Una raccolta di poesie in dialetto matelicese

3' di lettura 26/03/2019 - Giovedì 7 marzo u.s., presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell'Università di Macerata (Aula A “Shakespeare”, sede didattica “G. Tucci”) è stata presentata la raccolta di poesie in dialetto di Matelica, dell’area maceratese fermana camerte, “Eraàmo ricchi – Le poesie de Sór Righétto” di Ennio Donati.

La presentazione è stata introdotta e coordinata dal Prof. Carlo Pongetti, Direttore del Dipartimento di Studi Linguistici dell’Università. I successivi interventi sono stati del Dott. Bruno Mohorovich, curatore dell’opera, del Prof. di Glottologia e Linguistica Diego Poli e del Dott. Agostino Regnicoli dell’Università di Macerata. L’autore è intervenuto per tracciare la filosofia dell’opera ed ha recitato alcune poesie contenute nella pubblicazione. Il volume è edito dalla Bertoni Editore e inaugura la nuova collana della casa editrice dedicata al dialetto "il Mantello", curata dal poeta e critico letterario Dott. Bruno Mohorovich.

La foto di copertina e le illustrazioni interne sono opera dell'artista pesarese Mara Pianosi appartenente al gruppo degli artisti dell'AIIA (Accademia Internazionale Incisione Artistica). Il volume contiene la dotta presentazione del Prof. Diego Poli e le note molto specialistiche sulla grafia e la pronuncia del dialetto del Dott. Agostino Regnicoli. Il Prof. Poli ha percorso brillantemente secoli di letteratura italiana e straniera, per meglio cogliere le radici e gli aspetti salienti della poesia neodialettale.

Il Dott. Regnicoli ha centrato il suo intervento sulle principali differenziazioni fonetiche dell’area dialettale maceratese fermana camerte, alla quale appartiene il dialetto di Matelica e soprattutto sui principali requisiti di grafia, strettamente coerenti con gli aspetti fonetici del nostro dialetto. Da noi interpellato il poeta l’ing. Ennio Donati, sottolinea che le poesie fanno riferimento al personaggio “Sor Righetto”, usato da tanti anni come pseudonimo o come “schermo” e riguardano principalmente momenti intimi e personali. Nell’opera sono fortemente presenti la amatissima Matelica, la devozione dei matelicesi alla Beata Mattia, i cibi e le eccellenze culturali del nostro territorio, la semplicità della vita della nostra civiltà contadina, l’ironia tipica delle nostre terre ed anche intensi pensieri interiori. Il titolo dell’opera è lo stesso di una poesia, che ha registrato espressioni di soddisfazione in ambito pubblico e privato. La filosofia di questo titolo pervade l’opera con l’intento di rivalutare e ricordare la semplicità, la serenità e la piacevolezza della vita di un tempo, senza cadere nella retorica di una vuota e generica nostalgia. L’autore ritiene che sarebbe motivo di soddisfazione anche personale se questa opera fosse considerata soprattutto una testimonianza scritta del dialetto della sua Matelica; un dialetto dell’area maceratese fermana camerte, i cui requisiti di fedeltà ed aderenza al tardo latino sono studiati con forte interesse dagli specialisti del settore.

Ennio Donati da vari decenni è impegnato in una instancabile attività di ricerca, ma più correttamente di divulgazione del nostro dialetto, con particolare riguardo alla morfologia, sintassi e fonetica; in questo percorso nell’ultimo decennio ha ricevuto una guida amichevole, rigorosa e costante da parte di specialisti del Dipartimento di Studi Umanistici dell'Università di Macerata. L’attuale raccolta di poesie fa seguito ad una precedente pubblicazione dialettale in prosa del 2006, “Le confidenze de Sór Righétto”, una serie di brevi racconti comici in prosa.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 26-03-2019 alle 15:44 sul giornale del 27 marzo 2019 - 304 letture

In questo articolo si parla di cultura, matelica

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