L'Ascensione al Santuario del Glorioso: tornano i tradizionali pellegrinaggi

Variante del Glorioso 3' di lettura 19/04/2016 - Fino a pochi anni fa, quando le campagne erano ancora popolate, tutti gli anni, per l’ascensione, che cadeva di giovedì festivo, giungevano al Santuario del Glorioso da tutte le 41 frazioni e parrocchie di San Severino Marche (che allora era diocesi), numerose processioni con stendardi, bandiere e crocifissi processionali.

Il movimento di popolo si componeva delle confraternite maschili e femminili, due o tre almeno per ogni parrocchia, dei ragazzi e di tutte le altre persone. Si partiva al mattino presto, a seconda della distanza dal santuario, camminando, pregando e cantando.

Al Glorioso, man mano, veniva annunciato forte, per nome, l’arrivo di ciascuna comunità: "Arriva la compagnia di Parolito", "Arriva la compagnia di Stigliano", "Arriva la compagnia di Castel San Pietro".... E, per ultimo, perché piu’ vicini: "Arriva la compagna di Cesolo, Granali". Tutti partecipavano devotamente alla Santa Messa, stipati nella chiesa, piena all’inverosimile, con le pareti affrescate ma tutte abbrunite dal fumo delle candele. Moltissimi si accostavano alla comunione, poi ci si metteva in libertà togliendosi i camici e si faceva colazione all’aperto, sotto le piante di mandorli, presenti numerose attorno all’edificio sacro. Ci si dissetava alla fontanella pubblica, ancora presente di fronte all’ingresso principale della chiesa. Ciascuno consumava la colazione che si era portata. Molte bancherelle di giocattoli e altre di frutta, in particolare limoncelle e lupini, attorniavano la chiesa, piena dentro e fuori di molta gente di ogni età, tanto era difficile muoversi agevolmente per quanta gente c’era. Quasi sempre il pomeriggio veniva disturbato da qualche lieve pioggerella che però passava subito e consentiva la prosecuzione della festa fino a sera. C’era la giostra volante con musica assordante; occasione per molti giovani di incontrarsi, conoscersi e in seguito anche sposarsi. Il giorno dopo, in via Mazzini, ove ora sorge l’ITIS, c’era una grande e rinomata fiera di bestiame alla quale accorrevano allevatori e negozianti da molte città e comuni della regione.

La festa negli ultimi anni è andata affievolendosi anche a causa della chiusura del santuario, di proprietà comunale, per lunghi lavori di restauro. Terminati da poco i lavori, il santuario è stato riportato alla sua originale bellezza, con innumerevoli e pregevoli quadri ed estesi dipinti, con la prodigiosa statua lignea della Madonna Addolorata che nel venerdì santo del 22 aprile 1519 versò lacrime. Realizzata recentemente anche una strada esterna (leggi), da e per Apiro e Cingoli, che ha eliminato del tutto i pericoli e il trambusto del traffico veicolare, si può ora godere liberamente e pienamente del santuario e della bella campagna adiacente, sempre molto serena e accogliente, libera da pericoli.

Le famiglie del posto, riunitesi in comitato e le confraternite di San Severino Marche e delle parrocchie di campagna, hanno deciso di riprendere la costante tradizione dei pellegrinaggi, partendo alle ore 8 di domenica 8 maggio 2016 dalla chiesa concattedrale di Sant’Agostino per giungere con le divise, bandiere e stendardi, cantando e pregando, al santuario, ove alle 9 verrà celebrata una Santa Messa per solennizzare l’Ascensione di Gesu’ risorto al cielo.

Nella cupola, sopra l’altare maggiore, c’è una bella statua di Cristo Risorto che ascende a cielo. Tutti sono invitati a partecipare. Sante messe verranno celebrate ogni ora. Non mancheranno bancherelle con limoncelle e lupini. Si confida vi siano anche i venditori di fischietti, per la conferma del noto detto popolare: "Si gitu a u Gluriusu? I compratu u ciuffulittu?"


da Confraternità Corpus Domini San Severino





Questo è un articolo pubblicato il 19-04-2016 alle 20:22 sul giornale del 20 aprile 2016 - 957 letture

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