Travolta nella folla in piazza San Carlo a Torino, uno dei matelicesi presenti: "Organizzazione dilettantesca dell'evento"

19/06/2017 - Una volta tornato a casa da quell’inferno non ho fatto altro che ripetermi che solo per un miracolo quella maledetta sera del 3 giugno a Piazza San Carlo non c’era scappato il morto; e invece, dopo dodici lunghissimi giorni, il morto c’è scappato.

Erika Pioletti, 38 anni di Domodossola, rimasta travolta dalla folla nella psicosi collettiva di piazza San Carlo (dove aveva seguito il fidanzato Fabio per assistere alla finale di Champions League Juventus-Real Madrid) è spirata alle 21 e 56 di sabato 15 giugno dopo 12 giorni di coma dovuti al trauma toracico riportato.

E la rabbia che in quel momento ho provato è la stessa che mi ha spinto a scrivere queste righe: perché i genitori che in questo momento stanno piangendo la propria figlia sono quelli di Erika, ma avrebbero potuto essere molti di più, compresi i miei e quelli dei miei tre amici Daniele, Fabio e Jury (leggi); perché per chi come me quel 3 giugno era in Piazza San Carlo l’organizzazione dilettantesca dell’evento apparve subito lampante (la piazza non era ripartita, il maxi schermo a differenza di due anni prima era uno solo, più piccolo e posto nella parte stretta della piazza: tutta la gente si è così ritrovata ammassata in un imbuto senza via d’uscita); perché strumentalizzare politicamente le tragedie non è giusto, ma non è nemmeno giusto che tutti si autoassolvano e nessuno paghi mai: e se così sarà anche stavolta, ad Erika dovremo tutti chiedere scusa.

Ciao Erika, non ti ho mai conosciuta ma quella sera siamo stati uniti tutti dalla stessa passione e dallo stesso terrore, e tanto mi basta per farmi sentire come se avessi perso una sorella.





Questa è una lettera al giornale pubblicata il 19-06-2017 alle 14:24 sul giornale del 20 giugno 2017 - 2831 letture

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