San Severino: le ultime lettere dei condannati a morte della Resistenza ai 'Teatri di Sanseverino'

22/04/2013 - Le lettera dalla Resistenza, quei messaggi scambiati segretamente e che raccontano le piccole grandi storie di quella varia umanità che ha partecipato, fra il 1943 ed il 1945, a due inverni di lotta, di sacrificio, di fame, ma anche di entusiasmo, di idealismo, di incontri, di condivisioni e di speranza, saranno le vere protagoniste dello spettacolo “W l’Italia Libera” che verrà portato in scena martedì 23 aprile all’Italia da “ITeatri di Sanseverino”, nell’ambito della stagione “Aperti per Ferie”, e dall’Anpi settempedana.

L’evento, destinato anche alle scuole settempedane, sarà interpretato da Rosetta Martellini, le musiche dal vivo saranno a cura di Andrea Mei. La regia delle scene e delle luci è firmata da Luigi Moretti, i costumi sono di Stefania Cempini, il coordinamento tecnico di Giampiero Martellini, le foto di scena di Marco Gentili, l’organizzazione di Elena Carrano. Prodotto da Fabrica Teatro, dalla Riserva naturale regionale del monte San Vicino e del Monte Canfaito e dal Comitato provinciale dell’Anpi, lo spettacolo “W l’Italia Libera.

La Resistenza raccontata attraverso le ultime lettere dei condannati a morte”, porta in scena, appunto, la Resistenza nel suo profondo, senza retorica ma con passione e coraggio per raccontare di quella generazione che, con il proprio sacrificio, regalò al Paese la libertà. Quasi centomila. Tanti sono stati i civili uccisi, i partigiani giustiziati, i militari morti nei lager nazisti durante quei seicento giorni che vanno dall’8 settembre del ’43 al 25 aprile del ’45. Una piccola goccia di questo mare di uomini e donne, riesce a lasciare un’ultima traccia: una lettera.

Delle parole scritte, a volte solo poche righe. Dei fogli, dei ritagli, delle righe buttate giù con quello che si ha disposizione. Se non si ha carta con un chiodo si graffia sul muro, con uno spillo si incide una copertina di un libro, a volte si scrive anche col sangue, sul muro o su una pagnotta di pane. Si scrive nel tempo che passa tra la condanna e l’esecuzione. Un tempo molto breve, ma anche spaventosamente lungo. Un tempo giusto per perdere l’ultimo bene, la speranza.

In scena, al coinvolgente racconto delle lettere, s’intrecciano anche le piccole grandi storie di quella varia umanità che ha partecipato a quei due inverni di lotta, di sacrificio, di fame, ma anche di entusiasmo, di idealismo, di incontri, di condivisioni, di speranza. Una passione civile e un amore per il proprio Paese di cui sembra essersi perso lo stampo. Il titolo, “W l’Italia libera” riprende la frase con cui, spesso, venivano concluse le lettere ai familiari, per ricostruire la speranza come l’unico vero antidoto ai nostri mali.





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 22-04-2013 alle 18:34 sul giornale del 23 aprile 2013 - 321 letture

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