Sisma: sale l'attesa per la decisione del Tar sul ricorso per la perdita del Cas

3' di lettura 10/01/2021 - Il prossimo 12 gennaio il Tar del Lazio deciderà sul ricorso dell’associazione dei terremotati “La terra Trema, noi no” presentato già in precedenza dai propri legali riguardo alla sospensiva della legge 670 del 20 aprile 2020, con la quale il dipartimento della Protezione Civile ha tolto il CAS (Contributo di Autonoma sistemazione) ad una serie di soggetti terremotati che lo percepivano regolarmente in base all’ordinanza precedente, precisamente l’ordinanza 614 del 2019.

“Con l’ultimo decreto - dice l’avvocato Marco Massei di San Severino - l’intento della Protezione Civile è quello di tagliare il CAS a coloro che hanno acquistato una casa nel comune di residenza o in uno limitrofo dopo il sisma, o a coloro il cui nucleo familiare ha usufruito della sistemazione alberghiera, da subito dopo il sisma del 2016 fino al 18 novembre del 2019 e per di più con effetto retroattivo. Mentre continuano a percepire il CAS, sempre secondo l’ultima norma, coloro che hanno invece acquistato un immobile dopo quella data e fino al 18 novembre del 2020”.

Ciò che ha indetto il comitato dei soggetti terremotati a perseguire la strada del ricorso sono stati diversi aspetti: in primis la contraddizione sulla data, che penalizza chi ha fatto sacrifici per riavere con le proprie risorse una nuova casa e si è impegnato fin da subito, mentre chi ha deciso per questa soluzione da solo appena una anno vede mantenersi il contributo. Altro punto su cui si appella la difesa dei terremotati è quello dei confini entro i quali viene scelto di andare ad abitare, come ad esempio, c’è addirittura chi tra gli sfollati provenienti dalla montagna ed assegnati ad un comune della costa (supponiamo Civitanova) ha perso il mutuo, mentre se l’avesse acquistata nel territorio del comune di Porto Sant’Elpidio che è confinante, avrebbe mantenuto il contributo, in quanto non è inserito nel cratere. “Pertanto, a prescindere dal comune dove si sceglie di acquistare l’abitazione non significa che ho eliminato il disagio abitativo – spiega l’avv.to Marco Massei - in quanto lo scopo del CAS era quello di dare un contributo a tutti coloro che hanno perso la casa e questo aiuto permane finché ognuno non rientra nella propria abitazione. Inoltre, l’alto grande aspetto discutibile è quello della retroattività del decreto 670 del 2020, in quanto dal momento che una norma viene applicata va considerata per il tempo a seguire e non per quello trascorso. E’ questo che permette a chi ha comprato casa dopo il 18 novembre del 2019 di mantenere il contributo e invece lo toglie a chi l’ha comprata entro i tre anni precedenti”.

Sicuramente al Tar del Lazio spetta una decisione finale tutt’altro che facile, considerato che l’area del cratere del sisma del 2016 ha coinvolto ben 4 regioni (Marche, Abruzzo, Lazio e Umbria). Nella prima sezione quando prese in esame il ricorso dell’associazione che chiedeva la sospensiva delle due ultime ordinanze, la nr 614 del 2019 e la 670 del 2020, il Tar del Lazio ha rinviato il giudizio di merito al prossimo 12 gennaio. Nel frattempo le revoche dei contributi del CAS a chi aveva comprato casa prima del 18 novembre 2019 vanno avanti. Il pool di legali dell’associazione degli sfollati, i vari Marco Massei, Federico Valori, Pietro Chiucchiuini e Jacopo Severo Bartolomei sono comunque intenti ad andare fino in fondo, ovvero a ricorrere eventualmente anche al Consiglio di Stato.


di Angelo Ubaldi
redazione@viverecamerino.it







Questo è un articolo pubblicato il 10-01-2021 alle 21:20 sul giornale del 11 gennaio 2021 - 268 letture

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