La scuola media di Esanatoglia incontra Libera

5' di lettura 28/05/2018 - "Non vi dimenticate di noi. Non voltatevi dall’altra parte. Affrontate i problemi. Affrontate i prepotenti con coraggio… e il cambiamento sarà lì, dietro l’angolo".

Mi piace iniziare questo breve articolo con una battuta tratta dal fumetto Siamo tutti vittime di Giacomi Taddeo Traini, edito in collaborazione con Libera Marche e Alterego, che i volontari di Libera, Silvia Fasino e Marco Franca, hanno cortesemente regalato agli alunni della scuola media di Esanatoglia a ricordo dell’incontro tenuto domenica mattina, nell’ambito delle attività del Consiglio Comunale dei Ragazzi, in occasione della ricorrenza della Strage di Capaci, nella quale vennero giustiziati (questo è il termine) Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.

L’incontro si è svolto nella splendida sala consiliare, messa a disposizione dal Comune di Esanatoglia, alla presenza del vicesindaco Debora Brugnola e del dirigente scolastico Antonio Trecciola, che hanno introdotto, con belle parole, i due volontari del presidio fermano e l’associazione stessa. Silvia e Marco sono professionisti della formazione, un’insegnante di italiano lei, un educatore lui, e si vede! Per circa due ore i volontari sono riusciti a rapire e trattenere l’attenzione degli studenti e delle insegnanti, che hanno ascoltato i nomi e le storie di tanti uomini e donne vittime di una mafia che Chiara paragona all’edera e Irene definisce «lo sporco della società». Non sono mancati momenti densi di commozione, come quello in cui Silvia e Marco hanno raccontato il senso di perdita e di vera e propria deprivazione (della libertà, della giustizia), che ha colto, all’annuncio della morte di Falcone, loro e la maggior parte di chi quel giorno se lo ricorda. Se il dolore e lo sdegno suscitati dal quel delitto possono solo essere narrati ai ragazzi degli anni duemila, un altro senso di smarrimento essi hanno imparato a conoscere presto e bene: quello del terremoto. Si è parlato di San Giuliano di Puglia, di come ventisette bambini abbiano pagato a caro prezzo, nel 2002, l’illegalità nel campo dell’edilizia. Il Presidio Libera di Fermo, intitolato a Barbara Rizzo e ai suoi due figli, i gemelli Giuseppe e Salvatore Asta, vittime dell’attentato che doveva colpire il magistrato Carlo Palermo, nasce quattro anni fa, all’ISC “Fracassetti-Capodarco”, proprio nell’ambito di un progetto sulla legalità. È, infatti, un presidio scolastico. Sensibilizzare i più giovani al contrasto delle mafie significa innanzitutto e per l’appunto sensibilizzarli alla lotta contro l’illegalità e, prima ancora, alla solidarietà e alla giustizia sociale. Silvia, Marco e i ragazzi hanno dunque iniziato a riflettere sul fenomeno, tanto e troppo attuale, del bullismo: il singolo studente non può nulla contro il bullo. Lo si può neutralizzare soltanto unendo le forze di tutti, quelle delle vittime e quelle di chi decide di non voler più assistere in silenzio. È questo il punto. La lotta all’illegalità, in tutte le sue manifestazioni, non deve mai più essere il frutto dell’opera di individui relativamente soli e sicuramente eccezionali. Benedetta afferma che «è necessario schierarsi in tanti contro la mafia».

Deve esserci un solo grande eroe: la cittadinanza tutta, unita e attiva, affinché non si debba mai più parlare di antimafia in termini di eroismo, bensì di ordinarietà, fino al punto (quando?) in cui non se ne dovrà più parlare affatto. Le parole che meglio possono riassumere il senso di questo incontro mi sembrano, in effetti, essere condivisione e dialogo. Gli alunni, soprattutto i più piccoli, hanno interagito aprendo sentieri tematici paralleli e trasversali agli argomenti che gli venivano proposti, mentre i più grandi, sebbene un po’ più taciturni, hanno affermato che la mattinata «non è risultata noiosa perché non era una vera e propria spiegazione ma un dialogo tra i ragazzi di Libera e noi» (Marco). «Nessuno di noi credo si sia annoiato perché tutti eravamo attenti», scrive Siria. Concludo citando alcune frasi pronunciate da Antonino Caponetto, collega di Falcone e Borsellino nel pool antimafia, dai ragazzi della terza media e da quelli di Palermo, qualche anno addietro, nel 1993. Caponetto ha detto che «la mafia teme la scuola più della giustizia. L’istruzione taglia l’erba sotto i piedi della cultura mafiosa». Irene, Emanuela, Chiara e Benedetta affermano: «Falcone e Borsellino non sono morti invano, ci hanno insegnato che se c’è qualcosa che non va non dobbiamo essere omertosi ma dobbiamo parlare e farci sentire», «penso che la mattinata di ieri sia servita molto a tutti noi alunni, per capire cosa è veramente la mafia», «la mafia deve essere combattuta e lo si può fare solo se si è informati. Trovo che l’associazione Libera sia importantissima per i giovani. Credo facciano un lavoro formidabile», «penso che iniziative di questo genere siano molto importanti soprattutto per i ragazzi». È proprio vera, allora, oggi, la frase urlata dai giovani palermitani: «Non li avete uccisi: le loro idee camminano sulle nostre gambe».

Del resto, la scuola di Esanatoglia è intitolata al generale Carlo Alberto dalla Chiesa.

Firmato: Prof.ssa Agnese Marasca








Questo è un comunicato stampa pubblicato il 28-05-2018 alle 11:46 sul giornale del 29 maggio 2018 - 1148 letture

In questo articolo si parla di cultura, esanatoglia

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