Teatri di SanSeverino: la prima con Daniele Pecci, in esclusiva regionale 'Amleto'

Daniele Pecci 3' di lettura 07/11/2015 - Il Feronia alza il sipario domenica 8 novembre, alle ore 17, per la “prima” della nuova stagione di prosa de “i Teatri di Sanseverino” che, in abbonamento, propongono - in esclusiva regionale - “Amleto” di William Shakespeare, nell’adattamento e per la regia di Filippo Gili con Daniele Pecci come protagonista e un ricco cast in cui figurano anche Massimiliano Benvenuto, Silvia Benvenuto, Ermanno De Biagi, Pier Paolo De Mejo, Vincenzo De Michele, Luca Di Capua, Pietro Faiella, Vito Favata, Arcangelo Iannace, Liliana Massari e Omar Sandrini.

“Amleto è l’uomo moderno per eccellenza: finché rimarremo tra essere e non essere, rinunciare e affrontare, vivere e morire, lo sentiremo sempre vicino – spiega Daniele Pecci, che sottolinea - È il più grande personaggio mai creato per il teatro e quello che ho sognato tutta la vita di interpretare. Dal 1601 l’hanno messo in scena tutti i primi attori dei massimi teatri del mondo. Se ci pensassi, resterei immobilizzato. La traduzione è agile e moderna, asciutta. Ma l’aspetto più interessante è l’allestimento, con il teatro aperto e una commistione completa tra palco e platea. Non c’è scenografia, non ci sono quinte, niente fondali, ci sono cordami a vista e gli ambienti si spostano. Reciteremo per più di metà del tempo in mezzo al pubblico: tutta la sala sarà il castello di Elsinore. Con il regista abbiamo approfondito i rapporti familiari di Amleto con la madre e lo zio, abbiamo voluto sottolineare la dimensione psichica alterata di Amleto, quanto sia schiacciato dai parenti”.

A spiegare il progetto è lo stesso regista, Filippo Gili: “Quando Daniele Pecci mi ha chiesto se volevo curare la regia di un Amleto con lui protagonista, è stato come ritrovarsi un ombrello sotto la pioggia. Era quello che attendevo ed è quello che abbiamo fatto Daniele, io, i miei soci degli Uffici Teatrali e la Compagnia Stabile del Molise: mettere un ombrello sotto le infinite letture di un testo infinito. Un ombrello che copra una parte di mondo, il palcoscenico della rappresentazione, spoglio di letture forzate, unicamente teso al gioco di analizzare perché, all’alba del ‘600, nacque un uomo che vide il mondo uscire dai suoi binari. Se si fa Amleto oggi è perché è infinita la malizia di Polonio, perché è infinito il torpore morale di Gertrude, perché è infinita la dannata verginità di Ofelia, perché è infinita l'intuizione politica di Claudio: un impero, da Don Chisciotte passando per il potere dell'atomo fino ai microchip odierni e per chissà quanto ancora, si può mettere a soqquadro solo con l'ausilio di una goccia di veleno. Con Amleto che si porta sulle spalle un peso che lo conduce ai giorni nostri: quello di un vivere nel mondo senza “esserci”. La nostra messinscena invade la sala perché intende tutto l’edificio teatrale come paradigma di Elsinore, come articolazione di stadi scenici che si sviluppano tra platea, scaletta, proscenio, sipario e palco. Che sarà nudo perché realistica sia la percezione dell’autenticità ambientale”.






Questo è un articolo pubblicato il 07-11-2015 alle 16:58 sul giornale del 09 novembre 2015 - 402 letture

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