Torna a risplendere la chiesa di San Vittorino a Pioraco (foto)

6' di lettura 13/01/2020 - A distanza di 3 anni e 5 mesi è stata riaperta al culto la chiesa principale di Pioraco, quella che contiene le spoglie del patrono della città San Vittorino.

Un gioiello che ha subìto gravi danni interni con il sisma dell’ottobre del 2016 e che da quel giorno aveva chiuso le porte ai fedeli. E’ l’undicesima chiesa della diocesi che riapre ai fedeli ed è la più antica del paese. Un altro gioiello di quei siti religiosi custoditi dall’Arcidiocesi di Camerino e San Severino Marche, che è ricco di storia e di arte.

Ingenti i danni subiti e alcuni, come il pavimento nel cui sottosuolo c'è l'impianto di riscaldamento, sono stati riparati con soluzioni aggiuntive. La riapertura è avvenuta con una solenne cerimonia, alla presenza del neo-vescovo dell’arcidiocesi mons. Francesco Massara, che prima di riaprire la porta principale d’ingresso ha benedetto la chiesa dalla scalinata, alla presenza del parroco don Cherubino Ferretti e di una delegazione dei frati francescani di Camerino e di varie autorità politiche e militari tra cui diversi sindaci della zona.

All’interno è seguita poi una la messa, presieduta sempre dal vescovo ed accompagnata dalla corale della Schola Cantorum Ploraquensis diretta dal maestro Maurizio Cavallaro ed accompagnata all’organo dal maestro Riccardo Ottaviucci. “In un anno siamo all’11° chiesa che riapriamo – dice l’arcivescovo mons. Francesco Massara – ed è sempre un momento di gioia per tutta la comunità, perché riaprire una chiesa è restituire ad ogni collettività il proprio luogo di culto, ma anche di socializzazione”.

Nella restituzione delle chiese danneggiate dal sisma ai propri fedeli, nell’ultimo periodo c’è stata una significativa accelerazione. “Il cammino che stiamo facendo per il recupero delle chiese dell’arcidiocesi lo stiamo facendo insieme – aggiunge mons. Massara - ognuno collaborando alle proprie responsabilità, ma insieme abbiamo fatto questo lavoro. Da soli non si fa nulla. Insieme stiamo ottenendo dei risultati molto belli per le nostre comunità”.

Per il neo vescovo ogni inaugurazione di una chiesa restituita al culto dopo il sisma è una scoperta ed anche un'emozione nuova, in quanto al suo arrivo non aveva potuto ammirare i molti templi danneggiati. “Sono veramente una bellezza dell’arte – continua Massara – una bellezza in cui la comunità si ritrova e sente la gioia per farlo”.

Un giorno estremamente importante e pieno di felicità per don Cherubino Ferretti, da 18 anni parroco di Pioraco, che ritrova la propria e storica cattedrale, quella dedicata a San Vittorino martire. “Come chiesa – dice don Cherubino – la storia ci racconta che nasce su un tempio pagano, per cui significa che c’era qualcosa di antico e come sempre su questi antichi templi venivano costruite le chiese, che nel tempo hanno avuto la loro evoluzione, fino agli anni cinquanta, che è stato l’ultimo periodo in cui questa chiesa è stata ampliata e perché è stato riportato in loco il corpo di San Vittorino, che era custodito e venerato nel Duomo di Camerino”.

Per sistemare e riaprire la chiesa di San Vittorino ci sono voluti circa 3 anni e mezzo e nel frattempo i fedeli pioraquensi avevano trovato un’altra sede provvisoria. “In questo periodo in cui la chiesa è rimasta chiusa per la ristrutturazione – prosegue don Cherubino – abbiamo avuto la grazia da parte della Madonna della Grotta, che quella chiesa dedicata a lei e addossata alla roccia non ha subito danni, per cui abbiamo avuto l’opportunità di continuare il nostro cammino religioso e comunitario in quella chiesa, dove abbiamo celebrato sia i riti normali e domenicali, ma anche quelli delle grandi festività e per le varie necessità”.

Danni ingenti e soprattutto particolari quelli subiti dalla chiesa di San Vittorino, che hanno necessitato di lunghi lavori di riparazione. “C’era stata una smussatura della facciata - precisa don Cherubino – che pendeva in avanti, quindi è stata è stata risistemata, sono stati rifatti i tetti, riprese tutte le stuccature che il sisma aveva messo in pericolo essendo caduti tanti calcinacci, anche quelli di una volta. Con questa riapertura ci riappropriamo dunque anche della nostra chiesa parrocchiale, una delle poche strutture che torna agibile nel centro di Pioraco, dove la costruzione va ancora molto a rilento. E’ un giorno molto importante la riapertura della chiesa, per tutta la nostra comunità. Qualcun dice 'mi sembra di rientrarci come la prima volta' ed anche per me come parroco è un po’ la stessa sensazione”.

Grande soddisfazione anche per il neo e giovane sindaco di Pioraco Matteo Cicconi, alle prese ancora con un centro città terremotato e che trasmette una sensazione strana, in quanto dall’esterno i gravi danni subiti dalle abitazioni non si vedono e pertanto non si riesce ad immaginare e capire come mai le case sono tutte vuote. “E’ una giornata storica e assolutamente importante – aggiunge il sindaco di Pioraco Matteo Cicconi – forse dopo il sisma iniziano a rivedersi le giornate belle e ricche di significato per la nostra comunità. La chiesa è un punto importante per noi tutti, è un segno di speranza di ricostruzione e di gioia. Come ho sempre più volte sottolineato, oltre a ricostruire le case, gli edifici, è bene anche ricostruire un sentimento giusto di gioia, di speranza e di comunità e che credo che un luogo di culto come questo, per dare l’impulso giusto e imprimere nelle persone questo sentimento è l’occasione più bella e importante”.

“Ovviamente il terremoto ha portato momenti brutti e negativi - aggiunge Cicconi – e qui dobbiamo riprendere a ricostruire le case e le comunità, questo in maniera più saggia e diversa, quindi governando anche questo cambiamento e lavorando proprio per realizzare una nuova comunità, non soltanto come c’era prima, intesa come singolo campanile, ma più ampia, vista come territorio”.

Anche a Pioraco come in altri centri dell’entroterra maceratese segnati profondamente dal sisma la ricostruzione va molto a rilento con centri storici fantasma. “Purtroppo a Pioraco abbiamo avuto danni ingenti – aggiunge il sindaco Cicconi – con una percentuale che va oltre il 40% degli edifici rovinati. Anche se esteticamente questi danni da fuori non si vedono, anche la desertificazione del centro storico dal punto di vista vero e proprio degli abitanti ne è la prova e la dimostrazione. Quindi oltre alla ricostruzione materiale, l’intento sarà proprio quello di ricostruire la comunità e per questo chiediamo il sostegno alle istituzioni. Abbiamo bisogno che la gente ritorni alla montagna e ci resti, altrimenti la ricostruzione non ha senso. Bisogna riportare le famiglie in questi luoghi e bisogna farlo partendo dal lavoro e per questo Pioraco è stato un po’ forse il simbolo, perché con la sinergie delle istituzioni unite alla forza del privato si è riaperta in tempi brevi la cartiera, che è il vero cuore di Pioraco”.


di Angelo Ubaldi
redazione@viverecamerino.it







Questo è un articolo pubblicato il 13-01-2020 alle 12:59 sul giornale del 14 gennaio 2020 - 2182 letture

In questo articolo si parla di attualità, pioraco, angelo ubaldi, articolo

Licenza Creative Commons L'indirizzo breve è https://vivere.biz/beXH





logoEV