Madonna con la Rondine del Crivelli, Baldini: "Chiedere la restituzione alla National Gallery"

Madonna della Rondine 7' di lettura 13/06/2016 - Analizzando con un occhio più attento ai dettagli il celebre dipinto su tavola del pittore veneziano Carlo Crivelli identificato, a mio modesto parere impropriamente, come “Pala Ottoni”, ma più comunemente conosciuto come la “Madonna della Rondine”, per la presenza di una bella rondine appollaiata sopra il trono della Vergine col Bambino, si possono scoprire singolari analogie con quella che poteva essere la Matelica di fine ‘400, epoca in cui il dipinto venne realizzato.

Sostengo che l’opera è impropriamente conosciuta come la “Pala Ottoni” perché, come riportato anche dal prof. Angelo Antonelli nel libro sul 550° Anniversario del passaggio a Matelica di Papa Pio II° Piccolomini, la recente scoperta presso l’archivio di Camerino di due distinti contratti, dimostra che l’opera non venne commissionata solo dalla famiglia Ottoni, ma anche da tale Giorgio di Giacomo, allora guardiano del convento di San Francesco di Matelica, sul cui altare centrale infatti il dipinto è stato custodito fino al 1862. Si trattò quindi di un contratto misto, ed analizzando le spese ripartite, si scopre che il nobile Ranuccio Ottoni pagò solo 60 ducati, mentre i frati francescani sborsarono al Crivelli ben 310 fiorini, faticosamente raccolti con le offerte e le elemosine dei matelicesi.

E’ per questo motivo che ritengo profondamente ingiusto continuare a chiamare il dipinto come “Pala Ottoni”, anche perché quest’ultimi, con la loro equanime arroganza, imposero al Crivelli di dipingere sotto il trono della Madonna il loro stemma nobiliare, cioè l’Aquila nera sulla scacchiera.

E questo che poteva essere un semplice “dettaglio”, fu purtroppo invece la causa principale della vendita illegittima ed abusiva del dipinto alla National Gallery di Londra nel 1862, dove si trova tuttora, da parte del nobile Luigi De Sanctis, rivelatosi poi un abile truffatore, con la sua falsa dichiarazione di essere proprietario del dipinto, per millantate sue discendenze con la dinastia Ottoni, dimostrate appunto dalla presenza sul dipinto dello stemma nobiliare.

Ma venendo allo scopo di questo articolo, per sottolineare le molte affinità che legano la pala al paesaggio ed all’urbanistica della Matelica di fine ‘400, c’è un particolare, nella predella che raffigura San Giorgio che uccide il drago, dove sullo sfondo il Crivelli sembra riprodurre fedelmente uno scorcio della Matelica quattrocentesca. Infatti si riconosce chiaramente la Porta Campamante, la torretta adiacente, una torre in secondo piano oggi non più esistente, ma di cui si notano ancora tracce in una casa del rione e il campanile originario della chiesa di San Francesco.

In primo piano, il Crivelli ha dipinto anche un ponticello su un piccolo fiume, che molto probabilmente è il Rio Imbrigno, che scorre tuttora a poche decine di metri da Porta Campamante e che poco più avanti confluisce con il Fosso di Braccano.

Ora, se diamo per scontato che si tratti proprio di una “fotografia” quattrocentesca del rione Campamante di Matelica, il punto di vista di chi l’ha riprodotta, cioè del Crivelli, dovrebbe essere necessariamente quello dove oggi è ubicato il quartiere Rondinella – Casette San Domenico. Anzi, il punto esatto, della visuale dovrebbe essere proprio quello dove sono i resti della chiesa di San Domenico, che poi ha dato il nome al rione e dove, secondo la tradizione, era presente anticamente un affresco che ritraeva una Madonna con la Rondine, di cui una copia ottocentesca si può ammirare nella edicola esterna della chiesa lungo la strada per Braccano.

