La lingua italiana protagonista a San Severino: inaugurata anche la mostra sugli Xenia

2' di lettura 07/02/2015 - La lezione magistrale sul tema del cosa significhi essere un docente professionista di italiano per stranieri del professor Paolo Balboni, docente dell’Università “Ca’ Foscari” di Venezia nonché autore di quasi duecento pubblicazioni, ha aperto, fra gli applausi, la prima edizione della fiera mercato dell’editoria specializzata che ha trasformato palazzo Servanzi Confidati, sede della scuola di lingua e cultura italiana “Edulingua”, in un vero e proprio tempio della lingua di casa nostra.

L’evento culturale, promosso dalla stessa scuola e patrocinato dal Comune, ha richiamato a sé quasi duecento docenti e formatori insieme alle principali case editrici operanti nel settore: dalla torinese Loescher alla marchigiana Eli, da Guerra ad Alma Edizioni, da Edulingua a Raffaello, da Bonacci a Pearson, da OL3 a Panozzo, da Bulgarini alla Casa delle Lingue/Difùsion, giunta a San Severino Marche addirittura da Barcellona.

Numerosi anche i laboratori didattici, in tutto una ventina, allestiti all’interno della straordinaria cornice dell’ex dimora storica settempedana. Questi ultimi sono stati una straordinaria occasione di approfondimento e di formazione.

Nella mattinata è stata anche inaugurata, presenti fra gli altri il sindaco Cesare Martini, l’assessore comunale allo Sviluppo Culturale, Simona Gregori, la mostra dell’artista Paolo Gobbi dal titolo “Tratti da Xenia” promossa dall’associazione “Archivio storico tipolitografia C. Bellabarba” che ha voluto anche presentare il testo del professor Stefano Leonesi “Xenia, suggestioni matematiche verso l’Infinito”, saggio molto intrigante in cui l’autore fa dialogare tra loro due discipline apparentemente inconciliabili e lontane come la matematica e la poesia. Il testo è una stimolante proposta didattica interdisciplinare con un excursus sulla storia dell'infinito in matematica a partire dai Greci fino a Cantor ed al suo alef zero, che compare nel titolo; il tutto in forma discorsiva ed accessibile, pur rigorosa e scientifica.

Gli “Xenia” di Montale sono tornati così protagonisti a San Severino, città con cui il poeta ebbe un fortissimo legame visto che la prima edizione di questi scritti furono stampati per la prima volta, in sole cinquanta copie, proprio qui nel lontano 1966 dalla tipografia “Bellabarba”. Fu il settempedano Giorgio Zampa a proporre a Montale la stamperia che realizzò l’opuscolo componendolo a mano con i caratteri mobili Garamont. Le poesie furono composte dal grande poeta in ricordo della moglie Drusilla Tanzi, detta Mosca, deceduta il 20 ottobre del 1963. A distanza di mezzo secolo San Severino ha già ricordato con una serie di iniziative così questa singolare ricorrenza.

(sotto alcune foto dell'evento, clicca sulle immagini per ingrandire)








Questo è un articolo pubblicato il 07-02-2015 alle 16:49 sul giornale del 09 febbraio 2015 - 773 letture

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