Problemi alle fognature delle Sae di Camerino

3' di lettura 04/06/2020 - A quattro anni dal sisma ed ormai quasi tre dall’assegnazione, per i terremotati che vivono nelle Sae di Camerino, in attesa che la riparta la ricostruzione, la continua otturazione delle fogne di scarico è ormai diventata una convivenza da incubo.

Non passano che poche settimane, che gli interventi dei tecnici del comune, che si alternano anche a quelli di idraulici chiamati dagli interessati, si susseguono ripetutamente. Nella zona delle Cortine EST, ma un po’ ovunque, la situazione è orami stressante e invivibile. Non c’è altra soluzione, una volta appurato da idraulici e tecnici privati chiamati dagli assegnatari delle Sae, che dell’intervento dei tecnici comunali, in quanto il problema è strutturale e riguarda la realizzazione della rete principale che non riesce ad far defluire gli scarichi per mancanza di pendenza in particolar modo per le tubature strette.

Il problema è comparso fin dai primi giorni di presa di possesso delle Sae, quando anche i residui edili della fase di realizzazione contribuivano ad ostruire le vie di deflusso. La situazione non è cambiata nemmeno in seguito, per la difficoltà dovuta alla pendenza, con la rete realizzata a pochi centimetri dal livello del pavimento, ma soprattutto con dislivello minimo nei collegamenti con quella principale. I disagi si susseguono continuamente fra le famiglie posizionate sui vari livelli e nei vari o addirittura stessi lotti.

Un problema che non sembra avere mai una soluzione definitiva, ma che ritorna puntualmente, malgrado i consigli a scaricare più volte. Il lavoro dei generosissimi e disponibili operai dell’ufficio tecnico comunale è encomiabile, considerato anche i pochi mezzi e attrezzature a disposizione (come ad esempio picconi, tubi di plastica e taniche di acqua). Interventi che si susseguono con una certa frequenza, anche a cadenza di pochi giorni l’uno dall’altro per i disagi dei vari vicini, ma soprattutto di continuo durante tutto l’anno.

La situazione è snervante per diversi motivi, oltre le difficoltà comuni susseguitesi dal sisma in poi fino ad oggi. "Una situazione di vivibilità che per quanto riguarda tali problematiche strutturali, non è vissuta nemmeno in alcune favelas del Centro e Sud d’America" spiegano alcuni residenti. Inoltre non sembrano esserci soluzioni all’orizzonte, se non quella di andare avanti così, in quanto sarebbe opportuno un intervento di adeguamento alla rete principale, cosa che sembra irrealizzabile in una situazione di emergenza per le quali sono state realizzate le Sae, ovvero un periodo temporaneo, che però si protrarrà molto più a lungo dei tempi stabiliti o previsti.

Il problema non sarebbe esistito se le infrastrutture di base collegate alle abitazioni fossero state realizzate con le dovute accortezze, in questo caso tenendo in considerazione la pendenza e la dimensione dei tubi di scarico, visto il consistente numero di persone concentrate in queste aree. Lavori che andavano fatti sotto la supervisione dei vari enti preposti.

Ora quale soluzione si può trovare al problema per una soluzione definitiva? A chi va sottoposto il problema? Nel frattempo i commissari alla ricostruzione si susseguono anche a ritmi elevati, le amministrazioni comunali si rinnovano, chi ha effettuato i lavori ormai è fuori dai giochi, mentre l’unica cosa che rimane… sono i disagi dei terremotati.


di Angelo Ubaldi
redazione@viverecamerino.it







Questo è un articolo pubblicato il 04-06-2020 alle 12:06 sul giornale del 05 giugno 2020 - 431 letture

In questo articolo si parla di attualità, camerino, articolo

Licenza Creative Commons L'indirizzo breve è https://vivere.biz/bm8O





logoEV