Coldiretti: soldi per il bestiame 'terremotato' e anticipo sui contributi europei. Ecco i primi provvedimenti

3' di lettura 11/11/2016 - Per effetto delle migliaia di scosse che stressano gli animali dal 24 agosto la produzione di latte negli allevamenti delle aree terremotate è crollata del 30% mentre sono aumentati i costi gestione nelle stalle distrutte, inagibili o lesionate e quelli per la consegna del latte a causa delle strade dissestate ma crescono anche i rischi per mandrie e greggi senza più ricoveri di essere preda di animali selvatici e lupi o degli sciacalli.

A sottolinearlo è la Coldiretti Marche nell’esprimere apprezzamento per il provvedimento varato dal Consiglio dei Ministri su proposta del Ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina. Il provvedimento prevede la copertura del mancato reddito delle imprese di allevamento con un aiuto per gli aiuti per gli animali allevati dalle pecore ai bovini per i quali è fissato un aiuto di 400 euro a capo con l’aumento degli stanziamenti da 1 a 10 milioni per gli allevatori colpiti, nonché anticipi sui contributi europei per far fronte alle esigenze di liquidità mentre verranno raddoppiate le 200 stalle mobili ed i 70 moduli abitativi previsti dai bandi regionali in dirittura di arrivo.

Ora occorre vincere insieme la battaglia contro la burocrazia per fare in modo che gli aiuti arrivino al più presto ad agricoltori ed allevatori che rischiano di chiudere per sempre se non si creano le condizioni per restare sul posto, garantendo vivibilità e operatività per accudire il bestiame e dare continuità alle attività produttive. Serve una corsa contro il tempo per dare la possibilità agli allevatori di stare vicino ai propri animali con container, roulotte o moduli abitativi ma servono anche ricoveri sicuri per il bestiame con stalle, fienili e casolari lesionati, distrutti o inagibili.

Gli animali sono particolarmente sensibili ai cambiamenti ambientali che creano in loro uno stato agitazione con conseguenza riduzione della produzione di latte in mucche e pecore che rappresentano la spina dorsale dell’attività di allevamento nelle zone colpite dal sisma. Oltre l`80% delle strutture agricole e zootecniche delle zone terremotate marchigiane controllate presenta danni, mettendo a rischio un settore determinante per l’occupazione e l’economia di questi territori ma, sottolinea la Coldiretti, alimenta anche un fiorente indotto agroindustriale con caseifici, salumifici e frantoi dai quali si ottengono specialità di pregio famose in tutto il mondo che sostengono che il flusso turistico che, tra ristorazione e souvenir, è la linfa vitale per la popolazione.

Prime buone notizie, ad esempio, da Cessapalombo, dove sono stati consegnati i primi container all'azienda agricola Ansovini (nelle foto, ndr).

TURISMO - Il terremoto rischia di cancellare le circa 220mila presenze turistiche annue che si registrano nella zona dei Monti Sibillini, tra le province di Macerata, Ascoli Piceno, Fermo e Perugia, devastate dal sisma. Le scosse hanno determinato una vera e propria fuga di turisti, disdette delle prenotazioni, presenze praticamente azzerate e previsioni ovviamente disastrose in vista delle festività natalizie. Secondo un’analisi Coldiretti su dati Istat, nel versante marchigiano delle aree colpite dal sisma sono attivi circa 180 agriturismi. La maggior parte, 120 si trova in provincia di Macerata, mentre una trentina di strutture a testa sono nelle province di Ascoli Piceno e Fermo. Proprio gli agriturismi rappresentano il fulcro dell’attività ricettiva in queste zone, assieme a B&B e alberghi, prevalentemente a 3 stelle. Non a caso il settore agricolo è anche quello più rappresentato, davanti a commercio e ristorazione e accoglienza, mentre l’agroalimentare è considerato il motore della vacanza in questi luoghi, assieme alle bellezze naturalistiche.








Questo è un comunicato stampa pubblicato il 11-11-2016 alle 00:25 sul giornale del 12 novembre 2016 - 702 letture

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