Il sindaco Falcucci propone l'unione dei parchi: "Sibillini insieme a Gran Sasso, Monti della Laga e Maiella"

Vivere Ambiente, Sibillini, fioritura Castelluccio di Norcia 7' di lettura 18/04/2016 - Ho letto sul sito del Parco Nazionale dei Monti Sibillini il comunicato stampa di risposta (leggi) al mio del 15 aprile (leggi) sulle misure di conservazione dei “Siti Natura 2000”.

Non posso esimermi di ritornare sulla questione per chiarire perché ho usato un verbo rivelatosi determinante per il Parco tanto da costringerlo ad affermare: “A tal proposito va smentita l’osservazione del Sindaco di Castelsantangelo sul Nera, Mauro Falcucci, che definisce 'inesistente' il Piano del Parco”. Nel dichiarare “…Piano del Parco che non esiste” ho commesso una grave inesattezza tanto da subire una sonora smentita! Continuando però a scorrere il comunicato stampa dell’Ente, si legge, guarda caso: “Anche se l’iter di approvazione non è completato, il piano è stato infatti approvato dal Consiglio Direttivo del Parco …” quindi, si deduce che esiste ma non è stato mai approvato dalle Regioni Marche e Umbria, come previsto dalla normativa. Conseguentemente sono stato censurato per aver impropriamente dichiarato “NON ESISTE” che nella sostanza, a mio avviso, non modifica lo stato dell’arte, tutt’altro!

Tale mia “voluta” affermazione consente a tutti di comprendere meglio, senza alcun equivoco come da sempre si vuol far intendere, che da 23 anni l’Ente opera con un Regolamento provvisorio per il rilascio dei nulla osta approvato dal Consiglio Direttivo nel 1994, modificato nel 1996, nel 2000 e 2001! Ad oggi l’Ente Parco non ha operativo l’unico strumento oggettivo di riferimento, da tutti consultabile e che deve essere prima approvato dalle Regioni Marche e Umbria che si chiama: “PIANO DEL PARCO”. Questi sono i fatti!

Da ultimo, la conferma che il Piano del Parco non è “in vigore” viene dall’autorevole impegno che il Presidente, Prof. Oliviero Olivieri, ha assunto lo scorso agosto 2015 a Castelsantangelo sul Nera durante l’incontro pubblico, quando garantì che sarebbe stato approvato entro il 31/05/2016. Nulla nel comunicato del Parco n. 4 è stato detto al riguardo; se tale data verrà o meno rispettata! Confidiamo di acquisire notizie quanto prima.

Dopo questa sterile quanto inadeguata osservazione che non fa altro che confermare che il Piano del Parco è solo sulla carta, un’ulteriore conferma si trova sul sito web del Parco al link Piano del Parco dove si legge: “Il Consiglio Direttivo del Parco ha approvato il Piano con Delibera n. 59 del 18 novembre 2002 (previo parere favorevole espresso dalla Comunità del Parco con Delibera n. 8 del 21 settembre 2002). Ha operato le correzioni così come deliberate dal Consiglio Direttivo ed ha inviato la documentazione alle regioni Marche e Umbria per l'adozione del Piano”. Nulla viene detto e/o si trova sul sito circa il numero di quante osservazioni furono depositate dopo l’approvazione del 2002 del Piano del Parco, quante sono state valutate, quante sono state respinte e quando verrà di nuovo riapprovato dal Consiglio Direttivo del Parco e trasmesso alla Regioni Marche e Umbria per la definitiva validazione e applicazione.

Sempre visionando il sito del Parco, al link “i Progetti” → Piano del Parco” si legge che il documento in parola, “è stato finanziato oltre che con i fondi di cui all’OB. 5b) della Regione Marche anche con i fondi correnti dell’Ente. L’importo finanziato” è pari ad Euro 1.367.678,00”. Sarebbe opportuno che l’Ente Parco renda noto quale è stato il costo complessivo dell’elaborato e se saranno necessari altri fondi pubblici per renderlo definitivamente operativo!

