Rosetta: dieci grammi ai confini del cosmo

Cometa P67 3' di lettura 21/03/2015 - Fare la cronaca dell’Incontro-Conferenza promossa dall’Agenzia Spaziale Italiana e dall’UNICAM su 'Rosetta cacciatrice di Comete' svoltasi nel Complesso San Domenico a Camerino il 20 marzo, anno di grazia duemila quindici, sminuirebbe forse la portata dello straordinario evento a cui si fa riferimento.

Come si possono chiudere nello spazio angusto di una bella e dotta conferenza di qualche ora, le vicende di Rosetta, solitario argonauta tecnologico dal cuore italiano e europeo, che lanciato nel marzo del duemila quattro, dopo un viaggio durato dieci anni, si è spinto oltre il sistema solare, sin dove pascolano le comete?

Le comete hanno affascinato gli Assiri, che osservando le loro scie, ne ricavavano presagi. La Natività, l’evento per antonomasia, la cometa che guida i Re a Betlemme per rendere omaggio al Messia. Ad un certo punto del suo viaggio interplanetario, Rosetta si è ibernata e per trentadue mesi non ha dato segni di vita, fino a quando, in prossimità della cometa P67 (nella foto), si è risvegliata e ha iniziato a orbitare attorno ad essa.

Le prime immagini di questo sasso spugnoso a forma di paperella, perduto oltre confini della realtà, hanno colmato di gioia e soddisfazione l’equipe di scienziati e tecnici, anche italiani, che hanno progettato e realizzato la missione ROSETTA. Una scatola tecnologica, un avamposto del mondo conosciuto tra le polveri interstellari e i ghiacci di metano e deuterio, per tentare di decifrare, conoscere il sistema solare e quindi capire chi siamo e da dove veniamo. Rosetta si nutre dell’energia del sole con i suoi trentadue metri di pannelli fotovoltaici, che sono pari all’apertura alare di un Boeing 737. In mancanza della gravità, le operazioni di avvicinamento a P67, richiedono complesse traiettorie orbitali. Il dodici novembre 2014, dopo telemetrie e complessi calcoli di traiettorie, dal modulo orbiter viene sganciato il lander PHILAE che, dopo alcuni rimbalzi, mette in funzione il suo trapano da 5 Watt ancorandosi alla superficie del corpo celeste.

Cinquantasette ore di frenetiche operazioni di prelevamento di materiali, di analisi spettrografiche e fisico – chimiche delle polveri. Cinquantasette ore, poi: fine dell’autonomia. Ma PHILEA è ancora lì, quel cubo di alluminio e vetro a tre zampe è da qualche parte di quel sasso bitorsoluto, dentro un cratere, o forse in bilico dietro una sporgenza coperta dal ghiaccio, pronto a riattivarsi in ogni momento per stupirci ancora. Per il momento le ricerche sulla sua posizione non hanno dato esiti positivi, ma noi sappiamo che è lì che dorme per accumulare energie; gli scienziati lo sanno, e presto lo troveranno o sentiranno la sua presenza mano a mano che, insieme all’orbiter, si avvicineranno al re Sole.

L’avvicinamento massimo della sonda al Sole , è stato previsto per il prossimo quindici di agosto, e a quel punto nulla sappiamo sul futuro di ROSETTA e del suo Lander nascosto da qualche parte della P67. Intanto nei laboratori terrestri si studiano le immagini e i dati che provengono dal fondo del cosmo in una zona remota, dove due testimoni della nostra esistenza, della nostra civiltà, continuano a lavorare per aiutarci a capire chi siamo e da dove veniamo.

Il modulo PHILAE qui sulla terra ha un peso di cento chili, mentre a milioni e milioni di chilometri, è un mosquito di appena dieci grammi che succhia col suo trapano la polvere di una piccola cometa che ha un enorme significato per l’umanità intera.






Questo è un articolo pubblicato il 21-03-2015 alle 21:57 sul giornale del 23 marzo 2015 - 449 letture

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