Ad un mese dal sisma le preoccupazioni di chi è rimasto nell'entroterra: "In pochi tornano dalla costa"

terremoto generico 2' di lettura 27/11/2016 - L'emergenza non è affatto finita. Si prova a tornare alla normalità, ma dopo il sisma che ha sconvolto l'intero centro Italia e desertificato l'entroterra maceratese è davvero difficile. A testimonianza di ciò, la dottoressa Nadia Moreni di Muccia ha deciso di lanciare un appello descrivendo la situazione del suo paese.

"Sono riuscita ad ottenere dalla Federfarma nazionale un piccolo container da posizionare nell'area allestita a Muccia e in cui trasferirò l'attività di somministrazione dei farmaci - scrive la dottoressa e farmacista Moreni - La stessa area diventerà il nuovo centro del paese, ospitando anche la scuola elementare, il municipio, l'ufficio postale, la banca e l'ambulatorio medico. Nonostante ciò, ad un mese dal sisma, parlare di normalità è davvero difficile. La gente che è tornata dalla "deportazione" lungo le coste è davvero poca. Questa spiacevole situazione ha fatto sì che molti abbiano scelto definitivamente di trasferirsi altrove: chi per aprire la propria attività commerciale (chi aveva la struttura danneggiata ha pensato che visto la scarsità di clienti, sarebbe stato inutile acquistare/noleggiare un container), chi per iscrivere i propri figli alle scuole di Loreto/Recanati/Civitanova Marche ed evitare che essi frequentino l'anno scolastico in un tendone. La situazione di incertezza che ci pervade ci fa sentire davvero abbandonati dalle istituzioni."

La Moreni spiega poi che "ancora non sappiamo quando verranno consegnati moduli abitativi, figuriamoci le casette di legno. Chi può, si sta organizzando a proprie spese acquistando o costruendosi una casetta sul proprio terreno. Gli altri, come ho detto prima, si sono già trasferiti in cerca di un "nuovo futuro" altrove."

Un'altra immensa emergenza è quella degli anziani non autonomi. "Molte case di riposo/accoglienza - ha aggiunto la Moreni - sono state lesionate e hanno lasciato senza tetto i propri ospiti, come mia madre Felicetta: costretta a letto da metà ottobre per una frattura al bacino, è stata inizialmente spostata in una mensa (ormai in disuso - della ditta che stava eseguendo i lavori della superstrada) e poi trasferita in una sala convegni insieme a molti altri sfollati. Purtroppo tale sistemazione non è definitiva, il responsabile della struttura ha già posto un termine al suo soggiorno forzato e Felicetta, che ora inizia a muovere i primi passi con il girello, non riesce ancora a trovare un tetto sicuro dove poter stare tranquilla. Così come lei anche molti altri suoi analoghi, i cui parenti hanno la casa lesionata e non possono permettersi di ospitare i loro cari, non avendo loro stessi un posto dove andare."






Questo è un articolo pubblicato il 27-11-2016 alle 19:55 sul giornale del 28 novembre 2016 - 1829 letture

In questo articolo si parla di attualità, terremoto, muccia, Riccardo Antonelli, articolo

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