Jorge Milia a Matelica racconta il suo amico Bergoglio: "E' rimasto quello di Santa Fe"

Jorge Milia Matelica 26/01/2016 - "Ti chiamo quando torno". Sono queste le ultime parole pronunciate da cardinal Bergoglio a Jorge Milia in suolo argentino.

Tanta è la sorpresa quando il conclave trasforma il 'maestrino' in Papa Francesco, che Milia stenta a crederci. "Quel giorno sento mia moglie gridare dalla finestra di una fumata bianca. Pensavo stesse prendendo fuoco la cucina così sono corso in casa - spiega ridendo Jorge - Mi siedo avanti alla tv e vedo il nuovo Papa, era Bergoglio. Ho pianto tantissimo". Non se l'aspettava nessuno, neppure lui, l'allievo che poi è diventato amico del maestro. E, da quanto raccontato, non se l'aspettava neanche Papa Francesco. 

E' proprio sul pontefice che Jorge Milia ha scritto un libro, raccontando i suoi anni da studente presso il liceo di Santa Fe in cui insegnava proprio il giovanissimo Bergoglio. Cosa c'entra tutto questo con il nostro territorio? Jorge è arrivato nell'entroterra maceratese per imparare l'italiano e lo sta facendo, con notevoli progressi, presso la scuola Edulingua di San Severino. Grazie al settimanale L'Azione ed al caporedattore matelicese Antonio Gentilucci, si è creato un 'ponte' per un incontro a Matelica. Incontro che si è tenuto martedì (26 gennaio) presso la sala Boldrini di Palazzo Ottoni. L'argentino ha presentato il suo libro, ma soprattutto ha raccontato ai presenti aneddoti e storie legate proprio a Papa Francesco; lui, come detto, è stato infatti prima suo allievo, poi suo amico per tanti anni. Ancora oggi i due sono in contatto e si sentono spesso.

"La prima volta che ci siamo sentiti per telefono dopo la nomina - racconta Jorge - gli avevo scritto una lettera per raccontargli come procedevano le cose in sua assenza e lui subito mi ha contattato. Visto che il mio telefono squillava continuamente a causa delle telefonate dei giornalisti che volevano intervistarmi, ho detto che se era il Papa poteva premere il tasto 1 altrimenti poteva riattaccare. Lui si è messo a ridere e mi ha detto scherzando che ero irrecuperabile." In seguito i due si sono sentiti perché Milia gli ha detto che stava scrivendo un libro su di lui ed il pontefice ha glissato dicendo di non leggere documenti che lo riguardano, ma nel suo caso ha fatto un'eccezione: "Non ti posso dire di non scriverlo - ha detto Bergoglio a Jorge Milia - anche perché so che riporterai cose belle su di me." 

Jorge ha poi spiegato come nonostante sia diventato Papa, il 'maestrino' di Santa Fe è rimasto lo stesso che era in Argentina, in un aggettivo: umile. "Lui conosce bene due cose: la gioia di stare insieme ed il calcio. Quello che mi ha impressionato di più è stato quando mi ha detto che stare in mezzo alla gente gli ricarica le batterie".

Interessante, infine, la storia, contenuta anche nel libro, che spiega come Bergoglio sia riuscito a convincere un gigante della letteratura come Jorge Luis Borges ad andare a tenere un ciclo di lezioni alle sue classi nel liceo. Tra lo stupore dei presenti in sala che non conoscevano questo particolare, Jorge Milia ha infatti spiegato che l'insegnante gesuita era riuscito ad attirare, già all'epoca, l'attenzione di uno dei personaggi più famosi, rispettati e di grande caratura dell'epoca. Un 'maestrino' di 27 anni che convince un mostro sacro della scrittura sudamericana a tenere la più umile delle lezioni in una delle più umili scuole dell'Argentina. "Noi gli abbiamo imparato ad insegnare e lui ci ha insegnato ad imparare" ha concluso Jorge riferendosi a quel periodo. 

Diverse le domande da parte del pubblico e di Carlo Cammoranesi, direttore de L'Azione e moderatore dell'evento. Inutile chiedere se i due si sentano più, se il Papa è rimasto la stessa persona di Santa Fe e se veramente Francesco è l'uomo giusto per la Chiesa. Le risposte, scontate, sono: sì, sì ed ancora sì. 





Questo è un articolo pubblicato il 26-01-2016 alle 21:41 sul giornale del 28 gennaio 2016 - 579 letture

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