Coronavirus e Verdicchio di Matelica, Cingolani fa il punto: "Non possiamo arrivare alla vendemmia impreparati"

6' di lettura 01/04/2020 - C'è preoccupazione anche nel mondo del Verdicchio di Matelica a causa dell'emergenza sanitaria in corso.

Con la pandemia di Coronavirus chiaramente cambia la situazione di ogni settore e così è anche per il comparto del vino. Vino che continua ad essere venduto nei supermercati e online, ma che chiaramente vede annullati tutti gli ordini da parte del settore della ristorazione, dei bar e di tutte quelle attività che al momento sono ferme. Matelica vive anche di Verdicchio, vino bianco pluripremiato negli ultimi anni che ora rischia di rimanere in cantina causando danni economici importanti alle varie cantine del territorio.

Per questo motivo in questi giorni il vicesindaco e assessore all'agricoltura Denis Cingolani ha deciso di scrivere alle aziende vitivinicole del territorio esprimendo solidarietà e vicinanza.

Cingolani è impegnato anche in prima linea come responsabile della cantina Provima di Matelica. Il primo brutto segnale per il settore è arrivato nei giorni scorsi con l'annullamento del Vinitaly. Non una semplice fiera, ma l'evento clou dell'anno per il settore. "Non è di certo un buon segnale per il mondo vinicolo italiano e quindi di conseguenza anche per il nostro pluripremiato Verdicchio - afferma Cingolani - Infatti il calo improvviso, anche se preannunciato dai diversi rumors, del sipario su di una vetrina importante, quale è il Vinitaly, comporterà minori possibilità commerciali per le aziende vitivinicole locali e nazionali. Sicuramente non poteva essere altrimenti, ma d’altro canto è chiaro che in un momento così delicato, in cui bisogna porre la massima attenzione ad ogni euro che si spende, fare una fiera senza poi avere buyers, non avrebbe avuto alcun senso".

Il settore del vino sta continuando a lavorare, le vendite in questa emergenza come procedono?
"Dopo i recenti DPCM che ci arrivano dal Governo centrale il nostro settore rientra nella categoria degli esercizi essenziali e che quindi possono continuare a svolgere la propria attività - spiega il vicesindaco - Nonostante ciò ci sentiamo comunque confusi e preoccupati. Stiamo cercando di attivarci per far fronte comune alla situazione insieme ai colleghi locali ed all’IMT (Istituto Marchigiano di tutela vini). Ci arrivano note ministeriali in cui, alcuni termini, vengono fortunatamente posticipati per rendicontazioni di bandi passati o per ristrutturazione vigneti. Nel nostro piccolo sono state intraprese diverse iniziative tra cui le consegne a domicilio e per chi non ne era ancora in possesso si è provveduto ad attivare piattaforme di e-commerce. Insomma ci stiamo rimboccando tutti le maniche facendo il possibile per continuare a mantenere un minimo di vendite. Nonostante la grande preoccupazione al momento stiamo continuando a lavorare oltre che nei punti vendita anche con il commercio estero grazie ai rapporti internazionali che stanno continuando a richiedere vino italiano".

Ma per quanto altro tempo ancora dureranno tali richieste?
"E’ vero che il settore agricolo può continuare a lavorare ma il settore HO.RE.CA. (Hotellerie, Restaurant e Cafè) è fermo. Infatti le vendite oggi si sostanziano al 70% solo sui consumi privati. Un problema che si dovrà affrontare nel breve periodo inoltre sarà sicuramente quello appunto dei pagamenti proprio da parte di quei clienti che oggi hanno le loro attività chiuse. In tutti c’è la preoccupazione che più l’emergenza continui ad allargarsi in Europa, più i problemi aumenteranno facendo così calare a picco i fatturati delle singole aziende. Più durerà questo drammatico periodo, più ci sarà un fisiologico aumento di problemi. Per le nostre aziende servono aiuti concreti, in special modo per coloro che negli ultimi anni hanno fatto investimenti importanti sia in vigneto che in cantina e magari hanno dovuto subire anche i danni del recente sisma 2016".

Cosa accadrà quando arriverà la vendemmia?
"L’agricoltura, a differenza del settore secondario o terziario, da sempre è ciclica. Infatti a fine agosto, come ogni anno, si riparlerà di una nuova vendemmia e non possiamo sapere ancora come potrà andare la stagione viticola. Sono cose che comunque bisogna assolutamente programmare per tempo. Oggi non abbiamo la benché minima idea di cosa accadrà. Non mi meraviglierei se, ad un certo punto, il Governo volesse utilizzare qualche strumento del passato (tipo le famose distillazioni) per così vuotare le cantine del vino in eccesso e permettere il regolare flusso della nuova vendemmia. Comunque senza dubbio direi che quello che accadrà fra cinque mesi dobbiamo iniziare a programmarlo adesso con tutte le parti sociali coinvolte a partire dai singoli produttori, le aziende imbottigliatrici, i consorzi di tutela, le associazioni di categoria, gli assessorati regionali, il ministero delle politiche agricole ed anche con la Comunità Europea a cui oggi sono demandate funzioni strategiche riguardo appunto le politiche agricole. Non possiamo rischiare di arrivare alla vendemmia impreparati ed avere purtroppo le cantine piene. Il problema sarebbe duplice nel senso che se vi fosse del vino inveduto in cantina in primis si avrebbe perdita di fatturato e quindi di liquidità per la normale attività, inoltre si potrebbe rischiare anche la mancanza di spazio materiale per incamerare le uve della nuova vendemmia. Insomma così si correrebbe il rischio di un effetto domino drammatico".

Aspettando decisioni nazionali, a livello locale come pensate di muovervi?
"Il settore vitivinicolo per la nostra Matelica da oltre mezzo secolo è divenuto sempre più importante e strategico, passando dal cosiddetto 'Metalmezzadro' fino ad arrivare al moderno 'Imprenditore Vitivinicolo'. Alla luce di ciò credo sia doveroso oggi più che mai, in questo particolare momento carico d’incertezze e dubbi, trovare le giuste tutele e dare delle risposte chiare e concrete anche ai nostri operatori vitivinicoli. A livello locale siamo a disposizione per qualsiasi cosa, ma in questo caso c’è un estremo bisogno di interventi più incisivi. Il mio pertanto vuole essere un appello, sia come Amministratore pubblico che come operatore, rivolto a tutti coloro che sono chiamati in causa e deputati a decidere poi per il settore vitivinicolo, con l’auspicio quindi di creare a stretto giro un tavolo di lavoro istituzionale".

Denis Cingolani conclude con un appello: "Per il momento dobbiamo restare scrupolosamente a casa il più possibile. Se seguiamo le regole, credo che potremmo tornare alla normalità al quanto prima. Pensiamo quindi a cosa faremo quando finirà questa situazione per cercare poi di recuperare al meglio quello che purtroppo abbiamo perso durante questo triste periodo".






Questo è un articolo pubblicato il 01-04-2020 alle 18:36 sul giornale del 02 aprile 2020 - 3166 letture

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