Al Castello al Monte week end con i fossili 'settempedani' grazie al paleontologo Antonini

2' di lettura 27/04/2015 - Porte aperte alla sezione geologico paleontologica del museo archeologico “Giuseppe Moretti” di Castello al Monte in occasione del “Week end con i fossili” che verrà ospitato dal 8 al 10 maggio.

La struttura, che vanta una nutrita collezione messa insieme dopo anni di ricerche da parte dell’appassionato paleontologo Elio Antonini, presenta preziose testimonianze delle tappe fondamentali dell’evoluzione geologica delle Marche, da 200 milioni di anni fa sino ai giorni nostri.

Grazie alla sua posizione nel territorio settempedano sono stati estratti fossili di molluschi e brachiopodi dai calcari mesozoici della fascia montana (Gola di Sant’Eustachio, località Sant’Elena, monte San Vicino, località Santa Sperandia), ma anche denti di squalo e ricci di mare dalle marne mioceniche della fascia pedemontana e collinare (località Sassuglio, località Ponte dei Canti, località Patrignolo) o foglie nei gessi messiniani della fascia collinare (Sasso e Cesolo) o, infine, microfossili dalle argille plioceniche. Tutto questo materiale, che rappresenta un esempio unico nel panorama regionale, sarà visionabile in occasione della campagna lanciata dalla Società Paleontologica Italiana e dalla Regione e che prevede anche diversi eventi collaterali con laboratori, escursioni, incontri, dibattiti e conferenze.

“Microscopici o giganteschi, i fossili ci coinvolgono attraverso un profondo legame emotivo con “oggetti” che sono unici e irripetibili perché, come noto, solo un piccolo numero degli organismi morti riesce a fossilizzare – spiega Rodolfo Coccioni, presidente della Società Paleontologica Italiana, docente all’Università degli Studi di Urbino, che sottolinea - I resti fossili di animali e vegetali sono strumenti indispensabili per navigare nel tempo e, quindi, per documentare la “deriva dei continenti”, ricostruire gli antichi scenari naturali con i loro abitanti, le loro abitudini, le loro lotte per la sopravvivenza e le loro trasformazioni e individuare le crisi biologiche e le variazioni climatiche che hanno caratterizzato la storia del nostro pianeta. Ogni nuovo fossile scoperto consente di comprendere meglio la storia della vita sulla terra, mostrando talora perfino piccoli scorci di vita quotidiana rimasti per sempre intrappolati negli strati geologici”.

Grazie al settempedano Elio Antonini, cui si richiama la speciale sezione del museo archeologico “Giuseppe Moretti”, a San Severino Marche da anni si conserva, valorizza e divulga questo eccezionale patrimonio scientifico. Un’operazione in cui sono coinvolti sia adulti che bambini.








Questo è un articolo pubblicato il 27-04-2015 alle 13:03 sul giornale del 28 aprile 2015 - 459 letture

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