Delpriori si presenta a Matelica: 'Ho bisogno delle idee di tutti'

6' di lettura 30/03/2014 - Sabato 29 marzo, ore 18. Presso un Cinema Teatro strapieno, con tanta gente in piedi, si è svolta la presentazione ufficiale del candidato sindaco della lista civica “PerMatelica”, Alessandro Delpriori.

Figli dell’esigenza di rinnovamento della classe politica, Delpriori e il suo staff hanno disegnato una modalità nel formar dell’evento, che per Matelica è sicuramente una novità.

Inizio…da cinema, con la luce che si spegne e lo schermo che si accende. Parte un filmato, incentrato sull’ hastag “#iocisto” che è il motto di Delpriori in questa competizione elettorale e il leit motiv dei filmati che seguono, in cui diversi cittadini sostenitori spiegano perché anche per loro vale… “io ci sto”. Giovani e meno giovani, studenti e lavoratori, mamme e figli, politici e visi freschi, persone conosciute e non. Tra queste, i volti “politici” di Casoni, Montesi, Belardinelli, e quelli, altrettanto noti, di personalità della società civile, come la dott.ssa Anna Grazia Ruggeri.

Si riaccendono le luci, non è subito il candidato a presentarsi sul palco, ma il volto, altrettanto nuovo, di Pietro De Leo, che in pochi minuti riporta le attenzioni su alcuni fatti della recente vita amministrativa, a partire ovviamente dalle RIR, ma non solo, per poi “lanciare” il candidato sindaco, che sale sul palco.

Ci hanno detto che siamo un’armata Brancaleone”, esordisce subito Delpriori, facendo riferimento all’eterogeneità dei suoi sostenitori, “ma non lo siamo, perché le armate vanno contro qualcosa, mentre noi siamo per Matelica. E non abbiamo tempo per andare contro qualcuno, per litigare”. Prima regola, che stabilisce, “la legalità e il rispetto delle regole. Perché governiamo sul futuro vostro e delle vostre famiglie”. Ritorna poi anche lui alle vicende dello scorso anno, e alla protesta dell’8 marzo contro le industrie insalubri: “Le donne quei giorni erano andate lì per difendere il futuro dei loro figli. Questo è stato chiamato coraggio: ma non è positivo dover arrivare a definire così quella che la semplice natura delle cose”.

Dal passato al presente, il suo modello di impegno si incarna in un esempio, quello dei volontari che stanno restaurando il mercato coperto: un “simbolo straordinario di un tentativo dal basso di superare una ferita storica fatta a Matelica e alla sua bellezza. Hanno reso quel palazzo un posto bello, un monumento alla modernità ed è solo merito di quei ragazzi. Questo è lo spirito che vorrei io per la città. Simbolico anche per ciò che sarà: uno spazio economico che, vendendo prodotti nostri tipici in filiera corta, diventa anche, per questo, spazio culturale”.

Ma l’enunciazione dell’universo simbolico e di valori finisce con l’omaggio alla generazione che ha ricostruito il Paese nel dopoguerra, incarnata da quel suo nonno che si faceva passare il mal di schiena andando a zappare nell’orto: “sono pronto a prendermi il vostro mal di schiena, e venire insieme a voi nell’orto: per risolvere i problemi insieme”. Non gli piace l’immagine dell’uomo solo al comando: “Ho bisogno delle idee di tutti. Ho delle ricette, ma ho bisogno di ascoltarvi: parlerò con tutti gli imprenditori, tutti i commercianti”. Segue, va da sé, un campione delle sue, di idee. Incentrate ovviamente sul tema più sentito, quello del lavoro. Riguardo al tessuto economico esistente, in special modo sulle manifatture, la prima proposta è quella di “metterci, come Comune, a garanzia delle aziende in difficoltà perché possano accedere a fondi europei”.

E sul futuro? “Possiamo lavorare sulle eccellenze che ci sono già. Pensiamo solo al settore dell’informatica. L’idea è quella di creare un sistema di aiuto alle start up. Un progetto che, grazie all’Università, aiuti le buone idee a diventare impresa, affiancando i giovani, aiutandoli a compiere i primi passi e aiutandoli ad accedere ai fondi disponibili. Ma il suo progetto di sviluppo non si esaurisce qui. Il fulcro di quella che sarà la proposta della lista “PerMatelica”, lo enuncia subito dopo. E’…”il passo più difficile, ma anche quello più bello. A Matelica abbiamo il Verdicchio, che non è e non deve essere soltanto il vino. La filiera occupa quasi 300 dipendenti. Dobbiamo difenderla e puntare su di essa. Quando dico Verdicchio penso piuttosto ad un brand, ad un territorio. In dieci anni la portata di questo brand può salire vertiginosamente, e far impennare il numero di occupati. La cultura vuol dire anche questo: far fruttare economicamente, razionalmente, tutte le cose che abbiamo”.

Snocciola esempi personali di una cultura che è diventata volano economico, i quasi 40.000 visitatori di Caldarola grazie alla mostra del De Magistris, suggerendo che “potrebbe essere un toccasana per un centro storico che langue. Dobbiamo riconvertire e ridonare il centro storico alla città….come i ragazzi hanno fatto con il Mercato coperto”. E aggiunge la proposta di una sinergia con Camerino e Fabriano, e creare un sistema museale unico. Ma è arrivato il momento di chiudere e lo fa con una considerazione: “la cultura, lo sport, l’economia, i prodotti tipici. Sono tutte attività che un comune può e deve fare, perché sono prima di tutto attività sociali. I “servizi sociali” sono un concetto obsoleto. Tutto deve avere una valenza sociale. Pensate - dice con un briciolo di provocazione - al ragazzo che va a giocare a calcio a Matelica. Imparerà il sacrificio, il rispetto, lo spirito di squadra”.

Chiusura “ad effetto” finale: “Mi hanno chiesto: ma chi te l’ha fatto fare? Tra cui mamma. Me l’ha fatto fare Lorenzo, il nipote appena nato”.

Due tra le domande che sono seguite, lo portano poi a parlare di scuola e sanità. Sul primo tema dice: “La scuola è fondamentale, è l’inizio di tutto. Ci sono a Matelica problemi di struttura. Bisogna restaurare la scuola elementare, questo è un progetto da fare, indubbiamente. Il primo impegno è utilizzare i fondi che il governo ha promesso per restaurare anche le nostre scuole”. Sulla Sanità invece: “Il Comune non può, per via del patto di stabilità, aumentare la spesa, non possiamo fare le nostre politiche di sanità, siamo in un sistema più ampio e in questo dobbiamo, sì, far sentire la nostra voce. E, a proposito di questo, vorrei ricordare anche il lavoro dei medici condotti, della loro grande dedizione. Ovvio che non si può fondare il sistema solo sulla buona volontà delle persone. L’impegno del Comune è quello di lottare per far tornare l’ospedale ad essere punto di riferimento. Ma ve lo dico subito: non sarà per nulla facile”.








Questo è un articolo pubblicato il 30-03-2014 alle 16:31 sul giornale del 31 marzo 2014 - 804 letture

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