Unicam in crescita anche con il Coronavirus, parlano gli studenti: "Ateneo efficace e ben organizzato, ma per noi la vita è cambiata con il lockdown"

4' di lettura 13/01/2021 - Nonostante l’ultimo anno sia stato caratterizzato dal Covid-19 che ha sacrificato a tratti la didattica in presenza per via delle misure di sicurezza, l’Università di Camerino, malgrado l’introduzione forzata della DAD (Didattica a Distanza), soluzione che già aveva adottato nei momenti di necessità come è avvenuto per il sisma del 2016, ha fatto registrare comunque un significativo aumento delle immatricolazioni per il nuovo anno accademico.

L’incremento è stato del 30% rispetto all’anno precedente, con 450 ragazzi in più che hanno scelto Unicam a conferma dell’ottimo lavoro svolto dall’ateneo nel corso degli anni.

La didattica a distanza aiuta lo studente a superare alcune difficoltà teoriche, ma non è uno strumento adatto per seguire la parte pratica (importantissima per il settore della ricerca e non solo). Con la Dad si può intervenire in casi di assoluta difficoltà, come è successo nel caso di Camerino nell’immediato post-sisma, oppure come accade in questi giorni in situazioni metereologiche avverse, dove comunque è sempre possibile per matricole, dottorandi, ricercatori e stagisti, presenziare al di fuori di condizioni proprio estreme. Inoltre, in ambito universitario la Dad ha cambiato e condizionato la vita dello studente in generale, sia dal punto di vista didattico che di relazioni sociali. "Le lezioni in presenza mancano tanto - dice Rodolfo Rapini, studente in Matematica - perché un'università piccola come quella di Camerino, punta proprio sul rapporto umano, sul calore delle lezioni, sulla vicinanza coi i professori che ti stanno dietro in qualsiasi momento e ti capiscono da uno sguardo, un'espressione, se non hai capito la ripetono. Sono stato anche in altre sedi, tipo Ingegneria ad Ancona durante il periodo del terremoto del 2016 per alcune lezioni, ma è diverso, li sono centinaia di persone. Per cui la più grave mancanza è proprio quella di non essere in aula, purtroppo. Anche per quanto riguarda lezioni ed esami non abbiamo perso assolutamente niente il programma è stato svolto come sempre, così come le date di appello e l'ateneo è stato prontissimo ad attivarsi".

“Sicuramente il rapporto tra docente e studente è essenziale – aggiunge l’altro matematico Marco Stefoni e fresco di laurea magistrale conseguita il maggio scorso - d'altronde è sempre stato uno dei vanti della nostra Unicam. Al di là delle infrastrutture nazionali di rete non sempre al massimo, che spesso portano ad incomprensioni durante le spiegazioni e le verifiche, la sfida più grande che la scuola sta affrontando in questo momento credo sia il coinvolgere e motivare gli studenti: dietro uno schermo e in solitaria era difficile prestare la stessa attenzione che si aveva in presenza già all'ultimo anno di una triennale universitaria, figuriamoci durante l'adolescenza in cui il problema di prendere per bene gli appunti passa per lo più in secondo piano”.

Anche sulla didattica in presenta in questo lungo periodo di pandemia, l'ateneo Camerte si è attivato e organizzato nel migliore dei modi per ricevere fin da subito e nel rispetto dei protocolli gli studenti sia in aula che nei laboratori. "Per la didattica in presenza - prosegue Rodolfo - Unicam è stata subito efficace con i dispenser di gel disinfettante, la misurazione della febbre, il distanziamento in aula e molto buona anche l'applicazione che hanno sviluppato, che ci ha permesso di prenotare i posti in aula per le lezioni, per i posti nelle biblioteche, subito ben organizzati con il dovuto distanziamento".

Per quanto riguarda la sicurezza nelle strutture scolastiche sono state adottate delle apposite misure di sicurezza, ma proprio il mondo della scuola sta registrando le proteste di allievi e insegnanti viste le scelte diverse delle singole regioni. Fresco di laurea breve che gli consente di insegnare alle superiori in Ascoli, Marco Stefoni ha iniziato anche questa avventura e nel giro di pochi mesi ha quindi vissuto entrambe le esperienze, prima da studente universitario poi da docente. ”I protocolli dentro le scuole e le università ci sono - aggiunge sulla sicurezza Marco - e se rispettati sembra esserci garanzia per tutti; il problema sorge all'esterno: gli assembramenti, senza possibilità di mantenere la distanza di sicurezza alle fermate e all'interno degli autobus, che sono inevitabili negli orari di punta”.

A quasi un anno dall'inizio della pandemia, con l'emergenza che non sembra terminare a breve, la didattica a distanza ha comunque cambiato le abitudini tradizionali degli studenti. "Per noi studenti la vita è cambiata - aggiunge Rodolfo - perché molti, me compreso, si sono ritrovati senza avere un momento di sfogo. Per esempio, al mattino quando mi svegliavo studiavo, così dopo potevo uscire con gli altri colleghi per l'aperitivo, passeggiare, divagarmi in generale, invece con il lockdown e le varie zone rosse, non si può far altro che studiare e stare a casa. Non hai momenti di sfogo ed anche per questo lo studio è diventato più difficile e pesante nel lungo periodo".


di Angelo Ubaldi
redazione@viverecamerino.it







Questo è un articolo pubblicato il 13-01-2021 alle 12:36 sul giornale del 14 gennaio 2021 - 411 letture

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