I ragazzi del Matelica incontrano quelli di SanPatrignano: "Non buttate via la vostra vita"

6' di lettura 18/04/2015 - Dipende da noi? Si dipende tutto da noi: le scelte che facciamo nella nostra vita spesso vengono condizionate, ma alla fine la decisione finale spetta sempre a noi stessi.

E' questo il concetto finale che i ragazzi di SanPatrignano hanno cercato di trasmettere ai giovani atleti dell'S.S. Matelica Calcio. L'incontro, fortemente voluto dalla società, ha sicuramente smosso qualcosa nella coscienza di tutti i ragazzi. Lo dimostrano il silenzio assoluto durante tutto il pomeriggio e le tante domande dei baby calciatori ai cinque relatori provenienti dalla comunità per tossicodipendenti romagnola.

"Sempre più frequentemente il mondo giovanile viene aggredito da fattori devianti quali l'abuso di droga, alcool e tante altre dipendenze che coinvolgono ragazzi e ragazze sempre più di minore età - si legge in una nota del responsabile del settore giovanile Mario Gambini - Il nostro ruolo di dirigenti ed istruttori sportivi in ambito di settore giovanile comporta anche la formazione dell'atleta come persona e non solo come sportivo e sulla base di questo in questi ultimi anni abbiamo organizzato delle visite presso la Comunità di San Patrignano, l'ultima della quali il 3 gennaio scorso, accompagnando gruppi di nostri tesserati. Sono state esperienze di profonda riflessione che hanno evidenziato anche un notevole interesse/curiosità da parte dei ragazzi sui vari argomenti legati alle dipendenze presentati nel corso delle visite dai rappresentanti della Comunità. Forti di queste esperienze e con l'intento di dare una prosecuzione al messaggio legato alle dipendenze rivolto ai nostri tesserati, siamo riusciti ad organizzare un incontro a Matelica con una rappresentanza di San Patrignano."

L'evento è iniziato con un filmato, che ha spiegato alcune delle attività di prevenzione in atto nelle scuole di tutta Italia da parte della comunità. Poi si è passati al momento più delicato, ovvero quello della storia di tossicodipendeza di uno dei cinque ragazzi presenti. A questa parte hanno partecipato solo i giovani atleti e non genitori ed allenatori, proprio per togliere ogni freno inibitorio agli adolescenti nel porre domande ed approfondire particolari e delicati argomenti. In effetti la storia di Tommaso, 23enne di Trento, è parecchio delicata.

Nato tra le montagne del Trentino, Tommy è il più grande dei suoi fratelli e vive in un paesino fuori dal capoluogo di regione. La sua adolescenza è caratterizzata, proprio come quella dei tanti presenti, da una forte passione per il calcio ed un sincero legame con il padre. Il primo contatto di Tommaso con la sostanza stupefacente avviene molto presto, in seconda media. Gioele, un suo amico, un giorno lo invita a casa e gli propone di fumarsi uno spinello. Lui non si tira indietro. Da lì in poi uno ogni 3 giorni, poi tutti i giorni, poi più volte al giorno. Insomma alla fine, tanto per capirci, il ragazzo fumava prima di andare scuola, dopo e prima degli allenamenti. A 14 anni poi si iscrive all'Itis di Trento e lì entra in contatto con ragazzi più grandi di lui: inizia a spacciare. Nuovi amici, quelli dell'infanzia sempre più lontani e nessun freno inibitorio nell'uso di marijuana e hashish.

Una mattina Tommaso si alza e trova i genitori in cucina. Mamma e papà gli avevano trovato nei pantaloni alcuni grammi di hashish. "Una bella rottura - commenta lui - ma nonostante castighi, pianti ed urla, per me all'epoca era più importante cosa pensassero gli amici che i miei genitori e così appena ho potuto ho ricominciato non solo a fumare, ma anche a bere". Il 15enne entra così in un periodo caratterizzato dall'assenza a scuola e dagli allenamenti di calcio. Quella che era la sua più grande passione piano piano inizia a scomparire.

Le prime feste. Come tutti i suoi coetanei Tommaso va ai primi party, ma lo fa con le persone sbagliate. Invece di andare nei pub o in discoteca, Tommy si ritrova ad un rave e fa uso di cartoni come i suoi amici più grandi. Ad una di queste feste incontra Tamara, che, qualche settimana dopo gli farà assaggiare l'eroina per via aerea. "Che sarà mai tanto quando voglio smetto".

Una sera i carabinieri fermano Tommaso in macchina con amici. In tasca l'ormai 16enne aveva tutto l'oro di famiglia. Stava andando a venderlo, ma le forze dell'ordine lo beccano e chiamano i genitori. "Ora basta, vai in comunità" lo minacciano mamma e papà, ma lui litiga all'incontro con l'assistente di San Patrignano e trova un accordo con i familiari per andare a lavorare. Tommaso si riprende, non fuma più nè marijuana nè eroina e conosce un'altra ragazza.

Durante una cena con la sua nuova fiamma ed una sua amica incontra una sua ex conoscenza ed a fine serata c'è tempo per uno spinello. "Se ho smesso una volta posso farlo quando voglio" si ripete nella testa. Qualche giorno dopo compra della marijuana giusto per rilassarsi e qualche giorno dopo ancora è un ragazzo serbo a fargli conoscere l'eroina via endovena. "Si risparmia ed inoltre dentro di me manca qualcosa".

Inevitabile l'intervento dei genitori: o la comunità o la strada. Tommaso sceglie la seconda opzione. 3 mesi di solitudine, siringhe e panchine della stazione.

Una mattina incontra suo fratello per strada, lo saluta, ma lui non ricambia. Tre giorni dopo Tommy torna a casa e chiede aiuto. Ha 18 anni e poco più, così si fa un mese e mezzo in un'associazione e poi viene preso a San Patrignano. "Non sapevo cosa andavo a fare, non sapevo cosa mi aspettasse, ma mi sono accorto che dovevo crescere. Non era normale che a 18 anni non avessi più passione per niente." Ora Tommaso gioca in seconda categoria con la squadra di San Patrignano e fra poco uscirà dalla comunità con una vita ancora davanti. "Mi è ripresa la voglia di vivere" dice prima di scoppiare in lacrime.

E' il momento delle domande ed i ragazzi matelicesi non si tirano indietro. "Non ti sentivi male quando i tuoi ti scoprivano?" esordisce un giovane. "Mi sentivo più male per il giudizio degli amici.." risponde Tommaso. "Anch'io tengo troppo a quello che pensano di me i miei amici, soprattutto quelli più grandi" dice un altro ragazzo matelicese. C'è chi invece chiede semplicemente com'è la comunità, cosa si fa per tutto il giorno o come ci si sente veramente lì dentro. L'interesse dei ragazzi aumenta di domanda in domanda ed i cinque ex tossicodipendenti si sciolgono raccontando e motivando i ragazzi a scegliere sempre la vita e le proprie passioni, non la droga.

"Ora hai paura di uscire da San Patrignano? - chiede in conclusione un ragazzo dalla platea - Non hai timore di ricascarci? Se ti chiedono di fumare di nuovo anche solo marijuana?" A rispondere è Tommy, seduto sul palco: "Ora non mi serve più. Ho capito cosa è veramente importante. Questa finalmente adesso è la mia vita."






Questo è un articolo pubblicato il 18-04-2015 alle 19:10 sul giornale del 20 aprile 2015 - 889 letture

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