Luca Giordano presenta il suo nuovo disco al San Severino Blues Winter. L'intervista

Luca Giordano 5' di lettura 02/12/2015 - Dopo il successo, sabato scorso, di Franco Morone alla Biblioteca La Fornace di Moie, la stagione Winter di San Severino Blues torna venerdì 4 dicembre nel Club di Tolentino all’Hotel 77, con l’apprezzata formula cena+concerto.

La ghiotta occasione è la presentazione live, con la band estesa ai fiati, del nuovo disco solista di Luca Giordano, il chitarrista elettrico beniamino del festival.

Un talento musicale eccezionale ha portato Luca Giordano ad affermarsi tra i primi e migliori chitarristi e bluesmen europei, riconosciuto e stimato anche in USA. La frequentazione costante degli ambienti musicali di Chicago è stata decisiva per la sua crescita artistica. I concerti nei migliori club e festival statunitensi ed europei hanno contribuito alla sua popolarità, come i tour con le leggende Les Getrex, Bob Stroger, Willie “Big Eyes” Smith, Jimmy Burns, JW Williams, Billy Branch, Eddie C. Campbell, Mighty Mo Rodgers e le nuove leve blues e soul Sax Gordon, Eric Guitar Davis, Chris Cain, Charles Mack, Kyla Brox, Quique Gomez, Eden Brent e Sugaray Rayford. A coronamento di questa straordinaria carriera artistica arriva nel 2015 “Off The Grid”, secondo album da solista. Un grande disco di livello internazionale: in 9 brani originali a sua firma più due cover Giordano raggiunge i vertici della maturità e della complessità compositiva, unendo blues, jazz e funk in modo naturale ed originale, con la chitarra, ma anche con il canto. Steve Jones, presidente della Crossroads Blues Society, con entusiasmo l’ha candidato per la finale degli Oscar del Blues, sezione Miglior Disco Autoprodotto, della Blues Foundation di Memphis.

Dopo anni di gavetta e palchi ora sei tra i primi e migliori bluesman europei, stimato anche negli USA. Probabilmente sei il chitarrista italiano più conosciuto e che suona di più negli Stati Uniti e in Europa. Tutto sembra essere iniziato quando ti sei trasferito a Chicago: quanto e come ha contato quella esperienza americana nell'evoluzione della tua arte e della tua carriera?
"L'esperienza negli Stati Uniti è stata fondamentale per la mia evoluzione in generale, sia come uomo sia come musicista. Dal punto di vista artistico ho avuto la fortuna di stare a stretto e costante contatto con diverse realtà della scena musicale americana, lavorando a fianco di diversi artisti, e questo ha decisamente accresciuto il mio bagaglio di esperienza a 360 gradi. In una città come Chicago e viaggiando in tour in altre città statunitensi, insieme ad artisti che il blues lo vivono giorno per giorno, gli stimoli e l'ispirazione sono costanti. Non dimenticherò mai ad esempio quelle 15 ore di furgone insieme a Willie Big Eyes Smith, Bob Stroger e Jimmy Mayes per andare a suonare al Virginia Beach Blues Festival ... uomini di blues che fanno del blues e della strada la loro vita; Willie adorava viaggiare in furgone, era la sua seconda casa. Inoltre ho avuto la possibilità di conoscere tante persone, fans, amanti del blues, amici e compagni di avventure che ogni anno torno a visitare durante i miei tour, in genere, nell'Illinois. Ho avuto la possibilità di suonare molto ed imparare molto, e di conseguenza di farmi conoscere e stringere tante amicizie."

Come gli artisti di altre discipline e i giovani creativi, sembra che anche i bravi musicisti italiani siano riconosciuti in Italia, dopo che hanno avuto successo all'estero. Dal tuo punto di vista "estero" come trovi e come giudichi l'attuale scena blues italiana?
"E' vero, purtroppo a volte si fa fatica a riconoscere i nostri talenti se prima non ricevono "riconoscimenti" all'estero, meglio ancora se negli Stati Uniti. Da un lato questo meccanismo può diventare a volte anche eccessivo in quanto non ritengo che "americano" sia necessariamente sempre sinonimo di qualità; dall'altro credo che sia davvero importante confrontarsi con realtà diverse ed avere la possibilità di far ascoltare la propria musica il più possibile in giro per il mondo. L'attuale scena blues italiana è ricchissima di grandi talenti, che meriterebbero di suonare molto di più sia in Italia che all'estero, e di avere maggiore attenzione da parte dei media: nonostante ciò negli ultimi anni si stanno sviluppando diverse realtà che danno spazio a musicisti di blues ed amanti in genere. Qualcosa si sta muovendo!

"Off The Grid" è il tuo secondo disco solista, uscito da poco, un album che "suona" molto internazionale, candidato agli Oscar del Blues della Fondazione Blues di Memphis nella categoria migliore autoproduzione. Possiamo parlare del disco della maturità artistica e compositiva? e quanto di italiano e di americano c'è in questa produzione?
"E' un disco in cui sono evidenziate le diverse sfumature del mio carattere musicale. Rispecchia un momento di vita di grandi cambiamenti e di diversi umori. Un disco in cui sfuggo da un'identità rigida per confrontarmi con diversi sound e colori, portando il mio modo di fare il blues all'interno di nuovi schemi. Viene lasciato ampio spazio all'epressività della band tutta, ed alla personalità di ogni musicista della band. E' un disco totalmente autoprodotto in Italia, grazie al contributo dei fantastici musicisti della band, ed all'aiuto di diversi amici che ci hanno sostenuto. La sezione fiati (parte dei Roomful of Blues) a cura di Sax Gordon è stata registrata negli Stati Uniti a Cambridge; il resto del disco è stato registrato nelle Marche, a Petriolo, con riprese a cura di Alessandro Svampa, uno dei migliori batteristi italiani, presente anche nel disco, con cui ho avuto la fortuna di lavorare per diversi anni."






Questa è un'intervista pubblicata il 02-12-2015 alle 14:05 sul giornale del 03 dicembre 2015 - 571 letture

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