La giornata della Memoria per i ragazzi di Matelica ed Esanatoglia

6' di lettura 28/01/2019 - Dal 1933 al 1945 le tenebre dell’orrore scendono man mano su tutta l’Europa dalle prime persecuzioni e poi via via in un crescendo impressionante fino a culminare nello sterminio sistematico, scientifico, degli Ebrei, ma anche di altre minoranze, come Zingari e Testimoni di Geova. Sono passati 74 anni dalla fine di quell’orrore. Il tempo passa e i popoli dimenticano.

Così, per non dimenticare quella barbarie immensa, venne istituito il Giorno della Memoria, da celebrarsi il 27 gennaio di ogni anno, data di liberazione del campo di sterminio di Auschwitz, con la risoluzione dell’ONU n. 60/7 del 2005, ma in Italia già con la legge n. 211 del 2000, al fine (recita la citata legge) di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico, ndr), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati. Da allora si è aperta una finestra sulla Shoah (parola ebraica che significa distruzione totale, desolazione) e l’opinione pubblica mondiale e soprattutto le giovani generazioni hanno potuto conoscere e possono conoscere l’orrore di ciò che è stato, fino ad allora riservato a studiosi e a porzioni limitate di opinione pubblica.

Il 27 gennaio 1945 le truppe dell’Unione Sovietica liberarono i prigionieri destinati alla morte nelle camere a gas del campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau. L’orrore assoluto apparve agli occhi dei soldati: prigionieri terrorizzati, scheletriti, vere e proprie larve umane, cataste di cadaveri, resti umani, ossa, capelli e poco altro restavano di milioni di poveri esseri umani, in larghissima parte Ebrei, ma anche Zingari, Dissidenti politici, Testimoni di Geova, Prigionieri di guerra, Partigiani, Omosessuali, Disabili. Solo ad Auschwitz furono deportate circa 1 milione e 300.000 persone: 900.000 delle quali furono uccise subito, al loro arrivo e i loro cadaveri bruciati nei forni crematori e altre 200.000 morirono a causa di malattie, fame o furono uccise poco dopo il loro arrivo. Altri storici fissano in circa 2.500.000 le persone uccise ad Auschwitz e altre 500.000 morte per malattie o stenti. Nel solo agosto 1942 ad Auschwitz furono uccise ben 142.000 persone (donne, uomini, vecchi, bambini). Il campo di sterminio di Auschwitz entrò in funzione il 14 giugno 1940 e operò lo sterminio sistematico fino al 27 gennaio 1945, un periodo enorme. Lo stesso orrore era presente negli altri campi di sterminio Sobibor, Treblinka, Majdanek, Chelmno, Treblinka, liberati dalle forze alleate negli ultimi mesi di guerra. La celebrazione della Giornata della Memoria è diretta a tutti, ma in particolare alle giovani generazioni, per far conoscere loro dove può arrivare la barbarie umana.

Non dimenticare! E coltivare la memoria affinché quelle barbarie non si ripetano mai più. È importante che questa ricorrenza annuale non si cristallizzi in una sterile manifestazione, ma che sia resa viva e palpitante ai giovani.

Così, il Consiglio Comunale dei Ragazzi della Scuola Media, l’ANMIG (Ass.ne Naz.le Mutilati e Invalidi di Guerra, Sez. Matelica) e l’ANPI (Ass.ne Naz.le Partigiani d’Italia, Sez. “24 marzo”) hanno organizzato la Giornata della Memoria con due Manifestazioni, che si sono svolte il 25 gennaio presso l’Aula Magna della Scuola Media di Matelica e l’altra il 29 gennaio alla Scuola Media di Esanatoglia. Il Dirigente scolastico, Prof. Andrea Boldrini, ha introdotto i lavori sottolineando l’importanza e la solennità della Giorno della Memoria e come ogni nostra azione individuale e soprattutto collettiva abbia delle conseguenze, come avvenne nella Shoah, lo sterminio cui parteciparono molti cittadini tedeschi.

