Rinviato il primo atto del processo a Pazzaglini: "Ho la coscienza pulita, spero non ci siano altri rinvii. Il mio comportamento è stato irreprensibile"

7' di lettura 25/01/2021 - Il Collegio Penale del Tribunale di Macerata, presieduto da Andrea Belli con a latere Simonelli e Bellesi, ha rinviato al prossimo 29 marzo l’inizio del processo (previsto per oggi 25 gennaio), che vede imputati l’ex sindaco di Visso Giuliano Pazzaglini e l’ex presidente della Croce Rossa vissana Giovanni Casoni per aver gestito, secondo l'accusa, in modo irregolare alcune donazioni destinate ai terremotati di Visso.

Motivo del rinvio la mancata notifica ad una delle parti offese. Questa mattina al tribunale di Macerata doveva tenersi la prima udienza del processo, a cui i due imputati erano stati rinviati a giudizio dal Gup Domenico Potetti con accuse diverse, nella seduta preliminare del 17 giugno scorso.

Tre le imputazioni rivolte all’ex sindaco Giuliano Pazzaglini (attualmente senatore della Lega) difeso dall’avv. Giuseppe Villa di Fermo: sono quelle di abuso d‘ufficio (per una somma di 35.000 euro fatti girare in modo ingiusto), truffa (per 2.000 euro che sarebbero stati utilizzati per pagare un'iniziativa) e peculato (per essersi impossessato secondo l'accusa di 10.300 euro); mentre a Giovanni Casoni, assistito dall’avvocato Maurizio Ballarini di Porto Recanati e co-amministratore con l’ex sindaco di un’altra società (su cui sarebbero stati dirottati una minima parte dei fondi), deve rispondere solo dell’accusa di concorso di abuso d’ufficio, posizione più marginale e conseguenziale al fatto di gestire una delle società sui cui sarebbero state indirizzate piccole somme.

L’ex sindaco di Visso Giuliano Pazzaglini ha sempre respinto tutte le accuse sottolineando come avrebbe potuto guadagnare molto di più legalmente, se avesse sfruttato le opportunità di rimborso e indennità a cui avrebbe avuto diritto da sindaco in quel periodo (circa 70.000 euro), che invece appropriarsi ingiustamente di 10.000 euro distorcendo denaro destinato alla popolazione terremotata.

Tutto era partito nel 2017 da un esposto di 3 consiglieri della minoranza, che si sono costituiti parte civile nel processo, cosa che avrebbe rifiutato di fare il resto della giunta guidata allora dal sindaco Pazzaglini. All’esposto seguì l’indagine della Guardia di Finanza di Macerata che è sfociata per l’ex sindaco nelle accuse di abuso d’ufficio, truffa e peculato, mentre per Giovanni Casoni è stato rilevato il solo capo d’imputazione per abuso d’ufficio, per una cifra di circa 750 euro. La posizione di Casoni riguarda solo di fatto di dover essere stato a conoscenza delle operazioni effettuate dal sindaco riguardo alla società di cui era co-amministratore con lo stesso. La Guardia di Finanza ha posto sotto sequestro preventivo oltre 45.000 euro all’ex sindaco Pazzaglini. Della vicenda se ne occupò anche la trasmissione de “Le Iene”.

“Vorrei subito evidenziare un fatto importante - esordisce stamane Pazzaglini all’uscita dal tribunale di Macerata – che delle presunte parti offese individuate dalla Procura, questa mattina non c’era nessuno ed oggi sarebbe stato l’ultimo giorno per costituirsi parte civile. Questo secondo me dimostra più di qualsiasi altra cosa di quelle che potrei dire io su come stanno effettivamente le cose. Avendo la coscienza pulita ho avuto la possibilità di andare comunque sempre a testa alta ovunque. Però il dubbio che qualcuno potesse non sapere com’erano andate effettivamente le cose, quindi magari temere che ci potesse essere qualcosa di vero dietro le accuse, c’era. Perché io so quello che è successo, ma non posso pretendere che altrettanta consapevolezza ci sia da parte di chi si è visto recapitare l’atto dalla Procura come presunta parte offesa. Il fatto, pertanto che non si sarebbe costituito nessuno, dimostra che effettivamente si tratta solo di un processo politico, partito su esposto della minoranza consiliare dell’epoca e che continua con la partecipazione della minoranza consiliare di Visso, quindi nessuna delle parti offese individuate dalla Procura si è sentita effettivamente tale, perché non si sono presentate per costituirsi come parte civile. Mi dispiace che ci sia stato un altro rinvio, perché il mio interesse evidentemente è quello di arrivare prima possibile alla sentenza, che non posso dare per scontata (perché nulla può essere dato per certo), ma sulla quale mi sento abbastanza tranquillo. Anche perché già prima del decreto semplificazione l’abuso di ufficio difficilmente avrebbe potuto portare ad una condanna, perché i fatti sono stati tutti inequivocabilmente a favore dei destinatari di quelle donazioni, al di là di quelle procedure contestate. Che ripeto erano possibili, perché la normativa sul terremoto tendeva a complicare tutto, per cui io ho individuato l’unica soluzione possibile per arrivare al risultato, prendendomi anche delle responsabilità".

