Il sindaco Martini contro l'Imu sui terreni agricoli: 'Sposteremo il Comune al Castello'

2' di lettura 03/12/2014 - “Lo Stato chiede agli agricoltori di pagare l’Imu perché il palazzo del Municipio è di un metro sopra il limite che classifica le altre realtà come Comuni montani? Bene, vorrà dire che porteremo la sede della casa comunale al Castello al Monte”.

Il sindaco di San Severino Marche, Cesare Martini, dichiara guerra al decreto interministeriale riguardante l’Imu sui terreni agricoli in zona montana. “E’ una follia” – tuona Martini dopo aver sottoscritto integralmente una protesta di cui si è fatta carico anche l’Anci delle Marche chiamando in causa, con una missiva, il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, perché valuti la situazione. “In base ai nuovi criteri i terreni dei Comuni con altitudine compresa tra i 281 e i 600 metri – spiega ancora Martini - saranno esenti solo se di proprietà di coltivatori diretti o imprenditori agricoli professionali. Per stabilire l’altitudine si è però deciso di tenere conto di quella della casa comunale. Ma per San Severino Marche, caso quasi unico in Italia, i metri sul livello del mare variano se la misurazione la si prende a Castello al Monte oppure in piazza Del Popolo. Questo il metro, poi c’è il metodo: il pagamento di questa Imu “straordinaria”, perché non si pagava, andrebbe effettuato entro il 16 dicembre e retroattivamente anche per i mesi già trascorsi dal 1 gennaio 2014 versando in un’unica soluzione tutta l’imposta dovuta nell’anno perché ai tempi dell’acconto di giugno, in assenza del decreto attuativo, sono state seguite le vecchie regole."

"I parametri aggiungono follia alla follia – tuona il primo cittadino di San Severino Marche, che sottolinea ancora – Oltre a mettere in difficoltà gli operatori di un settore, quello dell’agricoltura, già in crisi questa proposta evidenzia l’ingenuità del legislatore nazionale che non tiene per nulla conto delle reali condizioni del territori. Alla scadenza dei termini per il saldo Imu mancano ormai solo dieci giorni lavorativi e la concreta attuazione della norma rappresenterebbe l’ennesima deroga plateale allo Statuto del contribuente. Un bel problema per i proprietari e per i Comuni che, questa è una certezza, in base al decreto si vedranno tagliare il fondo di solidarietà in cambio di un nuovo gettito vergognoso, sia nei tempi che nei modi, e comunque tutto da recuperare”.






Questo è un articolo pubblicato il 03-12-2014 alle 16:47 sul giornale del 04 dicembre 2014 - 610 letture

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