Pecore sbranate a Matelica, Baldini (Lac): "Dubbi sul fatto che siano stati i lupi"

lupo appenninico 20/03/2018 - In merito al comunicato stampa della Coldiretti sul gregge di 50 pecore sbranato dai lupi a Matelica, conoscendo le tecniche di predazione e le abitudini del predatore, nutriamo seri dubbi che l’aggressione sia da incolparsi ad un branco di lupi.

Innanzitutto, per il fatto che l’attacco (leggi) sia avvenuto di pomeriggio e non in piena notte, come solitamente avviene per il lupo. Inoltre per la dislocazione dell’allevamento, che non è situato in montagna, ma lungo una vallata molto transitata dalle auto e a pochissima distanza dall’incrocio con la strada provinciale “Muccese”. Questi dati ci rendono alquanto scettici sul fatto che un branco di lupi, in pieno giorno, si sia spinto per ben due volte e a distanza di pochi giorni, a predare lo stesso gregge di pecore.

L’unica spiegazione plausibile è che il gregge rappresentasse una facile preda, ovvero che l’allevatore non avesse adottato quelle elementari prevenzioni e difese, come l’uso di recinzioni fisse ed elettrificate, di dissuasori faunistici e, soprattutto, l’utilizzo di cani pastore abruzzesi, che rappresentano la migliore razza selezionata per la guardiania delle greggi. Lo dimostra il fatto che negli allevamenti che si sono dotati di queste forme di prevenzione, situati anche in mezzo alle montagne ed in aree protette, come parchi nazionali, le predazioni da parte dei lupi si sono ridotte praticamente a zero.

Come LAC chiediamo, quindi, che le pecore sbranate nell’allevamento di Matelica siano analizzate da personale esperto dell’Istituto Zooprofilattico di Marche e Umbria, in particolare dal Dott. Stefano Gavaudan, che è la figura professionalmente più competente, occupandosi da molti anni di fauna selvatica per conto dell’Istituto. I veterinari generici, infatti, non hanno la preparazione specifica per essere in grado di stabilire se un animale sia stato predato da un lupo o da un cane randagio. Per ovviare a questo, il Dott. Gavaudan aveva proposto alla Regione ed all’ASUR di istituire un corso formativo per i veterinari di base, a spese dell’Istituto, ma sia la Regione che l’ASUR hanno declinato l’invito… Infatti è più semplice per i politici distribuire a pioggia i risarcimenti a tutti, anche agli allevatori “furbi” che fingono di essere stati predati dai lupi per ottenere i soldi degli indennizzi. Oppure dire che i soldi non ci sono, facendo così imbestialire tutti gli allevatori, compresi quelli onesti, che invece meriterebbero di essere risarciti.

Sia chiaro però che, qualora dalle analisi dei capi uccisi, dovesse emergere che le pecore non siano morte a causa dei lupi, come LAC Marche denunceremo l’allevatore in questione e la Coldiretti per “simulazione di reato e procurato allarme”. Questo perché negli ultimi anni la diffusione di queste false notizie ha creato nell’opinione pubblica e negli addetti ai lavori un clima di odio sociale e di paura del tutto immotivati nei confronti del lupo, arrivando perfino a chiedere, come hanno fatto la Coldiretti e le associazioni venatorie, la riapertura della caccia di selezione al lupo, specie altamente protetta e sempre a rischio di estinzione. Senza parlare poi del pretesto fornito ai bracconieri di farsi giustizia da soli, con le ricorrenti impiccagioni e scuoiamenti di lupi ai cartelli stradali, atti che rappresentano un vergognoso marchio di inciviltà per il nostro Paese.


da Danilo Baldini
Delegato LAC Marche




Questo è un comunicato stampa pubblicato il 20-03-2018 alle 08:55 sul giornale del 21 marzo 2018 - 5987 letture

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