"Come dicevo, già prima del decreto sulle semplificazioni, difficilmente, secondo me, si sarebbe potuti arrivare ad una condanna, visto che tutto quello che ho fatto è stato eseguito nella coerenza della destinazione dei fondi, rispettando in pieno quelle che erano state le indicazioni ricevute - prosegue il senatore - Dopo le semplificazioni l’abuso d’ufficio è stato depenalizzato, quindi ritengo che è molto improbabile, se non impossibile (visto che l’impossibile non esiste), arrivare ad una condanna, per cui mi interessa arrivare prima possibile ad una sentenza, perché voglio chiudere questa vicenda che per me non è una novità. Io sono stato iscritto sul registro degli indagati per più di 20 volte ed ho subito sei richieste di rinvio a giudizio, uscendone sempre immacolato a dimostrazione della mia totale limpidezza. Dopo essere stato indagato per 20 anni consecutivi, nonostante la correttezza del mio operato, accertata dalle indagini e dai processi subiti, vorrei chiudere prima possibile anche questo capitolo, in modo da ripristinare la limpidezza, non solo del mio operato, ma anche della mia persona che evidentemente, adesso per il rilievo che ha questo processo, è minacciata dalla visibilità che questo procedimento ha. Quindi spero che non ci siano altri rinvii. Conto ad arrivare ad una sentenza più rapidamente possibile, per dimostrare di nuovo che, nonostante il giudizio e le indagini, il mio comportamento è stato irreprensibile”.

Per cui senatore è fiducioso per come andrà a finire? “Sono molto fiducioso, in quanto sia in termini di fatto che di diritto, secondo me è praticamente difficile che ci sia una condanna. In termini di fatto perché le indagini hanno accertato che io per realizzare questa iniziativa ci ho messo dei soldi miei e questo forse non è chiaro. E’ vero che ho contribuito con una mia società ad organizzare alcune iniziative, ma io ho pagato per questo, non ne ho avuto vantaggi economici, perché il saldo di quello che è stato fatto è a sfavore della società, perché se io ne avessi tratto profitto qualcuno avrebbe potuto obiettare sull’opportunità e sulla legittimità di quanto fatto. Quindi sotto questo aspetto sono tranquillissimo in quanto il mio operato è stato esclusivamente a vantaggio dei destinatari, tra l’altro contribuendo anche personalmente ed economicamente. In termini di diritto, come ho già detto, l’abuso d’ufficio senza violazione espressa è una norma, è stato addirittura depenalizzato, quindi mi sento molto tranquillo. Però ciò non significa che questa limpidezza del mio operato non venga accertata in tempi rapidi, per cui voglio anche l’assoluzione pubblica e questa posso ottenerla soltanto con la pronuncia del giudice. Quindi, con il mio avvocato, abbiamo già chiesto (e la rinnoveremo a marzo) la richiesta di fissare uno scadenzario delle udienze quanto più ravvicinato possibile, per arrivare ad una sentenza che tolga ogni dubbio su questa vicenda e questa macchia che ritengo non solo di non meritare, ma anche molto fastidiosa”.


di Angelo Ubaldi
redazione@viverecamerino.it





Questo è un articolo pubblicato il 25-01-2021 alle 18:13 sul giornale del 26 gennaio 2021 - 190 letture

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