Monte Cavallo: il nido dell'aquila

2' di lettura 30/11/2010 -

“Il nido dell’aquila” sta sul punto di uscire tra i report di una indefinita Wikileaks, in quanto era inserito a pieno titolo nella mia speciale guida dei luoghi dell’anima, tra le osterie preferite. Vuoi perché il paese incastonato tra le montagne si apre con l’insegna luminosa che indica il Bar/ Alimentari o emporio del ragionier/ norcino Otello Testiccioli, vuoi perché pur essendo un paese con la popolazione in via di estinzione si presenta vivo e pulito, per via dei gerani rosso vermiglio che occhieggiano dai vasi disseminati sui davanzali.



Dopo aver lasciato il paesaggio incantato, punteggiato da prosciutti e guanciali stesi a stagionare al vento, si arriva ad una piazzetta dove si affaccia il municipio con al piano terra quei servizi indispensabili alla sopravvivenza di una popolazione vetusta: l’ufficio postale e l’ambulatorio. Oltre a questi luoghi, che dispensano pensione e medicine, c’è una fontana con sottostante lavatoio ed un raro negozio di materiali per l’edilizia, credo l’unico in provincia che possa fornire la calce e i relativi pigmenti. Appena un po’ più in là si apre la chiassosa trattoria gestita dal simpatico Renzo Budassi, un locale dal nome evocativo: “Il nido dell’aquila”. La particolarità di questa locanda sta nel fatto che Renzo è anche un cercatore di tartufi, un gran cercatore di tartufi. Il mestiere lo apprese quando era ancora piccolo dal padre che proveniva da Mevale ed ora, quando il tempo glielo consente, gira nei dintorni di Capodacqua armato della speciale vanghetta e accompagnato da due fedeli e addestrate cagnette dall’olfatto eccezionale: Molly e Laika.

E’ naturale che da buon cavatore porti i tartufi carpiti alla terra (dei tartufi) nella sua cucina per poi prepararli in vari modi, come è consuetudine di un’antica sapienza. Un raro caso di oste produttore e consumatore che s’inquadra perfettamente in queste giornate di dicembre dedicate al tubero nero: “Il tartufo di Marca”. Quando Budassi smette la mimetica di cercatore per indossare lo zinale e il cappello dello chef cocorum, spiattella una sequela infinita di cibi a base dell’afrodisiaco fungo ipogeo: dalla fonduta alla frittata, dagli spaghetti alla norcina al filetto alla Rossini. Ecco il perché di questa fuga di notizie. Vale infatti la pena mettere in una lista il numero dell’oste, in quanto capace di trovare, preparare e servire prelibatezze con alto spirito di accoglienza e ospitalità, anche grazie alla simpatica moglie Stefania e alla giovane erede Clarissa.








Questo è un comunicato stampa pubblicato il 30-11-2010 alle 18:23 sul giornale del 01 dicembre 2010 - 2059 letture

In questo articolo si parla di attualità, macerata, gabor bonifazi, architetto, Monte Cavallo

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