Punto nascite, le parole dei consiglieri. Chiodi: 'E' accanimento terapeutico' Felicioli: 'Macerata non pronta'

8' di lettura 12/12/2015 - No deciso del Consiglio comunale di San Severino Marche alla chiusura del punto nascite presso l’ospedale “Bartolomeo Eustachio”. L’Assise settempedana, convocata in via straordinaria e urgente, ha votato all’unanimità una mozione, presentata dal gruppo consiliare “San Severino – Una Città da Vivere”, a sostegno del mantenimento del reparto materno infantile.

Diversi gli interventi in aula. Assente alla seduta il Governatore delle Marche, Luca Ceriscioli, che era stato invitato dal sindaco Martini.

“Il mio coinvolgimento in questa vicenda, emotivamente parlando, è molto grande visto il ruolo che rivesto nel reparto – ha aperto il dibattito l’assessore comunale alla Salute e vice sindaco, Vincenzo Felicioli, ginecologo presso la struttura ospedaliera cittadina, che ha poi sottolineato – L’unica legge di riferimento a livello nazionale è l’accordo Stato-Regioni del dicembre 2010. A livello regionale, invece, dobbiamo tenere conto di una sciagurata delibera, la 735, che, a differenza di quanto asserisce qualcuno che evidentemente non l’ha neppure letta, prevede la chiusura dell’ostetricia di San Severino Marche. Ho assistito al primo parto nel 1981 ma ancora mi emoziono - ha confessato Felicioli che in merito alla riorganizzazione dei punti nascite ha argomentato – L’ospedale di Macerata non è in grado di recepire altri parti che non so dire quanti saranno perché non è possibile stabilire quante partorienti andranno a Macerata nel caso dovesse chiudere San Severino. Il flusso e la volontà delle partorienti non possono certo dipendere da una delibera della Regione”.

Dopo aver ringraziato la minoranza per la richiesta di convocazione del Consiglio comunale il sindaco di San Severino Marche, Cesare Martini, ha rappresentato la posizione dell’Amministrazione aprendo il suo intervento con un appello: “Vorrei che la città non si divida. Sono schifito per quello che ho letto in questi giorni su Facebook ma dico uniamoci. Sono più arrabbiato prima di altri e più di altri ma chiedo a tutti di comportarsi civilmente. La posizione dell’Amministrazione – ha sottolineato il primo cittadino – è scritta a chiare lettere su di uno striscione appeso alla facciata del Municipio dove si legge: 'No alla chiusura del Punto Nascite'. Ricordo solo che nel 2013 si parlava della chiusura dell’ospedale e dico che se la città si divide l’ospedale lo chiuderanno. Credo, invece, che il nostro ospedale abbia tutti i requisiti di legge per essere mantenuto e potenziato. Chi compie scelte politiche scellerate, che vanno nella direzione opposta, se ne deve assumere ogni responsabilità – ha poi aggiunto Martini con riferimento all’incontro avuto con Ceriscioli sul cui conto si è così espresso – Il Governatore delle Marche si sta affidando troppo ai tecnici. Non posso per questa, e per altre ragioni, non stigmatizzare il suo comportamento. Come non posso non criticare la sua assenza o la mancata comunicazione di giustificazione a questa seduta cui è stato invitato”.

A chiusura del suo intervento in aula il sindaco di San Severino Marche si è affidato ancora a un appello: “Tutti i contributi, purché disinteressati e finalizzati all’obbiettivo di salvare il nostro punto nascite e il nostro ospedale, sono ben accetti. Anche quelli di carattere legale”.

Chiamato in causa il Comitato per la Difesa e la Tutela dell’ospedale “Bartolomeo Eustachio” è stato rappresentato dal segretario, l’avvocato Marco Massei, cui è stato concesso dall’Assise di parlare in aula per rappresentare l’impegno dell’organismo per il mantenimento del punto nascite e della struttura ospedaliera settempedana. Fra gli interventi si sono poi susseguiti quelli del consigliere capogruppo Alessandra Aronne che ha parlato anche come componente della Commissione comunale Sanità: “E’ stato fin da subito chiarissimo che con la delibera 735 della Regione Marche avremo perso il nostro ospedale – ha detto, per poi sottolineare – La politica regionale non si rende conto di quello che sta subendo il territorio montano. E’ stato chiesto come si faceva ad assorbire i 500 parti di San Severino Marche e ci è stato risposto che se non entrano a Macerata staranno a Civitanova. Queste cose in politica accadono perché ci sono troppe poche donne. Questa sanità è completamente orientata verso il privato e al pubblico vengono lasciate solo le briciole che sono sempre di meno perché si accentra sempre di più. Sono in linea con il sindaco quando dice che la mozione che discutiamo in questo Consiglio va rafforzata. Infine una richiesta: la politica regionale cominci a lavorare per il cittadino”.