I ragazzi e le ragazze della Scuola Media hanno partecipato molto attivamente con loro riflessioni sulla Shoah. Riportiamo, una per tutte, quella di Michael Antonelli, Sindaco del Consiglio Comunale dei Ragazzi: ”Il Giorno della Memoria per non dimenticare, ma sarebbe ancor più grave far finta di nulla e pensare che il 27 gennaio di ogni anno sia un giorno qualunque, come tutti gli altri. Io penso a tutti coloro che non sono affatto interessati a questa data. Forse perché non conoscono bene l’orrore che fu fatto a milioni di persone innocenti: uomini, donne, anziani e soprattutto a tanti, tanti piccoli bambini e ragazzi come noi. A loro è stata tolta la vita e scambiata con sofferenze, torture e violenze orribili! Non si può essere indifferenti! Occorre dire ancora oggi: MAI PIÚ!”

I relatori hanno illustrato ai ragazzi e alle ragazze della scuola uno spaccato del perché e come si è arrivati a tanto, cosa successe in quegli anni nella nostra Regione, cosa successe nella nostra zona. Così il primo relatore Nando Cingolani, in rappresentanza dell’ANMIG (Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi di Guerra – Sezione di Matelica) ha relazionato sulle Origini della Shoah, con un percorso storico che partendo dall’avversione millenaria agli Ebrei, in quanto popolo “deicida”, ha delineato i vari momenti in cui questa avversione nel corso della storia si è trasformata, man mano, in odio, disprezzo e rifiuto del diverso, anche solo per una parziale diversità culturale in campo religioso, fino a teorizzare e poi realizzare con spietata scientificità in un regime dispotico come quello nazista, lo sterminio di tutto un popolo, riuscendo ad annientare 6 milioni di Ebrei sugli 8 milioni e mezzo che allora vivevano in Europa.

La Prof.ssa Lina Menichelli, coordinatrice del Consiglio Comunale dei Ragazzi ha illustrato l’esistenza e la distribuzione dei campi di internamento e di concentramento nella Regione Marche durante la Seconda Guerra Mondiale e in particolare nella provincia di Macerata con i campi di Pollenza, Treia, Petriolo, Urbisaglia, Sforzacosta (il più grande), Colfiorito, dai quali passarono una parte degli oltre ottomila ebrei italiani deportati in Germania, dei quali solo poche centinaia tornarono.

È stata poi la volta del Prof. Igino Colonnelli, in rappresentanza dell’ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia – Sezione Intercomunale “24 marzo”) che ha documentato con chiarezza e ricchezza di informazioni come sono avvenute le deportazioni degli Ebrei (piccoli gruppi e singoli casi) nella nostra zona. Tra i diversi casi, il Prof. Colonnelli ha documentato gli atti di coraggio anche di nostri concittadini, come ad es. Annibale Manna, che con rischio personale aiutò un ebreo ricercato. I non più giovani ricorderanno la bottega di stoffe di Annibale situata sul Corso, dove è l’attuale farmacia.

Grandi e piccole storie hanno così dato agli studenti il monito che viene di campi di sterminio: l’immensità della tragedia, il sacrificio di milioni e milioni di innocenti, ci facciano riflettere tutti, conoscere e soprattutto non dimenticare per non ricadere negli stessi tragici errori. I governanti sono certamente i maggiori responsabili delle guerre e delle immense tragedie, ma ogni essere umano, ognuno di noi ha in sé, nella sua natura, un pezzetto di pace e un pezzetto di guerra. Sta ad ognuno di noi far prevalere e crescere, prima in noi stessi e poi nella società, il nostro pezzetto di pace.


   

dagli Organizzatori







Questo è un comunicato stampa pubblicato il 28-01-2019 alle 15:15 sul giornale del 29 gennaio 2019 - 709 letture

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