Formelle rubate a Camerino, De Rosa: "Non sono opere spendibili sul mercato, il passare degli anni può non influire sul ritrovamento"

4' di lettura 25/11/2020 - Due colpi inferti alla storia, all’arte ed alla cultura della città ducale, fino ad allora indenne da atti simili e contro il patrimonio dei propri monumenti in generale.

Così si possono definire i furti delle due formelle di bronzo che si trovavano sul basamento principale della statua di Papa Sisto V nella centralissima piazza Cavour e che furono messi a segno in due date emblematiche in occasione di altrettante feste significative: il primo il 25 aprile del 2006, quando fu trafugata la formella della “Tranquillitas” (che rappresentava la tranquillità), il secondo nella notte dell’Epifania del 6 gennaio del 2011, quando sparì l’altro medaglione, quello raffigurante l’Allegria e definito “Hilaritas”.

Due furti mirati, in quanto non furono toccate le altre due targhe, realizzate tutte (come le quelle scomparse e l’intero monumento) dall’artista scultore camerte Tiburzio Vergelli e risalenti alla seconda metà del ‘500 (1585-1587). Subito avviate le indagini per ritrovare i due medaglioni, che però fino ad ora non hanno dato alcun esito e nei giorni scorsi un appello per aiutare a recuperarle è stato fatto anche sulla trasmissione “Chi l’ha visto” (leggi).

Nel frattempo furono avviate anche altre iniziative per salvaguardare prima quelle rimaste e poi per sostituirle, tra cui una colletta per far fare delle copie, ma a rallentare il tutto ci si mise prima la burocrazia e poi anche la volontà. Alla base del monumento ancora figurano le stampe degli originali mancanti. Sul caso abbiamo avvicinato l’avvocato De Rosa, storico e studioso, che fu anche tra i promotori del comitato per la raccolta fondi destinata al rifacimento delle copie.

Solitamente un furto di opere d'arte ha due matrici su tutte, quello del mercato o quello del collezionista privato. Considerato che in questo caso il valore artistico è molto più importante e rilevante di quello reale del mercanto dell'antiquariato, che idea si è fatto? “Non credo che due opere del genere siano spendibili sul mercato – dice De Rosa - sono troppo note e non si potranno vendere nemmeno tra cent’anni. Io ho fatto due ipotesi: o si tratta di un furto di un collezionista privato, con venature psicotiche non indifferenti, o si tratta di vili trafficanti di rame e metalli pregiati che, fondendole, potrebbero riceverne qualche decina di euro. Il mondo è fatto anche di gente così”.

Come interpreta la distanza di ben 5 anni fra i due furti di formelle al monumento di Sisto V? “Potrebbe accreditare la pista del collezionista psicotico”.

Nel caso del secondo furto erano in corso diversi lavori di urbanizzazione alla città e potrebbero esserci collegamenti con furti, come sta avvenendo anche ora con la ristrutturazione. Questa strada è stata seguita dalle indagini? “Quale strada abbiano seguito le indagini non lo so. Nel 2006 la piazza e il portico di corte erano interessati, una volta al mese, da un mercato dell’antiquariato. Qualche volta si tenne anche nei sotterranei del Palazzo arcivescovile. Quelle formelle potrebbero avere suscitato qualche interesse, ma la traccia è troppo debole. Con i lavori del 2011 non credo che possa esserci alcun nesso causale”.

Di quei tempi la videosorveglianza nella zona era molto ridotta se non addirittura inesistente, soprattutto in occasione del primo furto ed i ladri avevano la via di fuga principale di via Roma completamente libera da occhi virtuali. Ora sarebbe stato diverso perpetrare un furto simile. “Lo ripeto, non so nulla delle indagini. Certo, sia via Roma che il vicolo della Canonica potevano essere comode vie di fuga: magari nei pressi poteva esserci un’auto ad attendere”.

Le due formelle furono subito schedate dal Nucleo per la Tutela dei Beni Culturali dei Carabinieri, ma solo ora è stato chiesto aiuto alla trasmissione "Chi l'ha visto?", non pensa che a distanza di 15 e 10 anni dai due furti, sia tardi ormai ritrovare le due opere, che sembrano essere al sicuro da tempo? “L’iniziativa di «Chi l’ha visto?» non è un aiuto richiesto dagli investigatori, ma può essere comunque utile alle indagini. Il passare degli anni, nel caso in cui le opere siano «sopravvissute», non influisce. Vi sono stati ritrovamenti anche a cento anni di distanza, come dimostra la nota vicenda del messale di Apiro, ritrovato a New York, del quale mi sto interessando come legale”.

Su sua iniziativa venne istituito un comitato e furono raccolti dei fondi per la riproduzione delle due formelle, mentre le altre due furono messe in sicurezza e tutte sostituite con delle riproduzioni fotografiche. A che punto è la fase di completare di nuovo il monumento con copie fac-simile e più adeguate all'originalità? “I fac-simile sono pronti e sono già a Camerino – conclude De Rosa - il comitato raccolse oltre 12 mila euro, consegnati al Comune. Le quattro formelle (le copie delle due superstiti e le copie di quelle rubate) dovrebbero essere ricollocate al loro posto entro un tempo ragionevolmente ravvicinato, così mi ha rassicurato il sindaco”.


di Angelo Ubaldi
redazione@viverecamerino.it







Questo è un articolo pubblicato il 25-11-2020 alle 16:45 sul giornale del 26 novembre 2020 - 493 letture

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