La protesta dei terremotati arriva alla Tirreno Adriatico

18/03/2019 - La quinta tappa della Tirreno Adriatico, la Colli al Metauro - Recanati, dedicata a Michele Scarponi e vinta dal danese Jakob Fuglsang (Astana) per distacco, con dedica all’Aquila di Filottrano che era stato bandiera dell’Astana, ha visto scendere in strada anche rappresentanti dei comuni delle zone terremotate.

Nel mirino di questa protesta la lentezza nella ricostruzione che ancora non parte e la distrazione di fondi destinati ai comuni del cratere, utilizzati per iniziative, eventi e altri progetti. Sul traguardo di Piazza Leopardi a Recanati, ha trovato accesso solo uno sporadico numero di rappresentanti (per motivi di ordine pubblico), che ha esposto uno striscione nei pressi del traguardo con alcuni dei comuni rappresentati.

Lo sberleffo ai politici per le mancate promesse fino ad oggi è arrivato con la comparsa di ritratti di Pinocchio. A guidare il gruppo di protesta il coordinatore dei comitati dei terremotati del centro Italia Francesco Pastorella, che spiega così le motivazioni di questa protesta. “Con questa manifestazione vogliamo denunciare due problematiche importantissime – dice Pastorella - primo: che la ricostruzione è ancora assente e che quindi non si velocizzano le pratiche, non si pensa a recuperare i 12.500 posti di lavoro persi, non si riesce a sfruttare la ricostruzione come volano per la ripresa dell’economia. L’altro, perché i fondi dell’Unione Europea, che tramite la delibera 89/48 ha stanziato per le aree più colpite dal terremoto stanno andando fuori dal cratere. La Regione li sta utilizzando per opere fuori dal cratere, tipo il sistema energetico di Palazzo Raffaello a Urbino, l’Ospedale Torrette di Ancona, palazzi a Pesaro. Non diciamo che queste opere non si devono fare, ma che non si devono fare con i soldi destinati ai terremotati. Questi 238 milioni utilizziamoli per quello che serve nel cratere, per potenziare migliorare il sistema energetico nelle nostre scuole, per lo sviluppo economico delle zone colpite da sisma, per sistemare gli impianti di risalita di Frontignano. E non servono troppi soldi. Siamo qui alla Tirreno Adriatico, corsa bellissima, che non ha certo bisogno dei fondi del sisma, eppure 146.000 euro sono stati destinati alla promozione della Tirreno - Adriatico e non capiamo con quale nesso, nei confronti dei territori ricadenti nel cratere, vista la promessa dell’assessore regionale Pieroni di far arrivare le tappe nelle zone terremotate è stata quasi completamente disattesa, Anzi non è nemmeno transitata, eppure i soldi li hanno presi anche quest’anno. Quindi oltre al danno la beffa. Siamo qui per protestare e per questo abbiamo portato dei “pinocchietti” che rappresentano il politico in generale, perché fino ad ora di Pinocchi ne abbiamo sentiti troppi tra tutti quelli che sono passati in questo periodo dal governo centrale, a quello regionale, ai vari commissari. Tutti ci hanno raccontato frottole. Siamo stanchi. Questa è l’ultima chiamata. O cambia il vento, o dobbiamo far qualcosa per far capire che deve cambiare per forza”.

Inoltre, sempre in tema di fondi, anche i tanti marchigiani che hanno donato tramite gli sms solidali si chiedono che fine hanno fatto qui soldi ed a cosa sono stati destinati, visto che la cifra raggiunta superava i 45 milioni. “Per quanto riguarda la somma raccolta con le donazioni della gente - spiega Pastorella - alle Marche sono stati dati 3,5 milioni per la grotta sudatoria di Acquasanta Terme chiusa da 25 anni; 5 milioni per risistemare la Valdaso, 1,7 per le elisuperfici, quindi sono stati utilizzati per cose che a nostro avviso non andavano fatte con i soldi per i terremotati, perché l’intenzione dei donatori era quella di aiutare concretamente. Ebbene, io di concreto di aiuto ai terremotati non l’ho visto.”

Tema di conflitto con la Regione è stato anche quello della destinazione di fondi per realizzare piste ciclabili un po’ ovunque sul territorio regionale, anche fuori dal cratere. “Sulle piste ciclabili non è che noi siamo contrari – conclude Pastorella – anzi se portano turismo siamo favorevolissimi, ma vanno realizzate nel cratere, dove c’è bisogno di portare turismo, dove ci sono commercianti, ristoratori e bellissime zone. Per cui aiutiamo i turisti a godersi le nostre zone. Se le piste ciclabili le fanno a ridosso della costa, con i soldi dei terremotati non ci siamo proprio”.

Il gruppo più numeroso di terremotati scesi in piazza a Recanati per la protesta era quello di Camerino. La protesta continuerà probabilmente anche nelle prossime tappe. “Cercheremo di essere presenti anche nella prossime tappe - dice Chiara Invernizzi - qui a Recanati siamo una piccola rappresentanza, per via di motivi di ordine pubblico. Ci saranno anche degli spot dal territorio durante le dirette della corsa, in particolare della Matelica-Jesi. Siam qui perché ci sentiamo dimenticati, abbandonati, sia dal Governo centrale e in parte anche da quello regionale. Lo striscione che presentiamo denuncia una ricostruzione assente, perché purtroppo è così ed anche il fatto che vorremmo vedere davvero l’impiego dei fondi destinati alle zone terremotate anche a livello regionale, per valorizzare ancora di più i nostri territori e riportarli al centro dell’attrazione turistica. Poi, una cosa drammatica è che molti di questi centri storici sono ancora off-limits, sono zone-rosse, e quindi non riusciamo neppure a ripercorrere le vie dei nostri centri. Ci sono gli anziani che muoiono di crepacuore, il numero di suicidi è fortemente aumentato e di queste cose non si parla. La tristezza cresce, i giovani se ne vanno, non ci sono provvedimenti per rilanciare il lavoro, per favorire la ripartenza di nuove attività in questi territori. Ecco, questa è la tristezza che ci portiamo appresso ed è il motivo per cui cerchiamo di farci vedere e sentire, per non essere abbandonati”.

“Come camerte e abitante del centro storico ormai chiuso da più 2 anni - dice l’altra camerte Antonella Paganelli - voglio rappresentare la mia città, dove ho tutto, non solo i miei ricordi ma anche la mia casa. Ci sono cresciuta e vedere questa città chiusa da così tanto tempo, senza che niente venga fatto e dove non c’è neanche un progetto, mi porta a partecipare a queste manifestazioni, per far sentire la nostra voce, per far riaccendere un faro per una ricostruzione che non parte e soprattutto perché sentiamo un distacco forte con le istituzioni, soprattutto con la Regione e con il Governo, perché veramente io credo non abbiano avuto, non dico l’umiltà, ma neanche la curiosità di conoscere la storia del nostro territorio, che io considero il cuore dell’Italia centrale. Dico anche che dal punto di vista economico, visto che stiamo attraversando in Italia un brutto periodo, la ricostruzione potrebbe essere un ottimo volano per la ripresa dell’economia”.


di Angelo Ubaldi
redazione@viverecamerino.it







Questo è un articolo pubblicato il 18-03-2019 alle 11:55 sul giornale del 19 marzo 2019 - 3848 letture

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