scritto: AD ERCOLE ROSA LA PATRIA E’ GRANDE ANCORA.







Questo è un comunicato stampa pubblicato il 14-10-2010 alle 17:03 sul giornale del 15 ottobre 2010 - 3383 letture

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