Da Informatica di Unicam alla TU di Vienna passando per Stony Brook: terzo lockdown austriaco per il prof Bartocci

7' di lettura 18/01/2021 - Anche per l'Austria il 2020 è stato un anno difficile e non solo per la pandemia, ma anche per l'attentato del 2 novembre scorso in pieno centro, che sorprese non solo il piccolo e tranquillo Stato (che sotto questo profilo sembrava sicuro e non subiva simili attacchi da molti anni), ma tutta l'Europa.

In questi giorni l'Austria, insieme ad altri paesi d'Europa impegnati a fronteggiare il Coronavirus, è tornata alla ribalta per la contestazione dei contari alle misure anti Covid-19 con manifestazioni nel centro della capitale Vienna, dove sono scesi in piazza circa 20.000 no-mask chiedendo le dimissioni del governo. Con i suoi circa 9 milioni di abitanti, l'Austria ad oggi registra 394.000 contagi dall'inizio della pandemia, di cui 7.082 decessi, mentre dal 4 al 17 gennaio del 2021 sono stati registrati 20.010 casi. Anche l'Austria ha prolungato il lockdown fino al 7 febbraio.

Presso l'Università Tecnologica di Vienna (TU) lavora come docente e ricercatore il marchigiano Ezio Bartocci (40 anni) nato ad Arcevia, che ha studiato all'Università di Camerino, dove ha conseguito una laurea in Informatica, quella specialistica in Bioinformatica e un dottorato di ricerca in Scienze dell'Informazione e Sistemi Complessi. Attualmente il prof. Bartocci vive con la sua famiglia (moglie e figlia) a Vienna, dove si è trasferito nel 2012 dopo un'esperienza di lavoro come ricercatore all'università dello stato di New York a Stony Brook (Long Island). Nel 2020 é stato promosso a professore ordinario per la cattedra in metodi formali per la progettazione di sistemi ciberfisici alla Facoltà di Informatica del Politecnico di Vienna (TU Wien). Qui ha anche conseguito l'abilitazione scientifica nel 2019 e guida il gruppo di ricerca TrustCPS. L'obiettivo principale della sua ricerca è sviluppare metodi formali, strumenti computazionali che supportano la modellazione e l'analisi di sistemi computazionali complessi, inclusi sistemi software, sistemi ciberfisici e sistemi biologici.

Quanto è stata importante la sua precedente esperienza da dottorando in USA a New York e come mai aveva scelto gli Stati Uniti?
"Durante il mio dottorato di ricerca (2006-2009) a Unicam, ho avuto la possibilità di visitare l’università dello stato di New York a Stony Brook contribuendo ad elaborare nuovi modelli computazionali per la simulazione e analisi del comportamento elettrico del cuore. Quell’esperienza mi fece capire che per crescere è importante allargare i propri orizzonti, abbandonare la propria comfort zone e confrontarsi con il mondo. Finito il dottorato, mi hanno chiesto di partecipare a un progetto di ricerca sull’analisi computazionale di sistemi complessi (CMACS) finanziato dal National Science Foundation in collaborazione con diverse università e centri di ricerca americani (Carnegie Mellon, Cornell University, NASA JPL, NYU) e personalità importanti come Amir Pnueli e Edmund Clarke che hanno ricevuto il Turing Award (il corrispettivo del Nobel in informatica). Questo mi diede la possibilità di trasferirmi stabilmente a Long Island per diversi anni come ricercatore fino a che non ho avuto l’opportunità di tornare in Europa".

Cosa l'ha spinta poi a tornare in Europa e in particolare Vienna dove in pratica ha sviluppato la sua carriera e dove si è definitivamente stabilizzato alla TU Wien?
"Sono tornato nel 2012 in Europa per avvicinarmi alla mia famiglia e avere almeno il loro stesso fuso orario. Inoltre, cercavo un ambiente di lavoro internazionale e d’eccellenza dove poter crescere professionalmente. Lavorare al politecnico di Vienna (TU Wien) mi ha dato questa possibilità. La Facoltà di Informatica della TU Wien è infatti tra le più grandi (circa 5500 studenti di informatica) e prestigiose d’Europa ed è costantemente classificata nei ranking universitari tra le prime 100 migliori facoltà d’informatica al mondo".

