Casoni: "Uscito da Per Matelica per difficoltà relazionali con il sindaco" L'intervista

Alessandro Casoni 5' di lettura 19/06/2018 - Il consigliere comunale Alessandro Casoni, ormai ex Presidente dello stesso consiglio comunale, si racconta in un'intervista a tutto tondo.

Si sente dire in giro da tempo che la sua uscita dal gruppo "Per Matelica" sia stata una mossa politica in vista delle prossime elezioni e che probabilmente si candiderà Sindaco con una lista di centro destra. È vero oppure sono solo voci infondate?
"Sono uscito dal gruppo per mie gravi difficoltà relazionali con il Sindaco. Spesso mi ha riferito fatti e scelte non vere, che ho dovuto riscontrare con interrogazioni ed accessi agli atti. Sono in ottimi rapporti con i membri del gruppo, ma dovevo recuperare una mia serenità. Sarei ipocrita se non riconoscessi che, un giorno, sarebbe un onore potersi assumere la responsabilità di una giunta; sono un appassionato di politica e sulla figura del sindaco e sul ruolo dei Comuni ho compiuto profondi studi personali. Ma trattasi di una chiamata eventuale, non certo di un obbiettivo indispensabile, per ottenere titoli onorifici a compensazione temporanea di traguardi non raggiunti nella vita. Diffido degli ambiziosi, o delle ambiziose, vuoti di ideali ed esperienza. In un piccolo Comune non devono esistere pregiudizi politici, ma Delpriori sospettava che tenessi riunioni parallele con persone vicine al centrodestra".

Come vede le prossime elezioni e una possibile ricandidatura di Delpriori?
"Parlo per me: l’episodio del 20 luglio 2017, con il suo cambio repentino d’opinione sull’incompatibilità giuridica del consigliere Mauro Canil, mi ha deluso profondamente. Mi diceva cose senza neppure che gliele chiedessi, poi ne faceva altre. Delpriori è addirittura arrivato a cancellare da un suo post su Facebook una mia educata opinione contraria. Detesta chi lo contraddice. Non rinnego gli obbiettivi originari di “Per Matelica”, ma Delpriori non dà garanzie di indirizzo. È persona colta, sa muoversi nel proprio campo professionale, mi fidai – non conoscendolo prima - dell’indicazione di Massimo Montesi, poiché la svolta da imprimere sarebbe stata anche culturale. Ma politicamente non ha basi solide, lo vedo ondivago pure tra le varie correnti del suo PD. Sono severo con me stesso, figurarsi con gli altri. Facendolo diventare Sindaco gli abbiamo conferito un grande onore; ma se qualcuno lo ricandidasse, non mi farei più in quattro come nel 2014. Gli ho sempre teso una mano sincera, ma ormai basta".

In questi anni di amministrazione è riuscito a portare avanti i suoi obiettivi e a realizzare quanto si era prefissato oppure qualcosa è mancato e ha il rammarico di non aver concluso come voleva questa sua esperienza?
"In giunta ho sempre rispettosamente “bussato” alla porta, poiché – nonostante fossi secondo come preferenze dopo la dr. Ruggeri – scelsi di non fare l’assessore. Ho svolto il ruolo stupendo di Presidente del Consiglio comunale; ho dato un’impronta, apportando una serie di riforme regolamentari. Poi sappiamo come è andata ed è una ferita, più istituzionale che personale. Ho dato suggerimenti, tanti, senza prevaricazioni. Delpriori ha però ascoltato solo Montesi. Non ce l’ho con Massimo, poiché lui in Comune c’è sempre. Ma un Sindaco unisce se ascolta tutti, specialmente se la squadra vale e non bastano i contentini. In politica non so inghiottire su tutto, è una “virtù” di altri. L’orgoglio è aver revocato la variante al piano regolatore varata dalla giunta Sparvoli, nonché aver fatto luce su alcune questioni rilevanti. Per fortuna sono vicepresidente dell’Unione Montana, dove mi trovo benissimo con gli ottimi colleghi di giunta. Frequento molti sindaci, i rapporti sono eccellenti, anche con il personale, e progettiamo tantissimo per un territorio molto vasto".

Di cosa hanno bisogno Matelica e i suoi cittadini secondo Lei? Su che cosa la prossima amministrazione dovrebbe puntare maggiormente e su cosa, invece, il suo ex gruppo è mancato (se in qualcosa è mancato)?
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Ti rispondo così: non solo Matelica, ma i Comuni in generale hanno bisogno di un sindaco libero da impegni lavorativi. Uno che, o in aspettativa, o pensionato, riesca a stare sempre in Comune. Occorre avere il pieno controllo della complessa macchina comunale, farvi regnare l’armonia tra i dipendenti, entrarvi per primo al mattino ed uscirne per ultimo. Più ufficio e meno mondanità, zero piacionerie. Non servono professionalità particolari, ma buon senso ed esperienza nelle relazioni interpersonali. Non ho il mito del sindaco giovane; ma del sindaco forte, che dà fiducia, giusto, e rispettoso dei ruoli. È corretto percepire l’indennità, a meno che non si realizzi la missione quasi impossibile di far eseguire ad altri il proprio primo lavoro, e viverci, così da potersi dedicare a tempo pieno alla Pubblica Amministrazione. Nella prossima consiliatura ci si dovrebbe mostrare indipendenti dalle sirene dei partiti e realizzare che siamo un Comune piccolo, ma energico, così da guadagnare un ruolo centrale nel territorio (dopo il sisma le priorità, anche urbanistiche e di espansione, stanno cambiando); si dovrebbero puntare i piedi in Regione o in ASUR, senza timori riverenziali innanzi a persone politicamente vicine. “Per Matelica” aveva un programma illuminato, a cui in molti, trasversalmente, potranno ispirarsi in futuro".






Questa è un'intervista pubblicata il 19-06-2018 alle 13:53 sul giornale del 20 giugno 2018 - 2370 letture

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