Arte e Coronavirus, David Giovannini: "Con il lockdown più tempo e concentrazione, ma i musei si sono fermati e non se ne parla"

5' di lettura 17/01/2021 - Il mondo dell’arte ha subito un grave danno in questo anno di pandemia da Coronavirus e ne risentirà a lungo.

In questo periodo di confinamenti però gli artisti, pur perdendoci in fatto economico, hanno avuto il tempo di concentrarsi su nuove opere, come nel caso del noto pittore e incisore Davide Giovannini, tra i più noti marchigiani di questo genere per le sue acqueforti.

Giovannini ha allestito circa 200 mostre personali fra Italia ed estero, ricevendo consensi da artisti di livello mondiale come ad esempio Remo Brindisi. Sensibile ed innamorato del suo territorio, Giovannini lo ripropone in molti suoi scorci con tonalità fini, eleganti e suggestive, traendone perfettamente le sensazioni offerte dalla natura. Nel suo laboratorio di montagna ad Aschio (frazione di Visso) l’artista originario di Pieve Torina, ma che vive a Tolentino, durante il lockdown ha avuto modo di concentrarsi su nuove opere. Lo abbiamo avvicinato per capire come sta affrontando questo lungo periodo e conoscerlo meglio.

Com’è stato lavorare nel periodo di lockdown per un artista, un pittore in questo caso?
“E’ stato l’ideale, perché effettivamente – dice Giovannini – trovi quella calma e quella serenità data dal fatto che non si può uscire, per cui la concentrazione è massima”.

Sotto il punto di vista dell’ispirazione, visto che lei riproduce paesaggi e guarda principalmente alla natura sotto vari aspetti e periodi, le ha creato problemi?
“No assolutamente. E’ stato tutto più in positivo. In quanto si è accentuata quella volontà di realizzare il più possibile. Per quanto mi riguarda mi sono concentrato soprattutto sull’ambiente che mi circonda ed ho trascorso gran parte del mio tempo nel mio laboratorio a produrre più opere possibili”.

Ha quindi lavorato di più. Quali temi ha sviluppato in questo anno di lockdown e con quali tecniche, visto che è pittore e incisore?
“Un po’ di tutto, insomma, soprattutto paesaggi, ma anche figure e ritratti e soprattutto con gli acquarelli, perché è una tecnica molto complicata, difficile e che impegna molto. Però ottengo delle grosse soddisfazioni. Non sempre però ho usato però gli acquarelli. Ci sono dei giorni in cui effettivamente non ho la forza di affrontare la tela bianca, perché occorre una certa forza interiore, altrimenti non riesci a realizzare quello che vuoi. In questo periodo ho realizzato ricordi e impressioni del periodo estivo, oppure fioriture, rappresentazioni piene di colori vivi, amo disegnare la felicità, non il dolore. Poi anche altri periodi stagionali, sempre con il calore di trasmettere la gioia di vivere.”

Se qualcuno le chiedesse di realizzare con un disegno questo anno 2020 che ha caratterizzato il mondo con l’epidemia, come lo rappresenteresti?
“Sarebbe molto complicato da fare. Io comunque cerco di allontanarmi da quello che stiamo vivendo. Cerco di vivere e ispirarmi in un altro ambiente, più ideale, una situazione dove non ci sonno malattie e problemi di altro genere. E’ inutile stare ad annaspare su questi problemi da cui siamo martellati ogni giorno dalla Tv, per cui io non sento assolutamente il richiamo di queste tematiche che ci opprimono. Fare qualcosa di inerente a questo periodo: ci rinuncio”.

Quanto ha pesato per l’arte e l’attività artistica questo periodo di chiusure per Covid-19?
“Tantissimo. Come si può notare, si parla poco di gallerie e mostre, sono altri i problemi che vengono affrontati come ristoranti, palestre, mentre di gallerie e musei poco. I musei si sono quasi fermati, anche se Sgarbi sta facendo di tutto per salvare e continuare questo settore della cultura, che a mio avviso può continuare con le giuste precauzioni”.

Cambiando argomento. Come tanti artisti anche lei ha realizzato dei nudi, ha anche delle belle opere, alcune inedite e mai esposte, un suo giudizio su questo genere, che non ha mai approfondito con le sue tecniche, malgrado alcuni e significativi lavori realizzati. Come mai?
“Il nudo in passato e anche addeso è stato un soggetto che ha ispirato grandi artisti, anche nell’erotismo. Io lo amo come bellezza delle forme, perché è strepitoso. Sia il nudo femminile che maschile, vedi ad esempio Michelangelo con il David. I grandi artisti si sono cimentati tutti sull’esaltazione delle forme e delle linee del corpo. Il nudo è qualcosa di affascinante in tutti i sensi, ma sono gli ambienti naturali, sani a concentrare la mia attenzione”.

Cosa vuol trasmette un artista con il nudo?
“Innanzitutto bisogna distinguere tra erotismo e bellezza. Quando facevo l’Accademia a Macerata avevamo una modella bellissima di 18 anni che posava senza alcun velo. Noi allievi col cavalletto la ritraevamo, però il desiderio personale verso di lei non c’era, era scomparso del tutto. Eravamo più attratti dalle forme, dalle linee, dall’atteggiamento, dalla posa. C’era un’attenzione ed un impegno diverso. Per noi artisti realizzare un nudo è una corsa diversa. Il confine è sottile poi tra l’erotismo e la bellezza in sé stessa. Ad esempio Picasso ha fatto molti nudi erotici nell’arte, mentre invece tanti altri grandi artisti, Renoir ad esempio, hanno realizzato nudi in cui traspariva quel senso di desiderio erotico. Bisogna poi saperlo pure leggere questo aspetto, perché l’erotismo traspare, ma se uno non lo sa vedere si rischia di generalizzare e fare confusione. Ossia un nudo bellissimo sotto il profilo artistico delle forme e dei colori, lo puoi scambiare per un nudo erotico ed invece questo è un errore banale, ma che si tende a fare”.


di Angelo Ubaldi
redazione@viverecamerino.it







Questo è un articolo pubblicato il 17-01-2021 alle 18:16 sul giornale del 18 gennaio 2021 - 373 letture

In questo articolo si parla di arte, cultura, visso, angelo ubaldi, pieve torina, articolo

Licenza Creative Commons L'indirizzo breve è https://vivere.me/bJNI





logoEV
logoEV