Serie D e Coronavirus, Colavitto: "L'unica cosa giusta da fare è chiudere qui il campionato"

5' di lettura 05/04/2020 - Calcio e Coronavirus. Regna l'incertezza sul futuro dei vari campionati calcistici dalla Terza Categoria alla Serie A.

Per le categorie inferiori si fa sempre più largo l'ipotesi di chiudere qui la stagione e cristallizzare le classifiche, mentre per le categorie dalla Serie D in sù i vertici della Lega continuano a sperare di poter tornare in campo.

E' impossibile in questo momento fissare una data, ma si pensa di poter ricominciare a maggio per chiudere la stagione in 40-45 giorni. Al momento queste sono solo opinioni, perché l'emergenza Coronavirus è talmente ampia e talmente imprevidibile che oggi sembra improbabile che si risolva a breve.

Chiaramente in ballo ci sono tanti verdetti. Basta pensare al girone F di Serie D, con il Matelica capolista con tre punti di distacco da Campobasso e Notaresco. Quello di quest'anno per il Matelica è stato un campionato avvincente, con una rincorsa durata mesi che alla fine ha visto i matelicesi scavalcare gli avversari a fine febbraio, con la gara del 1° marzo scorso (l'ultima che si è giocata) che aveva visto i biancorossi vincere a Vastogirardi e conquistare la vetta solitaria a +3.

Sarebbe un peccato quindi far chiudere il campionato qui: il Matelica potrebbe trovarsi con il titolo in mano, ma chiunque avrebbe preferito vincerlo sul campo. Bisogna però essere realisti. E in questo caso è il tecnico Gianluca Colavitto a sbilanciarsi. "In questo periodo ho sentito e letto di tutto e non mi voglio sottrarre come giusto che sia ad esprimere il mio parere – anticipa Colavitto - credo che calcisticamente parlando l'unica cosa giusta sia quella di chiudere il campionato come d'altronde ha fatto la lega di rugby con il presidente Galazzi, guarda caso personalità lombarda. Mi dispiace che le istituzioni calcistiche parlino di rientro all'attività cambiando sempre date e facendo stare sulle spine un intero mondo sportivo, con un accanimento impressionante, motivando il tutto dicendo che bisogna rientrare in campo perché solo rientrando in campo la stagione è regolare. In realtà di regolare non c'è nulla, infatti non ci può essere regolarità dopo due mesi di stop e loro essendo uomini di sport lo dovrebbero capire. Quante volte tutti noi dopo una settimana di stop a cavallo tra Natale e gennaio diciamo che il girone di ritorno sarà un altro campionato, figuriamoci dopo due mesi di pausa riprendere in estate per fare 8 o 10 partite, tutto questo è assurdo. Dovrebbero al più presto decidere la cosa più giusta e sensata per tutto ciò che stiamo vedendo e vivendo, ovvero chiudere la stagione 2019-2020 per poi sedersi a tavolino al più presto e discutere se annullare o cristallizzare la stagione per avere tutto il tempo a disposizione per programmare quella del 2020-2021, Coronavirus permettendo".

Il Matelica non è primo in classifica a caso. Le statistiche dimostrano quanto ha accelerato la squadra negli ultimi mesi. Lo conferma lo stesso Colavitto: "In riferimento ad alcune esternazioni da parte di addetti ai lavori del girone F, tengo a precisare che il Matelica alla 25esima giornata conta migliore attacco, migliore difesa, primo posto in classifica, migliore capocannoniere, migliore differenza reti, minor sconfitte subite e 55 punti – spiega Colavitto - quindi quando leggo che c'è chi dice che se il campionato fosse andato avanti ci sarebbe stata la squadra x o la squadra y che avrebbe vinto, mi viene da sorridere e mi fermo qui".

Tutto il Matelica in questo momento è in casa. Dal direttore sportivo Micciola, al capocannoniere Leonetti. Ognuno sta passando la quarantena con le proprie famiglie, allenandosi in forma privata tra le mura domestiche. Colavitto è in contatto quotidiano il gruppo, ma la distanza inizia a farsi sentire. "Mi manca il campo, mi mancano i ragazzi, la preparazione della settimana, l'adrenalina della partita, la cena a base di carne di Giuseppe a casa di Marco, mi manca sia Matelica città che sportiva - dice Colavitto - Con i ragazzi ci sentiamo quotidianamente e parliamo di tutto".

Impossibile non pensare analiticamente alla cavalcata del Matelica. Dall'esonero di Battistini a inizio stagione, all'arrivo di Colavitto che ha rimesso la cosiddetta chiesa al centro del villaggio ripartendo da un modulo ben preciso e da uno stile fatto di pochissime parole e tanto lavoro. L'intervista che state leggendo oggi è infatti una perla di rarità: non è accaduto mai che durante la stagione il mister parlasse così tanto. Testa bassa, silenzio e ragionando una partita alla volta, Colavitto ha portato i suoi sulla strada giusta senza mai una polemica o una parola in più. Tra l'altro ha fatto tutto questo con una rosa che non era stata pensata per lui, ma per mister Battistini. "Ho avuto la fortuna ed il privilegio di allenare un gruppo di ragazzi messo a disposizione dal direttore sportivo Francesco Micciola con cui sono entrato subito in empatia e quindi per me è stato tutto molto più semplice nel proporre la mia idea di calcio - commenta Colavitto - ma ciò che la squadra ed io abbiamo fatto è frutto di un lavoro che non è solo il nostro, ma è da condividere soprattutto con una società che non ci ha mai fatto mancare nulla, una società a mio parere modello nell'intero panorama calcistico italiano. Ci tengo a ringraziare non solo il mio staff, ma persone precise come Mauro e Paolo i magazzinieri, Saverio il massaggiatore, Luca il fisioterapista e tutti i dirigenti che con il loro contributo hanno fatto sì che il Matelica al 1° marzo fosse in vetta alla classifica del girone F".






Questo è un articolo pubblicato il 05-04-2020 alle 12:55 sul giornale del 06 aprile 2020 - 390 letture

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