Salvi sulla questione Sacci: 'Un vero e proprio ricatto nei confronti dei lavoratori'

daniele salvi 3' di lettura 15/03/2015 - Nei mesi scorsi ci è capitato più volte di richiamare l’attenzione sulla vicenda della crisi aziendale della Sacci, cercando di far capire che prima ancora dei timori rispetto a futuri nuovi impianti produttivi la questione vera era rappresentata dalle difficoltà finanziarie e produttive del gruppo e dai possibili contraccolpi sull’occupazione.

La notizia della messa in mobilità degli 83 occupati dello stabilimento di Castelraimondo richiama tutti a questa realtà ben più concreta rispetto agli scenari allarmistici spesso evocati e però del tutto irreali.

Dietro i lustrini della Tirreno-Adriatica (leggi l'articolo), tentativo speranzoso quanto episodico di far conoscere un territorio sotto altra luce, c’è la realtà dura di comunità locali investite dalla crisi, di comitati ambientalisti più o meno autentici e di classi dirigenti che esorcizzano i problemi alla ricerca di fragili alternative o fornendo risposte che non colgono il merito delle questioni. Sarà bene ricordare a questo Paese smemorato che senza produzione non ci sono neppure gli sport e il conseguente diletto che generano e che produrre riguarda non solo ciò che ci piace, ma anche ciò che serve, in modo compatibile con la salute e l’ambiente.

Questa è la sfida, anche tecnologica, irrinunciabile di una società moderna. Per mesi si è parlato spesso a sproposito d’inceneritori, di procedure, di ricorsi, alimentando paure e dibattiti surreali, ora 83 famiglie e un’intera comunità, che come tutto l’asse pedemontano della regione ha visto in questi anni declinare e chiudere numerose realtà produttive e industriali, chiedono che fare. L’azienda ci mette del suo in modo strumentale.

Tra i motivi della messa in mobilità ci sarebbe il calo delle vendite per via della crisi e le difficoltà di ottenere a livello regionale l’autorizzazione per il nuovo impianto. La verità è che l’azienda da tempo non è in grado di fare investimenti, a causa della sua situazione finanziaria, e sembra in trattativa con altri soggetti per vendere i siti produttivi più appetibili con relativo personale. Nei confronti dei lavoratori dello stabilimento di Castelraimondo si sta realizzando un vero e proprio ricatto, che va rispedito al mittente.

Occorre agire su due piani: il primo, chiarire con il supporto delle stesse istituzioni e l’azione delle forze sindacali le reali intenzioni della proprietà, perché se è in atto una vendita, i lavoratori e lo stabilimento di Castelraimondo non possono non rientrare nel pacchetto che passa al nuovo acquirente, a prescindere dalle autorizzazioni per nuovi impianti. Il possibile da questo punto di vista è stato sempre fatto e non può essere motivo per lasciare in mezzo alla strada i lavoratori del sito marchigiano. Tra l’altro, la presenza della concessione a lunga scadenza per attività estrattiva è di per sé elemento fondamentale per garantire il prosieguo dell’attività produttiva. Poi, con l’eventuale nuovo acquirente si potranno discutere le prospettive e le modalità di sviluppo del sito. Il secondo piano, riguarda i lavoratori, oggi in contratto di solidarietà, ai quali va garantita una copertura lunga per affrontare una vicenda i cui tempi e risvolti non saranno di certo immediati.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 15-03-2015 alle 17:00 sul giornale del 16 marzo 2015 - 826 letture

In questo articolo si parla di attualità, partito democratico, castelraimondo, daniele salvi, sacci

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