Ho volutamente omesso, nel precedente intervento stampa, per non complicare la comprensione dell’articolato iter amministrativo degli Atti che dovrebbero regolare la vita del Parco, il mancato aggiornamento di un altro importantissimo documento: il piano pluriennale economico e sociale per la promozione delle attività compatibili. Il citato piano, specifica competenza della Comunità del Parco, organo composto dai rappresentanti degli Enti locali, è stato approvato dal Consiglio Direttivo con delibera n. 21 del 26/04/2001, e mai aggiornato così come previsto dall’art. 14, comma 6 della Legge n.394/1991 (modificato dall’art. 2, comma 31, della Legge 9/12/1998, n. 426). La predetta norma afferma che il suddetto documento, propedeutico e integrativo al Piano del Parco, ha una durata quadriennale e può essere aggiornato anche annualmente. Il legislatore, infatti, ha voluto stabilire un obbligo temporale proprio perché il mondo cambia e cambia in fretta ed ha voluto dare alla Comunità del Parco il ruolo di pianificazione del proprio territorio in funzione di come si evolve la società e come mutano le esigenze e gli interessi degli operatori, siano essi turistici, siano di attività tipiche nel settore agro-silvo-pastorale o altro. Ad oggi non è stato effettuata nessuna revisione violando, anche in questa circostanza, la Legge 394/91 e ss.mm.ii., e la Comunità si trova con un elaborato di programmazione vecchio di 15 anni! Dal 2001 ad oggi, il predetto documento, avrebbe dovuto avere almeno tre aggiornamenti, se quadriennali, invece ad oggi nessun adeguamento!

Cosa aggiungere, se non che i reiterati appelli che ho periodicamente sollevato al riguardo, le note indirizzate al Ministero dell’Ambiente in proposito, alcune ancora rimaste senza risposta, sono iniziative tutte cadute nel silenzio più assordante. La collettività deve conoscere tutto questo per evitare di considerare anche i rappresentanti dei cittadini consenzienti, preferendo il silenzio in cambio di qualche piccolo “intervento”, anziché alzare la voce e rivendicare il proprio ruolo. Questa situazione di totale inefficienza amministrativa, per le ragioni ampiamente accennate, ha comportato una lenta e costante rassegnazione tanto che le attività tipiche del territorio si sono ridotte ulteriormente, favorendo lo spopolamento e impoverendo il patrimonio sociale, storico ed ambientale.

Tale inadempienza ha contribuito anche allo spopolamento della montagna in quanto le cosiddette attività compatibili, non trovano più sostenibilità economica se non vengono ridisegnate strategie e politiche del territorio consone ai tempi di oggi; rimanere in montagna è una “missione” che oggi non può più essere sostenuta dalla gente residente! Il dubbio che così facendo si trasformi un’Area protetta in un’Area di Riserva naturale, imitando quelle Indiane d’America è forte, ma la resistenza alla trasformazione è ancor più forte e l’enorme disagio che vivono i residenti è sempre più difficile contenerlo!

Oggi si parla di unione di Comuni, di fusione e di incorporazioni, processi amministrativi tutti volti ad incrementare efficienza ed efficacia della macchina amministrativa con un notevole risparmio di risorse economiche e umane, razionalizzazione, a detta delle Istituzioni centrali, che andrebbe a tutto vantaggio della collettività. Questo processo di accorpamento deve essere applicato anche per i Parchi Nazionali. Non solo si ridurrebbero i costi di gestione ma sicuramente si darebbe più impulso a far diventare una area protetta, che vedrebbe un più significativo territorio interregionale coinvolto, volano di sviluppo nazionale, economicamente accettabile specialmente per chi vive ed opera all’interno.

Unire il Parco Nazionale dei Monti Sibillini con quelli del Gran Sasso Monti della Laga e Maiella, farebbe realizzare il Parco Nazionale dell’Appennino accogliendo così l’invito del progetto europeo denominato APE (Appennino Parco d’Europa) e portando il nostro Paese all’avanguardia per l’attenzione alle aree protette. Ciò comporterebbe una contestuale rivisitazione dei confini delle delimitazioni zonali con una particolare attenzione per le aree urbane e per una politica diversa.

Il malessere delle popolazioni e il disagio degli Amministratori impongono, dopo 23 anni dall’istituzione del Parco dei Sibillini, un immediato confronto per rivalutare l’intera questione ed apportare urgenti modifiche legislative volte a mettere al centro l’uomo, elemento essenziale per lo sviluppo e la conservazione della natura, nonché insostituibile sentinella del territorio e soggetto indispensabile per garantirne la manutenzione e per mitigare i rischi idrogeologici dovuti soprattutto all’abbandono “forzato” del territorio.


da Mauro Falcucci
Sindaco di Castelsantangelo sul Nera





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 18-04-2016 alle 19:48 sul giornale del 19 aprile 2016 - 963 letture

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