A cosa sta lavorando attualmente come ricercatore, oltre all'insegnamento?
"A Vienna guido un gruppo di ricerca di circa dieci ricercatori/trici che si chiama TrustCPS. La nostra attività di ricerca mira allo sviluppo di strumenti computazionali per la verifica della correttezza e della sicurezza di sistemi ingegneristici, fisici e biologici le cui operazioni sono integrate, monitorate e/o controllate da componenti software. Questi sistemi vengono anche chiamati ciberfisici dall’inglese cyber-physical systems (CPS). Esempi di CPS includono l’internet delle cose (Internet of Things), smart cities, sistemi di guida autonomi, monitoraggio medico, cardio-defibrillatori, sistemi di controllo industriale (Industry 4.0), sistemi robotici e avionici. Il mio gruppo a Vienna si occupa di sviluppare metodi per verificare in modo automatico che questi sistemi siano sicuri supportando gli ingegneri nella fase di design e di testing con strumenti di analisi".

La facoltà di Informatica di Unicam è una delle più recenti ed ha subito riscontrato un grande successo. Lei vi ha mosso i primi passi. Quali sono ad oggi i suoi rapporti con l'ateneo camerte?
"Ho visto praticamente nascere la facoltà di Informatica di Unicam. Sono stato uno dei primi studenti a conseguire sia la laurea triennale (2002) che il dottorato in Informatica (2009) ad Unicam. Sono profondamente legato alla città di Camerino e alla mia Alma Mater da bellissimi ricordi. Ho cercato negli anni di mantenere i rapporti con alcuni professori che stimo molto. Nel 2018, ho promosso nella mia università un accordo di mobilità del programma Erasmus tra gli studenti della TU Wien e Unicam. Ho avuto diversi studenti Unicam che sono venuti a seguire i miei corsi alla TU Wien. Spesso mi fermo a parlare con loro dopo le lezioni per tenermi informato su cosa succede a Camerino. Nel 2019 ho accettato l’invito del Rettore Pettinari di partecipare alla festa della consegna dei diplomi raccontando la mia esperienza di studente".

Il 2020 è stato un anno particolare per tutti con la pandemia da Covid-19, per l'Austria sarà ricordato anche per l'attentato del 2 novembre in centro proprio alla vigilia del lockdown. Ha avuto paura quella sera, visto che l'Austria non era mai stata toccata da episodi simili da molti anni e dove si trovava in quel momento?
"Per tutti coloro che come me amano questa città, questo attentato è stato una grande ferita. La sera dell’attentato siamo stati a casa, a mezzanotte sarebbe iniziato il secondo lockdown (dopo quello in primavera). E’ stato un momento terribile e viverlo quasi in diretta tramite i servizi televisivi, con ripetute sirene che si sentivano anche nel nostro quartiere, ci ha fatto capire quanto sia fragile la nostra presunta sicurezza. Ci ha fatto rendere conto quanto nulla sia scontato, e prezioso quanto ci è dato".

Riguardo al Coronavirus, per motivi di sicurezza e contenimento del virus ci sono stati dei problemi fra Austria e Italia alle frontiere. Come ha vissuto e sta vivendo questa esperienza e quali sono attualmente le misure di prevenzione attuate in Austria in generale, ma anche a livello didattico e universitario?
"Dal 26 dicembre in Austria siamo entrati nel terzo lockdown. Ristoranti, alberghi, negozi e attività commerciali devono rimanere chiusi, ad eccezione di quelli di prima necessità (farmacie, banche, uffici postali, supermercati, etc.). Per le scuole e le università le misure sono simili a quelle adottate in Italia. La didattica a distanza è senza dubbio un grande cambiamento, in particolare per gli studenti. Anche se a livello delle infrastrutture il trasferimento su canali telematici in università è avvenuto senza grandi problemi, penso sia aumentata la consapevolezza della qualità di un rapporto umano diretto. Nella ricerca, in quasi tutte le collaborazioni - in particolare quelle a livello internazionale - discussioni via video erano all’ordine del giorno anche prima. Da una parte lavorare da casa permette più flessibilità. D’altra parte richiede più disciplina e soprattutto viene meno l’aspetto sociale. Sicuramente ci ha fatto riscoprire il valore di quanto magari prima davamo per scontato. Anche un gesto semplice come prendere un caffè insieme".

La campagna dei vaccini com'è stata organizzata in Austria, qual è il cronoprogramma e le categorie per prime interessate?
"Il programma previsto è molto simile a quello italiano. Da lunedì è possibile registrarsi per il vaccino nella città di Vienna, già il giorno prima si sono prenotate 220.000 persone! Mi sembra una notizia molto rassicurante, in particolare vista la crescente “Pandemiemüdigkeit” (stanchezza di pandemia)".


di Angelo Ubaldi
redazione@viverecamerino.it







Questo è un articolo pubblicato il 18-01-2021 alle 17:36 sul giornale del 19 gennaio 2021 - 480 letture

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