12 anni fa la scomparsa di Carlo Urbani: il ricordo

Carlo Urbani 4' di lettura 29/03/2015 - Oggi, 29 marzo 2015, sono trascorsi 12 anni dalla scomparsa di Carlo Urbani.

Molti probabilmente non sanno nemmeno chi sia, perché nessuno ne parlò più di tanto all’epoca, né tanto meno dopo. Era un medico, esattamente un medico specializzato in Malattie Infettive e Tropicali; questo dovrebbe far capire il motivo per cui, oggi, ho deciso di ricordarlo.

Presidente di ‘ Medicina senza frontiere ‘ (vincendo un Premio Nobel nel 1999) e ‘Advanced Training on Tropical Medicine’(un corso nato proprio dall’unione dei medici di medicina senza frontiere attuo a definire le linee guida per l’assistenza dei Paesi del Terzo Mondo) fu il primo ad identificare e classificare la SARS, ovvero Sindrome Respiratoria Acuta Grave, più comunemente conosciuta come ‘Polmonite Atipica’ una malattia riconosciuta come centro dell’epidemia scoppiata in estremo Oriente fra il 2002 e il 2003 provocando circa 800 vittime. Di cui una, purtroppo, fu proprio lui, insieme ad altri quattro operatori sanitari, anche se proprio grazie al suo contributo e la sua prontezza, in Vietnam furono le uniche.

La sua è stata una vita davvero dedicata alla medicina, non tanto ad essa come scienza, piuttosto oserei dire ad essa per la cura degli altri. Il suo obiettivo, era il bene degli ‘abitanti del Mondo’ senza distinzioni né di razza, né di età, né di sesso. Tanto che il suo lavoro, dopo essere nato in Italia, nelle Marche con il primo volontariato all’Unitalsi e Mani Tese (organizzazioni cattoliche) e raccogliendo farmaci da destinare in Africa, l’ha svolto in Cambogia e in Vietnam, fra la gente che non aveva nulla, per la gente che non aveva nulla. Che viveva, e vive ancora purtroppo nel degrado, nella sporcizia, nel caos di una civiltà ancora incivile e senza cure. In Cambogia, il suo primo compito fu di controllare malattie endemiche (malattie costantemente frequenti in una popolazione o in un territorio) insegnando al popolo come curare le infezioni ed evitare di contrarre malattie parassitarie; nonostante la minaccia di attacchi da parte del Khmer rossi, Urbani decide di rimanere nella zona, anche se costretto a girare con la scorta.

Nel 2000 riceve il nuovo incarico, stavolta in Vietnam, di consulente per il controllo delle malattie parassitarie nel Pacifico Occidentale. Proprio lì, il 28 febbraio viene ricoverato un uomo d’affari americano colpito da Polmonite atipica, subito contattato, Urbani si recò all’ospedale Johnny Chen di Hanoi, capendo per primo di trovarsi in una situazione critica e di fronte ad una nuova malattia: l’allarme viene lanciato in primis al governo e poi all’Organizzazione Mondiale della sanità, riuscendo a convincere le autorità ad adottare misure di quarantena. All’inizio di marzo il medico inizia ad accusare qualche malessere, capendo di aver contratto il morbo chiede di essere ricoverato e messo in quarantena, per curarlo arrivarono medici dalla Germania e dall’Australia ai quale egli stesso disse di prelevare tessuto dai suoi polmoni per analizzarli e utilizzarli al fine della ricerca.

Dopo diciannove giorni di isolamento, Carlo Urbani muore, lasciando la moglie Giuliana, e i tre figli Tommaso, Luca e Maddalena.

Io oggi Urbani lo voglio ricordare con una frase di James Bryce: “La medicina è la sola professione che lotta incessantemente per distruggere la ragione della propria esistenza.” Perché nonostante i rischi, nonostante l’alternativa alta di contrarre malattie ancora sconosciute, nonostante la paura di morire lontano dalla famiglia,nonostante la consapevolezza, Carlo Urbani ha messo in gioco la sua esistenza, per il bene del Mondo, grazie a lui il Vietnam fu il primo Paese a dichiarare debellata la SARS. Quindi, per quanto mi riguarda, merita almeno un momento di riflessione, tenendo ben presente che mentre noi facciamo la guerra, ci sono state, ci sono, e spero ci saranno, persone che hanno il coraggio di lottare per il bene comune nonostante le diversità, ricordandoci che siamo tutti Esseri Umani. Proprio in onore del Dottore, martedì 24 marzo l’Università di Camerino ha indetto una conferenza nella sala della Muta (leggi l'articolo).


di Benedetta Menichelli
redazione@viverecamerino.it





Questo è un articolo pubblicato il 29-03-2015 alle 13:52 sul giornale del 30 marzo 2015 - 424 letture

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