Il consigliere Fabio Eusebi si è fatto sentire in aula con chiarezza: “Questo nostro ospedale, solo per il nome che porta – ha detto – dovrebbe avere tutto. E’ una questione di cultura e tradizione. Sessantasei inquisiti, invece, si permettono oggi di deciderne la chiusura. In Regione si sono aumentati gli stipendi e a noi ci chiudono, non si gestisce così una regione che continua a sbagliare le scelte strategiche su ogni fronte. Il peso dei Comuni è sempre minore e i nostri Consigli comunali decidono ben poco con un’amministrazione regionale sempre più centralizzata. C’è bisogno di iniziative di lotta più dura – ha poi aggiunto Eusebi – Queste persone debbono cambiare indirizzo e mettersi a lavorare per il territorio. Sono inquisiti, non hanno titolo per poter legiferare ma dobbiamo lottare. Alla fine le mamme partoriranno al centro medico Blu Gallery e allora mi chiedo perché dobbiamo rivolgerci sempre al privato e spendere un’enormità per avere una prestazione completa. Le malattie serie vanno curate in ospedale. Stiamo scivolando troppo verso il basso, chi non ha soldi non si può curare e questo lo Stato non lo deve consentire”.

“Riparto dalle parole del sindaco che ha parlato di lotta di civiltà e dignità – è poi intervenuto il consigliere Gabriela Lampa – per dire che ci voleva preveggenza prima e che oggi bisogna fare un’azione di forza totale. I nostri medici sono eccezionali e spesso il loro coraggio non è supportato da realtà di sicurezza delle strutture. Il pronto soccorso dell’ospedale di Macerata è una struttura da terzo mondo, quello di Camerino è perennemente intasato. Ci vuole allora un’organizzazione forte e pesante e visto che la politica non ha ruolo e possibilità di preveggenza, auspico solo una grande collaborazione fra tutti in questa nostra zona montana. Solo questo ci può dare risultati. Muoviamoci tutti con un piano di concretezza, siamo in ritardo ma la politica deve agire e intervenire”.

L’invito a “unirsi territorialmente” è giunto anche dal consigliere capogruppo Fernando Taborro: “Non è un problema di San Severino Marche, qui si parte da decreti attuativi che vengono calati in maniera massiccia sui territori. Nelle Marche hanno tagliato i fondi che arrivano dallo Stato e, a cascata, si è deciso di tagliare senza guardare ai territori. E’ inutile che diano un servizio bellissimo a Civitanova se poi le nostre partorienti, a Civitanova, non ci arriveranno mai. E quando dico le nostre non penso solo alle partorienti settempedane ma anche a quelle di Visso, Serravalle, Esanatoglia e dell’Alta Val Potenza che devono percorrere decine e decine di chilometri su strade dissestate e mal servite ma che hanno gli stessi diritti e che dovrebbero avere le stesse condizioni di tutti gli altri. In un paese dove ci sono sempre meno nascite in questo modo viene penalizzato chi vuole mettere al mondo i figli. Questa non è una battaglia né del sindaco né delle opposizioni ma di tutto un territorio per questo chiedo anche agli altri Comuni dell’entroterra il voto di un atto univoco”.

“Rivendico con orgoglio il documento redatto – è intervenuto in aula il consigliere capogruppo di “Una Città da Vivere”, Gilberto Chiodi, che ha sottolineato – Siamo tutti d’accordo nell’esprimere contrarietà alla chiusura del nostro reparto materno infantile. Se chiude il punto nascita chiederò le dimissioni del sindaco, ma è chiaro che noi tutti dovremo andare a casa – ha poi aggiunto Chiodi – La Regione ci lascia in parte un reparto, questo è accanimento terapeutico, perché dare l’oculistica, la dermatologia e la chirurgia in week surgery non è una regalìa ma è un provvedimento che avrebbe già dovuto funzionare con l’introduzione delle reti cliniche. Poi faccio un appello al Presidente della Giunta Regionale: se lo vuole modificare lo modifichi questo provvedimento votandolo e assumendosi tutte le responsabilità. Se chiudono il nostro punto nascite danneggiano non solo San Severino Marche ma tutto il territorio – ha poi sostenuto il capogruppo che, rivolto al sindaco, ha detto – All’incontro con il governatore Ceriscioli potevi portare anche la minoranza e non solo Felicioli. Se la deroga non viene applicata per il nostro ospedale essa non potrà essere applicata per nessuno, compresa Civitanova. Le situazioni analoghe andranno poste sullo stesso piano. Chiedo da ultimo – ha concluso Chiodi – che sia inviata una lettera a firma di tutti i Capigruppo ai sindaci del territorio chiedendo la condivisione dell’atto finale del Consiglio comunale di San Severino Marche”.

(immagine di repertorio)






Questo è un articolo pubblicato il 12-12-2015 alle 14:03 sul giornale del 14 dicembre 2015 - 883 letture

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