San Severino: il sacerdote della comunità di Sant’Egidio Don Gino Battaglia presenta il libro

Don Gino Battaglia 3' di lettura 09/11/2012 - Don Gino Battaglia, il sacerdote della comunità di Sant’Egidio che da anni si occupa di dialogo interreligioso parlando al mondo intero, domenica prossima (11 novembre), nell’ambito della rassegna “Incontri con l’autore”, inserita nel cartellone della nuova stagione de “i Teatri di Sanseverino”, presenterà al teatro Italia, a partire dalle 17, il suo romanzo, finalista al premio Strega, “Malabar” pubblicato da Guida Editore.

L’appuntamento sarà preceduto da una breve parentesi di “Altre culture” dedicata a “Kerala, cristianesimo indiano”, immagini di viaggio di Francesco Rapaccioni. Le foto ed il racconto del protagonista di questa straordinaria saranno intervallati dalle pause musicali di Alessandro Menichelli al pianoforte.

Don Gino Battaglia ha insegnato storia dell'Asia presso l'Università per Stranieri di Perugia e ha viaggiato molto in quel continente, in particolare in India. È autore di “Cristiani indiani. I Cristiani di San Tommaso nel confronto di civiltà del XVI secolo”, Urbaniana university press 2007, e di “Le religioni orientali”, Editrice La Scuola 2008. Per Guida ha pubblicato “Mille Napoli. La Comunità di Sant'Egidio e la città” (2008) ed “Europei senza patria. Storie di Rom” (2009).
“Malabar”, suo ultimo romanzo, racconta gli anni di Padre Matteo Ricci nel sud dell'India prima di trasferirsi a Pechino, ma soprattutto è un romanzo sull'India e sulla sua seduzione, sull'inganno del vigore della giovinezza, sullo scontro e sull'incontro tra due civiltà.

Siamo nel 1578: il giovane maceratese Matteo Ricci, missionario gesuita, trascorre alcuni anni a Cochin, città reale e porto del Malabar, emporio delle spezie, luogo di coabitazione tra comunità religiose ed etniche diverse. Matteo Ricci viene inviato dai superiori del collegio in cui vive a rintracciare un vecchio missionario, padre Àlvaro Penteado. Abbandonato dai connazionali ma considerato un uomo santo dagli indiani, padre Àlvaro sembra confuso e schiacciato dai suoi presunti fallimenti, ma il suo racconto trascina il giovane gesuita e lo sommerge come le acque torbide della laguna di Cochin, guidandolo alla scoperta di un mondo smisurato e conturbante, conducendolo dove egli, con tutta la sua scienza e la sua razionalità, non avrebbe mai voluto o pensato di spingersi.

“Dov'è la difficoltà?, si chiedeva Matteo Ricci. Cos'è che divide i portoghesi, i latini, i Franchi, gli europei insomma, da questa gente cristiana? Certo, essi appaiono così indiani, così esotici, così lontani, da non sembrare figli della stessa Chiesa, da sembrare davvero reformandi. E tali sono probabilmente. Ma si è pure in India, in un mondo tanto diverso, dove le cose sono tanto grandemente differenti dalle cose di là. È razionale e giusto che, diventando gli indiani cristiani, essi debbano assumere, oltre che la fede e la dottrina, anche i costumi, la lingua, i nomi perfino dei portoghesi o degli italiani che li convertono? E questi, che già cristiani sono, devono cambiare abito e pensiero, solo perché a noi non piacciono così come sono?”.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 09-11-2012 alle 19:58 sul giornale del 10 novembre 2012 - 1194 letture

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