C'è un camerte dietro il successo delle giovanili della Lube: "I giovani vogliono imparare e a me piace insegnare"

6' di lettura 24/11/2020 - C'è anche un camerte doc dietro ai successi del settore giovanile della Lube Volley Civitanova, si tratta dell'allenatore Federico Belardinelli, professore di educazione fisica con una vita dedicata interamente alla pallavolo, che è stata sempre la sua grande passione, prima da giocatore, poi giocatore-allenatore, fino a dedicarsi solo all'insegnamento della disciplina.

Un passato ed una formazione al Cus Camerino fin dagli anni '80, ma già da allora sempre vicino all'attività della squadra maceratese, prima collaborando con la gloriosa società attraverso il Cus Camerino e poi da metà degli anni '90 direttamente in forza alla Lube Volley. Tante le gioie che Federico Belardinelli si è tolto guidando le formazioni giovanili della Lube.

In questa fase di attesa dovuta allo stop dell'attività a causa del Covid-19, abbiamo avvicinato coach Belardinelli, in attesa di riprendere l’attività sulla panchina di Serie C e le formazioni dell'Accademy della Lube, fra cui le squadre Under 19, Under 17 A e C, ma anche Under 14 A.

Innanzitutto come e quando è nata la passione per il volley? “E' nata gradualmente fin dai miei 16 anni ed è sempre in aumento mano a mano che conosco questo sport. Attualmente è ancora in aumento”.

Quando ha scelto di perseguire la via dell’allenatore (che diciamo è stata una conseguenza dopo aver giocato per diversi anni) e quando ha deciso di continuare a lavorare con i giovani anziché provare la scalata nelle serie maggiori? “Non è stata una conseguenza da post giocatore, ma parallela. Ho sempre giocato ed allenato fino a 35 anni, in alcuni casi anche giocatore-allenatore. Con i giovani ho sempre lavorato. Durante gli studi (ISEF) studiavo e mettevo in pratica quello che imparavo fino ad arrivare a discutere la tesi di laurea su un lavoro sperimentale nel gruppo giovanile del Cus Camerino. Per la scalata alle serie maggiori? Sono abilitato ad allenare la Superlega e nei vari titoli acquisiti sono docente nazionale Fipav, ma le serie maggiori hanno un senso per l'opinione comune, secondo la quale, chi allena la Superlega è più bravo di chi allena i giovani. La realtà, invece, dimostra che bisogna avere caratteristiche diverse. Fermo restando che entrambi gli allenatori devono conoscere ciò che insegnano. Badate bene dico insegnano... quanti allenatori in Superlega insegnano qualcosa? Quanti si limitano a mettere insieme le squadre e farle giocare? Sono competenze anche quelle, ma io preferisco insegnare e per insegnare c'è bisogno che dall'altra parte, qualcuno vuole imparare. I giovani vogliono imparare”.

Rimanendo sul tema giovani com’è cambiato in questi anni l’approccio al volley, anche in virtù dell’esplosione della Lube a livello di risultati e immagine? “Il gioco è in continua evoluzione. Come si gioca adesso era impensabile qualche anno fa. I ragazzi giovani che vengono sempre considerati come poco volenterosi, in realtà se ben motivati si impegnano anche più di prima e devono far fronte a situazioni tecniche decisamente più difficili di prima. Non sono i giovani il problema tecnico come sento dire, ma gli adulti poco capaci di motivarli e di insegnargli la pallavolo. La realtà Lube è esplosa ormai qualche decennio fa e chi ancora pensa che sia un fenomeno isolato vive di ricordi. Nel 1982 quando ho iniziato ad allenare il Cus Camerino si avevano riferimenti come Parma o Torino, ma chi ricorda questi tempi non si è mai aggiornato!"

