Allevatori in modalità sopravvivenza nell'entroterra maceratese: "Solidarietà dai privati, ma le istituzioni potevano fare di più"

Stalla terremoto 3' di lettura 13/02/2017 - Continuano i disagi per gli allevatori dell’entroterra maceratese colpiti da una doppia calamità, quella imprevedibile prima del violento terremoto e poi quella in parte annunciata (meno nelle dimensioni) della neve, che hanno messo a dura prova persone e strutture.

L’inverno è già per gran parte alle spalle, ma non è ancora finito e delle stalle e strutture di emergenza se ne sono viste poche, rarissime. Gli animali hanno continuato a morire sotto il freddo trovando riparo in strutture di emergenza e rischiando in quelle stalle gravemente lesionale e dichiarate inagibili.

Sotto il peso della neve hanno ceduto anche le recinzioni ed i capi di bestiame (mucche, cavalli) sono scappati e si sono allontanati. Difficile l’operazione di recupero da parte degli allevatori, anche per quelli più prossimi ma finiti in mezzo al fango, con grossi problemi anche di approvvigionamento. Gli allevatori tengono duro ed al loro fianco c’è stata soprattutto la solidarietà dei colleghi di tutt’Italia, che hanno inviato e continuano a portare aiuti come mangimi, foraggi e sembra siano stati promessi anche capi di bestiame.

Una solidarietà immensa che passa attraverso i social network, come è accaduto per molti casi, in ultimo da parte di alcuni allevatori toscani, corsi in aiuto agli allevatori di Pieve Torina e ad altri dopo i servizi realizzati da Nicola Baiocco per TV Centro Marche. “Non è cambiato tanto rispetto a qualche mese fa – dice l’allevatore di Casavecchia di Pieve Torina Attilio Rivelli - quando eravamo all’inizio dell’inverno. Certo il tempo un pochino è migliorato e siamo riusciti a organizzarci un po’ da soli. Per quanto mi riguarda abbiamo messo questo telone con la rete di protezione nella stalla inagibile e piano piano stiamo un po’ sistemando gli animali per conto nostro. Purtroppo siamo venuti a trovarci in una situazione particolare con tanti crolli e tanti problemi. La neve l’avevamo già calcolata, ma il terremoto no”.

L’allevatore Attilio Rivelli e la sua famiglia hanno avuto danni ingentissimi, con l’abitazione crollata e classificata “E” così come le strutture di ricovero per gli animali. Con i suoi famigliari vive in un gazebo da giardino che ha tamponato e in una roulotte divisa con un operaio. Delle 120 mucche del suo allevamento, alcune hanno trovato riparo in una stalla nella frazione di Vari ed altre in quelle danneggiate, dove sono stati effettuati lavori di emergenza per riparare le bestie da eventuali altri crolli. “Secondo me, ormai c’è poco da dire - prosegue Rivelli – i ritardi sono evidenti. Non si è fatto mai vivo nessuno. Di polemiche ne abbiamo fatte tante. Ormai il danno è stato fatto e mi piacerebbe soltanto che da adesso in poi ci cominciasse a fare qualcosa di concreto e da parte di tutti. Ormai è andata com’è andata, chi ha sbagliato ha sbagliato. Da me è tutto inagibile, casa addirittura è crollata, i magazzini e i tetti delle stalle sfondati. Di contro c’è da dire che la solidarietà è stata quasi esagerata, nel senso che si sono mossi da tutte le parti d’Italia, addirittura in maniera simbolica, con allevatori di Mantova che sono venuti giù con i trattori per portarci gli aiuti, un bell’impegno. Forse è su questo che bisognerebbe riflettere: se un gruppo di persone riesce ad organizzarsi per portarci aiuti, qualcosina in più le istituzioni potevano farlo”.

(sotto alcune foto dell'allevamento e dell'abitazione di Rivelli, clicca sulle immagini per ingrandire)








Questo è un articolo pubblicato il 13-02-2017 alle 12:52 sul giornale del 14 febbraio 2017 - 2884 letture

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