Il mito di Palanca in un nuovo libro, l'intervista: "Ho segnato su angolo anche alla Juve, ma l'arbitro non l'ha visto"

11/01/2019 - Il mito di Massimo Palanca è destinato a segnare a lungo la storia del calcio, anzi, i suoi gol da calcio d’angolo sono diventati un marchio indelebile.

Quelle reti, in tutto 13, sono diventate lo spunto di un romanzo dal titolo “Tredici gol dalla bandierina”, scritto dal catanzarese Ettore Castagna, edito dalla Rubbettino per la collana Velvet. Un volume che raccolta la storia e spaccati di vita catanzarese e sportiva, di quel minuto giocatore che è diventato un idolo per i tifosi calabresi. Ancora oggi, al suo nome, la Calabria si emoziona, così come quando calcava i campi con la casacca giallorossa.

L’uscita del volume, avvenuta a Soveria Mannelli, nell’ambito di Sciabaca, il festival sul viaggio e sulle culture mediterranee, ha visto protagonista sul palco l’autore e musicista Castagna, il protagonista Massimo Palanca e l’attore catanzarese Enzo Colacino. Tanti gli aneddoti raccontati per l’occasione e riportati nel romanzo di Castagna su “Piedino di fata” così veniva chiamato in mancino Massimo Palanca, per il suo piedino nr. 37.

L’attaccante di origine lauretana e lanciato dal Camerino agli inizi degli anni ’70, ha militato anche nel Napoli ed ha vestito pure la maglia della Nazionale di Bearzot e da professionista ha segnato 150 gol risultando il miglior bomber del Catanzaro di sempre e vice capocannoniere della serie A dietro a Pruzzo. Su Palanca era già uscita una biografia firmata da Alberto Pistilli dal titolo "Il mio calcio". Ora c’è anche questo romanzo di Ettore Castagna. Palanca, che vive a Camerino, dopo il terremoto ha delocalizzato la sua attività commerciale di abbigliamento dal centro storico di Camerino (zona rossa) al centro di Castelraimondo.

Come hai accolto questa nuova pubblicazione?
“Mi ha fatto molto piacere. Sono andato anche alla presentazione del libro ed è stata una cosa bellissima e simpatica. Oltre all’autore del libro Ettore Castagna, c’era anche un attore del luogo molto bravo che ha animato la serata e mi sono anche divertito. Poi Castagna è un personaggio. E’ stata una bella serata”.

In che modo ti ha raccontato Castagna in questo romanzo?
“E’ uno spaccato tra biografia ed episodi che ogni tanto inserisce nel racconto. Essendo un catanzarese è cresciuto con il mito di Palanca e pertanto, oltre a raccontare le vicende calcistiche si sono anche aneddoti di vita. Ci sono stato molti anni a Catanzaro”.

Ma queste 13 reti su corner le ricordi ancora tutte ed a chi le hai segnate ?
“Tutte no, sono passati tanti anni. Diverse sì, tra cui la più celebre, quella dell’Olimpico alla Roma che la ricordano in molti. Ci sono tifosi catanzaresi che probabilmente le ricordano. Ecco, la Roma è stata una delle vittime più frequenti dei miei gol da calcio d’angolo, ma anche la Lazio. Poi ricordo di aver segnato anche al Bologna, al Genova, mentre in Coppa Italia avevo segnato anche alla Juventus, ma l’arbitro non l’ha visto o ha fatto finta, chissà?”

Quali erano le condizioni ideali per far gol dalla bandierina?
“Fondamentale la complicità di un compagno che si mettesse davanti al portiere a saltellare e disturbarlo in generale, nel mio caso era Claudio Ranieri. Quando c’è il vento ci cercava si sfruttarne la direzione favorevole. Catanzaro è famosa per il vento.”

Che allenamenti facevi per migliorare il tiro da calcio d’angolo?
“Nulla di particolare, se non tanto esercizio in allenamento, in quanto il taglio è lo stesso che si da per le punizioni a girare sopra la barriera”.

Tanti i gol di Massimo Palanca anche su punizioni da fuori area, dal dischetto e tiri da lontano, specialità che rispecchiano le sue caratteristiche, in quanto con il suo fisico mingherlino dentro l’area avrebbe trovato difficoltà a farsi largo. Quando era al Camerino in serie D agli inizi degli anni ‘70, infatti, l’allenatore Ripari in allenamento gli diceva “Rimani fuori area e sfrutta il tiro che hai, non venire in area a prendere le botte". Come ci si sente ad essere ancora oggi (e per sempre) un mito del calcio grazie a questo piedino fatato?
“Ormai ho smesso di giocare da circa 30 anni e mi fa piacere ricevere ancora molti attestati e riconoscimenti. Prossimamente sono stato invitato ad una trasmissione televisiva sulla Rai. Vuol dire che hai regalato cose ed emozioni importanti alla gente, soprattutto ai catanzaresi, dove ci sono stato per molti anni. Se ti ricordano volentieri, significa che hai fatto bene".

Un ultima cosa, sei arrivato a vestire anche la maglia della nazionale, ha qualche rimpianto?
“Rimpianti veri e propri no. L’unica cosa che non mi è andata giù è stata la stagione col Napoli che non è andata bene ed invece ci tenevo molto”.


di Angelo Ubaldi
redazione@viverecamerino.it







Questo è un articolo pubblicato il 11-01-2019 alle 13:53 sul giornale del 12 gennaio 2019 - 4270 letture

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