A livello di numeri sono più i maschi o le donne che si avvicinano al volley e secondo lei perché? “Non conosco bene i dati, ma credo come al solito le donne. Nei maschi c'è bisogno di competenza diversa. Le ragazze si avvicinano alla pallavolo con facilità e se ne vanno con altrettanta facilità. i maschi non si avvicinano, ma quando lo fanno rimangono a giocare più a lungo, a meno che le società e gli allenatori non siano incompetenti”.

Quali altre iniziative ha in mente la Lube per stimolare e migliorare i ragazzi non solo a livello sportivo, ma anche formativo? "Se mi parli di altre vuol dire che conosci già quelle che porta avanti, ma credo che nel territorio quello che fa la Lube passa inosservato (magari). Spesso invece di approfittare di questa realtà qualche dirigente di società oppure qualche allenatore pensa sia un peso, un freno alle proprie attività, qualcuno negli ultimi anni a mano tesa mi ha addirittura risposto di non voler fare pubblicità alla Lube! Personalmente (sono certo anche Albino Massaccesi) ho sempre cercato di avvicinare le realtà pallavolistiche alla Lube anche chiedendo di far giocare i loro giovani da noi. Pochi hanno afferrato l'opportunità, credendo solo ad uno scippo dei propri atleti, salvo poi, invece dopo qualche tempo, rendersi conto del rammarico degli stessi atleti per non aver avuto l'opportunità di "provarci" ad arrivare più in alto”.

In questo periodo lungo ed incerto dovuto al Coronavirus, come si è organizzata l’Accademy Lube per mantenere in i ragazzi in linea con il programma di allenamento? “Personalmente alleno un gruppo del 2004-05 da alcuni anni e da settembre insieme a Aguzzi Demis un gruppo del 2007-08. Il 1° gruppo che attualmente è iscritto al camp u.17 e serie C si allena regolarmente in palestra (fino a che sarà possibile) insieme allo staff composto da Francesco Del Gobbo, Donato Di Ruvo e con Montecchiari Massimiliano dirigente. Lo ha fatto online tre volte alla settimana anche nel periodo di lockdown totale. Ovviamente questo è un gruppo che è stato campione d'Italia Boy League, che nel suo interno è composto da ragazzi nel giro della nazionale e per questo è impensabile fermarli. Il secondo gruppo iscritto al camp u.15 (sebbene u.14) in questo momento si allena online con Demis il mio preziosissimo secondo allenatore”.

Il campionato Italiano è considerato all’unanimità il più qualificato al mondo per la presenza dei migliori giocatori anche stranieri, anche talenti giovani di altre grandi scuole stanno approdando nelle massime serie, sia maschi che donne, per acquisire esperienza. Non pensa che questi talenti stranieri possano limitare gli spazi ai migliori giocatori nazionali? “Assolutamente no, non dobbiamo rendere la vita semplice ad un atleta giovane. Dobbiamo essere noi allenatori ad allenare meglio, sicuramente lo stesso atleta si ritaglierà uno spazio nelle prime squadre. Dobbiamo essere noi dirigenti ad organizzare meglio i settori giovanili per far crescere i nostri giovani, quelli che non lo fanno sono egoisti e nullafacenti (nel senso sportivo). Cercano di risolvere il problema con i soldi, parlano bene nei vari consigli federali oppure in lega, ma poi vanno a prendere un giocatore già fatto perché è più semplice, viene proposto da un procuratore, il DS appronta il contratto, va a trovare qualche sponsor, fa firmare ed ha costruito la sua squadra... Facile, si fa per dire... ma le competenze sono solo quelle economiche. Fare settore giovanile comporta sempre spendere dei soldi, ma se non sai spendere e non hai uomini competenti al posto giusto i giovani non crescono e non vanno in prima squadra. Facile, si fa per dire... ma le competenze sono di almeno 5 persone. E dove le trovi 5 persone competenti che lavorano per i giovani?”


di Angelo Ubaldi
redazione@viverecamerino.it





Questo è un articolo pubblicato il 24-11-2020 alle 18:57 sul giornale del 25 novembre 2020 - 726 letture

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