Erap e case per i terremotati fuori cratere, Montesi: "Opposto di quanto ci si prefigurava"

Massimo Montesi 2' di lettura 13/09/2017 - Una buona idea di mesi fa, acquisire alloggi invenduti da mettere a disposizione di quanti hanno perso la loro abitazione per il sisma, con due obiettivi, evitare di costruire aree attrezzate e SAE, che comunque sarebbero transitorie e con costi molto alti, e il più importante riportare le persone nei luoghi di origine.

Si conosce poco delle procedure interne e dei requisiti tecnici, si sa che le case avrebbero dovute essere conformi alle norme anti sismiche dell’anno 2008.

Leggendo le graduatorie, al di la delle considerazioni dei giornalisti, un dato di fatto è inoppugnabile: il 60 per cento degli alloggi idonei sono collocati in Comuni al di fuori dei comuni inseriti nel cosiddetto cratere. Per fare qualche esempio: Potenza Picena, Recanati, Montegranaro, Osimo, Camerata Picena, Sant’Elpidio a Mare, Morrovalle e così via. Questo perché nei bandi non sono stati inseriti dei criteri adeguati, così come ad esempio fatto dalla Regione Umbria, che sembrerebbe abbia previsto offerte solo nei comuni inseriti nel cratere.

Altra caratteristica è che in gran parte, se non quasi per la totalità, le proprietà sono di società immobiliari. Ora, senza alcuna intenzione puramente polemica, il fatto è che se si andasse avanti con queste graduatorie, così come sono stilate, senza entrare nei dettagli e nelle questioni tecniche, il risultato sarebbe che quei terremotati sfollati, per semplificare, che fossero disponibili e richiedessero tale soluzione, a spanne su 800 appartamenti possiamo dire 3500 persone, sarebbero nel migliore dei casi trasferite in altro comune di residenza rispetto al loro; ma peggio ancora di questi oltre 2000 troverebbero la loro residenza in quei comuni che nulla hanno a che fare con il tessuto economico, sociale e culturale dei territori colpiti dal sisma. Mancando completamente l’obiettivo principale che stava alla base di questo intelligente intervento. E frapponendo un altro ostacolo, oltre a quelli già esistenti, sulla possibilità di far ritornare quei nuclei familiari nelle loro comunità.

Ecco, una brutta operazione, se portata a compimento così come congegnata oggi, che sarebbe esattamente l’opposto di quanto ci si prefigurava. Contribuendo, e buttando risorse consistenti, a quello che tutti diciamo di non volere: la modifica della geografia della nostra regione, tutte le azioni possibili per permettere alle persone, di ritornare nei loro luoghi.

La macchina amministrativa ha una sua rigidità, con vincoli, rispetto della legittimità degli atti, responsabilità, tempi lunghi e quant’altro. Sta alla politica però impedire che le scelte sortiscano gli effetti opposti a quelli desiderati. Speriamo che la Regione, scelga di non andare avanti su questa strada, di non considerare automatico l’acquisto di tutti gli alloggi idonei, anche quelli e laddove non servano. Sarebbe una cosa buona e risponderebbe all’esigenza di azioni concrete e coerenti.


da Massimo Montesi
Coordinatore regionale Art.1 - MDP





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 13-09-2017 alle 19:05 sul giornale del 14 settembre 2017 - 2082 letture

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