Ex cava a San Ginesio, il comitato Alta Fiastrella preoccupato per il futuro della zona

lettera 09/01/2018 - Ed eccoci qua, dopo svariati anni a parlare ancora di una ex cava sita in loc. Santa Croce di San Ginesio.

Sicuramente i cittadini di San Ginesio ed in particolare coloro che abitano nelle zone intorno a Pian di Pieca, ricordano il duro scontro che il Comitato Alta Fiastrella portò avanti nelle dovute sedi Istituzionali affinchè fossero rispettati i diritti dei cittadini, coinvolti loro malgrado, su un progetto che avrebbe trasformato una ex cava in impianto di compostaggio a cielo aperto. Tutti sanno che il progetto compostaggio non si è attuato, ma qualcosa in sospeso è rimasto e cioè il ritombamento della ex cava in questione.

Ricordiamo brevemente che con ordinanza sindacale n. 12/2010 il Comune di San Ginesio ordina alla ditta Ciabocco srl proprietaria della ex cava, la cessazione immediata dell’attività di estrazione e l’esecuzione delle opere di recupero ambientale del sito entro il termine di 90 giorni dalla notifica dell’atto. La ditta fece ricorso al TAR il quale concesse una sospensiva perché in Provincia era aperto una procedura di VIA per il progetto compostaggio. Con determina dirigenziale n.500 – 12° settore del 15 12 2011 la Provincia chiuse il procedimento esprimendo giudizio negativo circa la compatibilità ambientale del progetto di compostaggio. Quindi, secondo l’ordinanza del TAR n. 750/2010 venivano a mancare i presupposti per la sospensiva all’ordinanza sindacale che imponeva il ritomabamento.

Ma non basta, c’è anche una Sentenza al 31-12-2011 del Consiglio di Stato, che risponde al TAR con queste parole “L’ordinanza di sospensione è afflitta dal vizio di ultrapetizione, comunque, illogica” e ancora “anzi la cava va prima ritombata e poi, semmai, riconvertita.” Ora, dopo cotanta sentenza, chi non abita da queste parti potrebbe pensare che dopo 7 anni esatti dalla Sentenza del Consiglio di Stato quella ex cava è stata finalmente ritombata….e invece no, la ferita in Santa Croce è ancora lì a ricordarci che non viviamo in Svizzera, Austria ma in Italia e più esattamente a San Ginesio dove qualcuno potrebbe pensare che anche le Sentenze del Consiglio di Stato sono considerate carta straccia da chi amministra, almeno fino ad oggi.

Ma pensate che la cosa sia finita qui? Illusi… orbene, girano voci e questo articolo serve per appurare se tali voci sono veritiere o meno, che in Provincia ci sia aperto un nuovo procedimento per una nuova concessione alla coltivazione di una nuova cava praticamente adiacente alla ex cava di proprietà della stessa ditta ad oggi inadempiente al contratto con il Comune di San Ginesio. Quindi analizziamo la cosa, una ditta che non ha ottemperato fino in fondo ai suoi doveri nei confronti del Comune e dei cittadini non ritombando una ex cava, può permettersi di chiedere, tramite procedimento in Provincia, una concessione per la coltivazione di una nuova cava? Vi prego, diteci che non è vero perché se così fosse, Pian di Pieca e zone limitrofe diventerebbero la gruviera dei Sibillini, perché ricordo che esiste anche un’altra cava alle porte di Vallato, senza contare poi i vari parcheggi di mezzi di ogni tipo che sono in bellavista lungo la strada provinciale, un tiro a segno che con i suoi fischi ci scandisce le giornate, un bel fabbricato, in parte alto circa 13 metri che attira la vista dei turisti provenienti da Macerata, un impianto di frantumazione inerti e più giù, verso Macchie c’è anche una ditta che lavora il rame, di cui il Comitato si è occupato, inviando nel 2014, tramite raccomandata, una serie di domande a Provincia e Comune per chiedere in che modo tali materiali vengono lavorati in questa ditta. Ad oggi nessuna risposta.

A San Ginesio, borgo tra i più belli d’Italia, non ci manca niente. Mi si risponderà che molti impianti insistono su zona industriale, bene, il Comitato a suo tempo protocollò una proposta di delibera riguardante il principio di precauzione, concertazione e celerità secondo cui, in estrema sintesi, ogni progetto al vaglio dell’amministrazione comunale deve essere compatibile con la tutela della salute, del paesaggio, lo sviluppo sostenibile e concertato con la popolazione prima di ogni autorizzazione. Quella proposta è diventata una Delibera e precisamente la n. 14 del 29 06 2012. Perché i cittadini non sono stati messi al corrente e coinvolti in progetti e conseguenti autorizzazioni che sono state concesse dopo tale delibera? Ma Provincia e Comune che devono decidere di un eventuale progetto di coltivazione di una nuova cava non sono tenuti a far rispettare un’Ordinanza Sindacale, una Sentenza del TAR e una Sentenza del Consiglio di Stato imponendo alla ditta Ciabocco srl di ritombare la ex cava prima di concedere eventualmente una nuova autorizzazione alla coltivazione di una nuova cava?

E poi, in questi anni il Comune ha provveduto a chiedere a tale ditta una nuova fidejussione visto che a quei tempi ci eravamo accorti che tale fidejussione era scaduta? E ancora, qualcuno degli uffici preposti, si è mai preso la briga di fare un conteggio puntuale, incrociando fatture, bolle e calcolo del volume estratto della ex cava?

L’Amministrazione Comunale e tutti gli Enti dovrebbero prestare più attenzione verso ditte che, non ottemperando fino in fondo ai propri doveri, tentino di scaricare i costi di gestione delle loro attività sulla comunità.





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 09-01-2018 alle 12:48 sul giornale del 10 gennaio 2018 - 455 letture

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