Delitto Sarchiè: svolta nella complessa indagine, quattro gli arresti

Pietro Sarchiè 3' di lettura 24/02/2015 - Un blitz dei carabinieri nelle case degli indagati all'alba di martedì 24 febbraio a Catania, Gagliole e Castelraimondo ha portato agli arresti dei presunti assassini, mentre per gli altri indagati per favoreggiamento sono scattati i domiciliari.

I carabinieri dei vari reparti territoriali hanno notificato quattro ordinanze di custodia cautelare tra cui quelle di Giuseppe (41 anni) e Salvatore Farina (20 anni) ai quali viene contestato il reato di omicidio. Sarebbero stati infatti padre e figlio gli esecutori materiali del feroce assassinio del pescivendolo di San Benedetto Pietro Sarchiè, rinvenuto cadavere quasi un mese dopo la sua scomparsa, il 5 luglio, in un casolare tra Castelraimondo e San Severino (leggi l'articolo).

Insieme ai Farina nel registro degli indagati dell'inchiesta risultano Domenico Torrisi (61 anni) e Santo Seminara (42 anni), accusati di favoreggiamento, ricettazione e riciclaggio. Anche la moglie dello stesso Torrisi, Maria Anzaldi, è indagata per favoreggiamento.

Secondo la ricostruzione della procura di Macerata, l'omicidio risale proprio al giorno della scomparsa di Pietro, il 18 giugno 2014. Quella mattina il pescivendolo sambenedettese venne pedinato fino a Seppio di Pioraco, in contrada Perito, dove Salvatore Farina a bordo di un'utilitaria lo avrebbe speronato costringendolo a fermarsi con il suo furgone. Lì scatta l'agguato. Da un altro mezzo appostato nella zona, Giuseppe, il padre, spara e uccide Sarchiè. Il suo corpo viene poi trasportato, bruciato e nascosto in una casa abbandonata nella Valle dei Grilli (tra Castelraimondo e San Severino). La stessa mattina il furgone del pescivendolo viene parcheggiato in un capannone, di proprietà di Santo Seminara.

Nei giorni successivi si passa infine alla distruzione di tutte le prove, cercando di far scomparire i pezzi del veicolo del sambenedettese e riverniciando e cambiando gli interni dell'utilitaria usata per il pedinamento.

Il movente, sempre secondo la procura, è legato alla vendita del pesce. Probabilmente i Farina volevano il controllo di una determinata zona coperta da Sarchiè con successo.

Un aiuto alle indagini è stato fornito dalla perizia sui tabulati telefonici e dalle tante testimonianze raccolte dagli inquirenti. In particolare un addetto alla raccolta dei rifiuti ingombranti fu minacciato dai Farina durante il recupero dei pezzi del furgone per la compilazione di un modulo. I due non volevano lasciare nessuna traccia, ma, purtroppo per loro, l'omertà ed il timore sono stati sconfitti dalla denuncia dell'operatore ai carabinieri. Grazie a questo ed altri dettagli, la procura ha finalmente chiuso il cerchio ed arrestato i presunti colpevoli.

"Per me e per la mia famiglia questa non è una vittoria - commenta la figlia Jennifer su Facebook - perché il dolore per la perdita di un genitore e soprattutto in questo modo è atroce, ma ora dopo aver messo un punto importante si può iniziare a combattere. Grazie alla Procura di Macerata, che mi è stata sempre vicino ed a tutti voi (amici di Facebook ndr). La mia 'vittoria' e' e sarà anche la vostra. Mio padre aveva ragione, non conta il tempo che passa, l'importante è fare le cose per bene che tanto prima o poi la giustizia arriva."






Questo è un articolo pubblicato il 24-02-2015 alle 11:28 sul giornale del 25 febbraio 2015 - 4079 letture

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