Lavoro e ispirazione persi a causa del terremoto: l'operatrice-pittrice Maria Clara prova a ripartire dopo il sisma

5' di lettura 12/01/2017 - Lavoro e hobby persi tutti in un solo colpo a causa del devastante sisma per l’operatrice sanitaria colombiana Maria Clara Rebeiz Zawadsky (nella foto), originaria di Bogotà, ma ormai da molti anni in Italia.

Non è riuscita a trattenere le lacrime, parlando dei suoi capolavori la signora Rebeiz, impegnata come assistente nella casa di riposo di Castelsantangelo sul Nera (danneggiata già con il sisma di fine agosto), ma che nel tempo libero si dedica alla pittura. Per il lavoro, la speranza è quella di tornare una volta realizzata la nuova casa di riposo, ma nel frattempo è sotto cassa integrazione.

La perdita dei suoi capolavori e della casa, sono invece le cose che la preoccupano di più. L’hobby di dipingere con il tempo si è trasformato in una passione sempre più forte, che l’ha portata a raggiungere eccellenti livelli, con critiche da parte di altri artisti nazionali. Tante anche le richieste per le sue opere dall’Italia e dall’estero.

Insieme al marito è sfollata e ospite dell’Hotel San Crispino di Trodica di Morrovalle. La vena artistica ispiratrice in parte ce l’ha nel sangue, proprio come la sua amatissima mamma Gloria, che dipingeva e realizzava oggetti tipici del costume colombiano. Molti, tanti dei suoi lavori sono rimasi nella casa di Visso con oggetti cari, che l’hanno turbata solo al parlarne. E’ riuscita a salvarne alcuni, che ora sono esposti nell’atelier di moda “Dolce Vita” della signora Francesca Bracalenti a Trodica di Morrovalle. La signora Francesca, moglie di Massimo Milani, socio-proprietario dell’Hotel San Crispino, è rimasta colpita dalle opere della Rebeiz, tanto da esporle nel proprio studio di moda, dove vengono creati capi di abbigliamento di classe e casual per sole donne.

I coloratissimi e variegati quadri, con tonalità forti, ma anche in bianco e nero, che vengono prevalentemente realizzati su tela con tempera acrilica, abbelliscono e vivacizzano le pareti della boutique risaltandone la base. Varie le tematiche ispiratrici: dagli animali, ai volti sacri con Madonne bellissime, a raffigurazioni immaginarie di persone e scene naturali con animali, ma anche molto impressionismo e astrattismo multicolore. Tonalità forti, che attraggono che attraggono grandi e piccini, ma anche gli addetti ai lavori. Qualche mostra realizzata a Visso e nella vicina Umbria.

Si può scoprire e conoscere l’arte dell’autodidatta pittrice colombiana pure sul web, sulla sua pagina Facebook. Lei però è restia a vendere i suoi capolavori, che rispecchiano lo spirito e l’animo “caliente” tipico dei popoli latino-americani. Colori forti, accesi e forme multiple, volti in bella evidenza rifiniti con particolari in rilievo fatti con das o cera a caldo (tecnica che le ha insegnato il pittore Gianfranco Maiorano), ma anche con il silicone.

Come i balli latini, anche l’arte della Rebeiz si può definire alla “como se siente” per la sua variegata ispirazione: soggetti e forme geometriche, unite da linee e colori caldi o addirittura in bianco e nero, dipingendo su tela, carta, legno e qualsiasi altra superficie. La sua versatilità l’ha portata anche a colorare mobili e pareti della sua casa di Visso, dove all’interno sembra di vivere in una casa coloniale sudamericana. Esegue anche collage e le sue produzioni variano in media fra le 40 e le 50 l’anno. Anzi variavano, perché ora il sisma ha fatto crollare anche la sua ispirazione. “La metà dei quadri sono rimasti al piano superiore nel mio appartamento – dice la signora Rebeiz – in quello inferiore ce n’erano altri, che avevo preparato per una mostra già iniziata il mese di agosto. Sono riuscita a tenerla aperta e a vendere qualche quadro prima del 24 agosto. Quel giorno poi c’è stato il caos e ho dovuto lasciare l’abitazione. Il dolore è stato grande, perché tutti gli sforzi e i sacrifici fatti, compresa l’ispirazione, finiscono improvvisamente”.

Da quando è ospite all’Hotel San Crispino ha prodotto qualcosa, anche per trascorrere meglio il tempo. “Da quando sono qua ho realizzato qualcosa solo in bianco e nero, ma piccole cose, perché non sento il desiderio di dipingere e mi manca l’ispirazione - ha spiegato - Mi ha fatto molto piacere l’idea della signora Francesca di esporre i quadri che ero riuscita a salvare e portare con me, perché noto che quando la gente li vede ha un'esplosione di gioia, di allegria. Fondamentalmente è questo che mi gratifica, perché non mi sono mai considerata una pittrice particolare o speciale, io sono diversa. I miei quadri sono istintivi, ciò che in quel momento sento di realizzare, faccio. Non ho mai realizzato quello che vedo, io creo. Ho cominciato per hobby ed è ancora così. Anche se ho studiato con diversi pittori, non ero portata a fare la scuola. Sono stata sempre autodidatta. Ho trovato tutto da sola, i colori, i pennelli e il modo di fare i rilievi. Non ho per ispirazione riferimenti precisi. Chiudo gli occhi e creo quello che mi viene in mente”.

(sotto alcune foto delle sue opere e la titolare dell'atelier, clicca sulle immagini per ingrandire)








Questo è un articolo pubblicato il 12-01-2017 alle 16:15 sul giornale del 13 gennaio 2017 - 2927 letture

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