Magliette gialle, numeri e provvedimenti mirabolanti. Tapanelli ironico: "Trovateci casa lungo la costa e la chiudiamo qui"

Pietro Tapanelli 3' di lettura 20/05/2017 - Negli ultimi giorni ne abbiamo letteralmente viste di tutti i colori.

Ovviamente il giallo delle magliette renziane ha monopolizzato l’attenzione cromatica degli analisti locali e nazionali, ma i successivi comunicati dei politici regionali hanno avuto un ulteriore impatto mediatico che ha fatto virare la scala dei colori più sul verde, se facciamo riferimento alla rabbia dei cittadini, o sul nero, se alla rabbia sostituiamo qualche termine meno nobile.

Certo è che tutta questa attività cerebrale dei politici d’alto bordo ha scatenato, nei comuni cittadini, i carissimi inferiori di fantozziana memoria, un tripudio di insulti. Guai però a svilire il ruolo di questa arte, che lo stesso Schopenhauer ha teorizzato nell’intramontabile “L’arte di insultare”, perché le invettive e gli improperi, lanciati dai comuni mortali, sono andati a costituire una silloge di nobilissime ingiurie indirizzate contro un obiettivo ben specifico: il Governo. Nazionale o regionale, talvolta comunale, non ha importanza.

L’insulto ha trovato terreno fertile, come nelle antiche scuole di pensiero, grazie all’esercizio della pratica. Effettivamente i momenti per dare spazio all’allenamento, della nobile arte citata, non sono mancati. Dicevo delle magliette gialle, ma qui è stato come sparare sulla croce rossa: troppo facile. Andando oltre però ci siamo imbattuti nelle goffe prese di posizione dei vari rappresentanti del PD marchigiano. Procedendo ancora per gradi siamo perfino arrivati ai comunicati stampa della Regione Marche.

Bellissimo è stato quello del 18 maggio dove, in un solo colpo, quel buontempone del Presidente Ceriscioli ha tirato pubblicamente le orecchie al Sindaco di Visso, cittadina annientata dal sisma che è ancora nella stessa identica situazione di sette mesi fa, e ha dato a tutti la solita boriosa lezioncina sulla complessità della procedura amministrativa (leggi). Il tutto condito da una sequela di numeri da capogiro degni dell’intramontabile “L’allenatore nel pallone”. Tutti ricorderanno la celebre scena del calciomercato quando Oronzo Canà (Lino Banfi) e il Presidente della Longobarda dissertavano sugli acquisti da fare. Riassunto. Il Presidente, della Longobarda, non della Regione, inizia a sciorinare numeri e frazioni da vertigini: “la metà di Giordano da girare all’Udinese per un quarto di Zico e tre quarti di Edinho”. Ovviamente il genuino Canà replica: “ma quindi, chi abbiamo preso?” Il presidente, a questo punto, crolla con un arrendevole “nessuno”. Ecco, sulle casette, siamo a questi livelli. Numeri da far girare la testa con annessi anglicismi e acronimi altisonanti. Risultato? Zeru tituli.

E poi non se ne può più del refrain della procedura complessa. Basta! Che la procedura è complessa lo sappiamo. In Italia è da sempre così. Ma se nell’ordinario la complessità della procedura ha il fine indiretto di rendere prudente la spesa di denari pubblici, nelle catastrofi questo non può essere tollerato. Qualche sindaco prova a dirlo, vedasi Visso, e subito viene rimproverato perché colpevole di alimentare polemiche. La Regione dovrebbe invece farsi portavoce delle lamentele legittime dei primi cittadini; dovrebbe rappresentare i sindaci del territorio e prendere per le orecchie (in claris non fit interpretatio) i parlamentari marchigiani ed imporre loro di portare a Roma modifiche normative serie e realmente snellenti le procedure di ricostruzione.

Invece ci troviamo a fare i conti con mirabolanti provvedimenti legislativi, più numerosi delle scosse di terremoto, con le magliette gialle e con le lezioncine di procedura (complessa) amministrativa. Ok, ci arrendiamo. Trovateci casa lungo la costa, preferibilmente pesarese, e la chiudiamo qui.


   

da Pietro Tapanelli
Sindaco di Sefro





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 20-05-2017 alle 11:40 sul giornale del 22 maggio 2017 - 2099 letture

In questo articolo si parla di terremoto, politica, camerino, tapanelli

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