Chiusura punto nascite San Severino, Tapanelli attacca Ceriscioli: 'Ci ha tradito, aree interne spolpate'

pietro tapanelli 5' di lettura 08/12/2015 - Gent.mo Presidente Luca Ceriscioli, sono un consigliere comunale di Camerino. Un attivista politico. Sì, proprio un politico. Uno che non si vergogna di pronunciare ancora questa tanto bistrattata parola. Uno che, a dire la verità non sono l’unico, fa politica per passione e senza un minimo di interesse economico.

Non solo. Sono anche un consigliere di minoranza di un partito quasi inesistente. Lei si chiederà il perché di tutte queste informazioni. La premessa è dovuta solo per far capire al lettore la realtà elettorale da cui provengo. Una realtà politica che non mi vergogno di definire insignificante. Anzi, forse dovrei dire, più correttamente, elettoralmente trascurabile.

Dico così perché credo che l’ennesima chiusura di un pezzo di Stato, in territori che nell’economia elettorale contano davvero poco, non sia proprio casuale. Non sono uno sprovveduto. Conosco bene sia la politica, anche quella più torbida, che la macchina amministrativa. So bene che in una situazione drammatica in cui, di fatto, l’azienda Italia si trova, un curatore fallimentare deve razionalizzare (traduzione? Chiudere.). Abbassare la saracinesca dove i costi non sono più sostenibili è inevitabile e, probabilmente, al suo posto avrei fatto la stessa cosa.

Sono di Camerino, ma lavoro a San Severino Marche: città che non conoscevo, ma di cui mi sono subito innamorato. Camerino e San Severino sono le perfette cartine al tornasole dello stato di curatela fallimentare in cui si trova l’Italia. Piccole realtà montane, nessuna economia di scala, pochi voti. Voglio anche aggiungere che forse è anche un po’ colpa nostra se lo Stato abbandona il nostro territorio.

A Camerino, come ben saprà, ha da poco chiuso il Tribunale. Un altro pezzo di quello Stato che ci ha abbandonando in nome di numeri impietosi che non hanno lasciato scampo alla città ducale. L’onestà intellettuale mi impone di ammettere che il Palazzo di Giustizia ha chiuso anche perché non si è saputo reinventare, complice la miopia di una città che ha sonnecchiato per anni sugli allori di un passato che non esiste più. Ma noi montanari siamo così. Un po’ schivi. Un po’ troppo conservatori. Gentilizi.

Ora è il turno di San Severino Marche (leggi l'articolo). Ancora lo Stato che abbandona presidi sul territorio. Si contrae e si ritira nei palazzi istituzionali. E’ un po’ l’andare contro la famosa teoria della finestra rotta: quella teoria sociologica secondo cui investendo nella cura dell’esistente si ottengono risultati migliori rispetto all’uso di misure repressive. Lei giustamente fa delle scelte, anche con dati che noi comuni cittadini non abbiamo, ma che risponderanno a qualche logica che io, in questo momento, non riesco proprio a digerire.

Chiudiamo tutto? Come dicevo pocanzi, nella sua posizione, analizzando i numeri probabilmente farei la stessa cosa. Tuttavia me lo devo chiedere. Fino a quando la logica dei numeri sarà l’unica linea politica? Mi scusi, non per sminuire il suo ruolo, ma per fare il commissario liquidatore non serve una classe politica. Basta l’apparato amministrativo che in modo asettico chiude e taglia dove i costi non sono più in linea con i ricavi. La politica, quella in cui mi riconosco, quella di cui faccio parte, deve essere al di sopra della semplice analisi di dati. Non può, e non deve, fermarsi a singole operazioni aritmetiche. La politica difende le minoranze. La politica è al fianco dei più deboli. Insomma, tutto il contrario di quello a cui io oggi sto assistendo.

Tutto questo mi dispiace. Mentre scrivo queste righe sono amareggiato. Lo sa perché? Perché ho sperato, ingenuamente lo ammetto, di trovare in lei un qualcosa di nuovo. L’ho sostenuta, l’ho votata. Ho chiamato amici e conoscenti convincendoli a votare per uno schieramento lontano dai loro ideali politici. Qualcuno, non tutti ovviamente, mi ha ascoltato. Qualcuno, non tutti ovviamente, si è fidato di me. Ho messo davanti al carro il cavallo di battaglia della tutela delle aree interne.

Oggi mi, e le, chiedo: la tutela delle aree interne che fine ha fatto? A loro, oggi, mi sento di chiedere scusa. Io di Camerino che scendo al fianco di San Severino Marche? No. Non è (solo) questo. Io di Camerino scendo in piazza in difesa di un territorio che viene spolpato per la diabolica logica dei numeri. Quando abbiamo combattuto battaglie per Camerino ho chiesto ai vicini di essere al mio fianco. Ora io contraccambio il favore. L’ho ascoltata in troppi comizi e so che non è uno sprovveduto. Lei sa che la politica si fa con, e verso, le persone. Noi siamo cittadini laboriosi, un po’ sfuggenti e riservati rispetto a voi romagnoli.

Noi siamo le “Marche sporche”, ma facciamo ugualmente grande la nostra Regione. La Regione che lei ha l’onore, e l’onere… non lo dimentichi, di comandare. Io rappresento uno di questi cittadini. Uno che educatamente, pacatamente, sta seduto in fondo alla classe e ascolta il suo maître à penser. Coro Presidente, ora che la lezione è quasi finta mi permetto, alzando la mano, di informare il maestro che noi delle aree interne stiamo morendo, nell’indifferenza di tutti.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 08-12-2015 alle 12:12 sul giornale del 09 dicembre 2015 - 1972 letture

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