Questa osservazione mi è stata confermata anche dal prof. Igino Colonnelli, che abita proprio adiacente alla ex chiesa di San Domenico, di sua proprietà, il quale mi disse che nel 1975 anche il pittore Giacomo Lisia, che in quel periodo era nelle Marche per dipingere i 57 comuni della Regione, scelse proprio il campo limitrofo alla sua abitazione come visuale per riprodurre uno scorcio di Matelica e quindi del rione Campamante. Ovviamente, all’epoca del Crivelli, il panorama da quel punto era diverso, non essendoci allora il ponte della ferrovia a coprire la visuale prospettica della città. Quindi la prima ipotesi è che il Crivelli, per dipingere il quadro, possa essersi posizionato proprio sulla collinetta dove oggi è il quartiere Casette San Domenico – Rondinella e lo abbia fatto perché quello, dal punto di vista prospettico, era il posto con la migliore visuale sul rione Campamante, ovvero il rione della chiesa di San Francesco, per la quale il dipinto era stato commissionato.

Inoltre, e questa è la seconda ipotesi, è che il pittore veneziano abbia scelto come soggetto la Madonna con la Rondine ispirandosi proprio all’affresco presente presso la chiesetta di San Domenico. E’ dello stesso avviso anche il prof. Angelo Antonelli che, sempre nel libro sul 550° di Papa Pio II°, propone anche altri significati legati al concetto iconologico della rondine, la cui comparsa è da sempre legata all’arrivo della primavera, in concomitanza con la Pasqua e quindi con la resurrezione di Cristo. Una cosa, comunque, non esclude l’altra e quindi le due ipotesi potrebbero coesistere tranquillamente.

Ma il prof. Antonelli si spinge oltre, ipotizzando che, per la predella che riproduce il martirio di San Sebastiano, il Crivelli si sia ispirato al cortile interno del palazzo dei conti Ottoni, che alla fine del ‘400 era stato da poco costruito. Quindi, se si vuole accettare il fatto che il Crivelli, sulla pala della Madonna con la rondine, abbia voluto riprodurre alcuni scorci della Matelica quattrocentesca, allora anche nelle predelle di San Girolamo e della Natività, si intravede sullo sfondo una città turrita, cinta da mura con varie porte e con una collina immediatamente alle sue spalle che, guarda caso, somiglia proprio alla collina delle Serre di Matelica. In particolare, nella predella di San Girolamo, la città potrebbe essere vista da sud-est, quindi da un punto di vista prospettico diverso da quello del rione Campamante e dove, guarda caso, si nota un massiccio torrione, in corrispondenza del rione oggi chiamato in dialetto “Lu Torò”, cioè “Il Torrione”, a memoria della presenza in quell’area, in epoca medioevale e rinascimentale, di una grande torre, eretta a guardia del lato sud/sud-est della città e in direzione di città che storicamente sono state quasi sempre nemiche di Matelica, come Camerino e San Severino. Ma non essendo pervenuti ai giorni nostri foto, disegni o illustrazioni di questi manufatti, restiamo sempre nel campo delle ipotesi.

Rimane il fatto, comunque, che il ritrovamento dei due contratti stipulati con il Crivelli per la realizzazione della pala, dimostra che l’opera appartiene legalmente e storicamente alla chiesa di San Francesco ed ai matelicesi e che venne venduta agli inglesi abusivamente, in quanto il nobile Luigi De Sanctis non aveva alcun diritto di proprietà su di essa! Anzi, pur non essendo un avvocato, credo però che ci siano tutti i presupposti per considerare quell’atto di vendita come un autentico furto e come tale, ritengo che il Comune di Matelica, la Regione Marche ed il Governo italiano dovrebbero richiedere ufficialmente la restituzione del dipinto alla National Gallery di Londra, allo stesso modo di come si stia cercando di fare per il famoso Atleta di Lisippo, una statua bronzea risalente al IV° sec. A.C., rinvenuta da un peschereccio in mare, al largo di Fano, in acque territoriali italiane e successivamente venduta illegalmente al Paul Getty Museum di Malibù negli Stati Uniti, dove è tuttora esposta.


   

da Danilo Baldini
Comitato tutela del territorio





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 13-06-2016 alle 00:30 sul giornale del 14 giugno 2016 - 1311 letture

In questo articolo si parla di cultura, matelica, Danilo Baldini, tutela del territorio

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