Emanuele e Marco, Pioraco e Castelraimondo li piangono ancora a 4 anni da Rigopiano: "Sono morti per una valanga di incapacità e menefreghismo"

6' di lettura 18/01/2021 - Ricordate oggi le 29 vittime della tragedia di quattro anni fa esatti, il 18 gennaio del 2017, che rimasero sotto le macerie dell’Hotel Rigopiano, nella località turistica abruzzese di Farindola (Pescara), quando la struttura fu travolta da una valanga staccatasi dalla montagna prossima all’edificio e che trascino al seguito anche parte della montagna.

Tutto accadde in un freddo e nevoso pomeriggio, quando si registrarono anche 4 scosse di terremoto. Le vittime marchigiane furono 6 e fra queste due maceratesi, Emanuele Bonifazi di Pioraco, allora 31enne receptionist dell’hotel dove lavorava da 4 anni e Marco Tanda, 25 anni pilota di aereo in vacanza, di Castelraimondo. La cerimonia di oggi sul luogo del disastro è stata molto ristretta e sobria. Contrariamente agli altri anni, quando sul luogo potevano andare anche parenti e amici, quest'anno per evitare assembramenti a causa del Covid-19 il momento di raccoglimento per ricordare le vittime è stato riservatissimo.

Ad esso hanno potuto partecipare solo i famigliari più stretti e per ricordare Emanuele c'erano il papà Egidio Bonifazi (consigliere comunale e membro della Protezione Civile di Pioraco) e la mamma Paola Ferretti. Ad una fiaccolata è seguito un momento di preghiera nei pressi di dove era l’albergo e dove ora c’è un monumento con le foto delle 29 vittime. I famigliari hanno deposto i fiori, poi hanno varcato la soglia dove era sito il cancello dell’hotel e lì è stata celebrata una messa. Successivamente sono stati liberati in cielo 29 palloncini bianchi in ricordo e con i nomi delle vittime, accompagnati dalle note della canzone “Il signore delle cime”.

Momenti di raccoglimento semplici, ma significativi ed allo stesso tempo pieni di dolore, rabbia e speranza, in una giornata fredda, ma senza nubi. Dove c’erano le macerie dell’albergo ora non è rimasto più nulla, uno spazio vuoto. L’area è stata bonificata dopo aver recuperato il possibile. In piedi è rimasta solo la parte vecchia della struttura, quella attaccata alla montagna, che non è stata interessata dalla valanga.

Il telefono ed il tablet di Emanuele Bonifazi non sono mai stati ritrovati. Il procedimento penale per fare luce sulla mancata risposta alle richieste di aiuto immediate, partite dall’hotel Rigopiano, è ancora nella fase preliminare. “In Italia la giustizia ha tempi biblici e a causa di rinvii il processo deve ancora partire – dice la mamma di Emanuele, la signora Paola Ferretti – e siamo ancora alla fase preliminare. Per il 5 marzo è prevista un’altra udienza che dovrebbe dare più velocità al percorso giudiziario. Ad uccidere Emanuele e le altre 28 persone è stata l’assenza dello Stato su quel territorio. I nostri angeli sono morti a causa di una valanga di incapacità, incompetenze, inadempienze e menefreghismo. La tragedia di Rigopiano è stata la vergogna dell’Italia a livello internazionale. Nonostante le disperate richieste di aiuto, sono stati abbandonati lassù ad aspettare la morte, in trappola come topi”.

Sono momenti indimenticabili per i famigliari delle vittime e che non saranno mai cancellati. I genitori di Emanuele Bonifazi, come altri, vanno a trovare abitualmente i loro cari scomparsi sotto la valanga ed il crollo dell’hotel, il dolore e la sofferenza sono ogni volta più grandi, perché una tragedia come quella è fuori dal normale. “Emanuele ci lavorava da 4 anni – ricorda la mamma Paola – purtroppo questo albergo, nonostante fosse frequentato da tante persone importanti e vip, non era seguito attentamente in condizioni meteo avverse, in quanto già nel 2015 era successo che la struttura era rimasta isolata a causa della neve che non veniva tolta dalla strada. Sembrava che si poteva stare tranquilli per le rassicurazioni avute sull’assistenza in caso di emergenze legate alla neve, invece è successo quello che sappiamo. Quel giorno di 4 anni fa si è ripetuta la stessa cosa, alle richieste di aiuto nessuno ha creduto, nonostante le 4 scosse di terremoto. Non solo non sono andati a liberarli, ma non è stato chiesto nemmeno l’intervento degli elicotteri e altri mezzi di soccorso in grado di raggiungere l’albergo”.

“Oggi è stato un momento doloroso, la sensazione è la stessa, sempre brutta e pesante, i ricordi sono quelli di quella sera - prosegue la signora Paola - anche se ci siamo abituati a convivere con questa sofferenza, perché Emanuele non ce lo ridà nessuno. Ogni volta che veniamo quassù, per noi è come andare al cimitero. Poi c’è la rabbia che è tanta, moltissima, perché l’iter giudiziario in Italia è lento e cavilloso ed uno sta con la paura che fino alla fine resta poi con un pugno di mosche in mano ed i responsabili la fanno franca. Non voglio vendetta, ma solo giustizia perché a me Emanuele non me lo può ridare nessuno, purtroppo”.

“Oggi per me è come rivivere il 18 gennaio del 2017 - dice Maila Santarelli amica d'infanzia di Emanuele - le stesse sensazioni di allora. Io ho passato 31 anni della mia vita con Emanuele, quindi è ovvio che la mia esatta metà non c'è più dal 18 gennaio di 4 anni fa. E' come se fosse sempre presente con noi, anche se in maniera differente. Il vuoto indubbiamente è incolmabile. Come dico sempre, quella di Rigopiano è una tragedia che cambia completamente la vita alle persone che restano, perché è successo l'inimmaginabile, non è una morte di quelle legate a disgrazie più comuni come incidenti o altro, quello che è accaduto lassù nessuno se la immaginava".

“Ce l’ho nel cuore – aggiunge il sindaco di Pioraco Matteo Cicconi, quasi coetaneo di Emanuele – era un caro amico sincero, lo conoscevo bene, abbiamo anche lavorato insieme come camerieri al ristorante Al Lago di Sefro e la giornata di oggi è molto particolare e toccante, non solo per me e per i motivi detti, ma per tutta la città di Pioraco, di cui porto la vicinanza alla famiglia di Emanuele e mi stringo intorno alla famiglia. La vicenda giudiziaria, che segue il suo iter malgradi i tempi richiesti, tiene comunque alta l’attenzione qu quanto è accaduto quel giorno e mi auguro che venga fatta chiarezza e giustizia in un tempo ragionevole".


di Angelo Ubaldi
redazione@viverecamerino.it







Questo è un articolo pubblicato il 18-01-2021 alle 20:24 sul giornale del 19 gennaio 2021 - 1272 letture

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