Il giro del mondo ai tempi del Covid con il giovane ingegnere camerte Gianclaudio Ferretti: "Lavorare viaggiando è un privilegio"

8' di lettura 19/02/2021 - Non sempre lo smart-working è sufficiente per far fronte a certe esigenze di lavoro.

Lo ha sperimentato chi nella propria professione non può rinunciare a muoversi e girare il mondo ed è stato costretto a farlo anche in tempi di Covid-19. Si tratta del giovane ingegnere industriale Gianclaudio Ferretti, 36enne che vive in Francia e si divide tra Parigi e Marsiglia, dove ricopre il ruolo di Global Audit Manager per una multinazionale operante nel settore della logistica. Responsabile delle zone Europa, Africa, Medio Oriente e India (circa 60 paesi in tutto), Gianclaudio ha svolto precedentemente ruoli simili anche nei settori dell'energia, ingegneria e della chimica, prima a Milano e poi a Parigi.

Metà della sua giovane età già l'ha trascorsa lontano da casa, ad iniziare dal periodo degli studi universitari. Infatti, dopo la maturità scientifica a Camerino, ha conseguito la laurea in "Ingegneria della Produzione Industriale" presso l'università Politecnica delle Marche e successivamente si è specializzato in "Ingegneria Gestionale" presso il Politecnico di Milano. Dopo una prima esperienza a Milano, si è stabilito a Parigi e grazie al suo lavoro ha già fatto più volte il giro del mondo, cosa che lo ha portato ad apprezzare, vivere e conoscere tante realtà. In tempo di Covid-19, oltre alle difficoltà dovute ai protocolli da rispettare sulle disposizioni anti-pandemia nei vari paesi, ha potuto notare anche le differenze adottate nelle restrizioni dagli stessi. Con Gianclaudio facciamo un giro del mondo virtuale ai tempi del Covid-19.

La sua esperienza in giro per l'Italia e nel mondo è iniziata già ai tempi della formazione con l'Università. Cosa significa per un giovane lasciare la famiglia così presto e raggiungere allo stesso tempo i traguardi sperati?
"Come molti altri ragazzi, ho lasciato Camerino per proseguire gli studi, dopo aver conseguito la maturità. Quando si parte a 18 anni, almeno nel mio caso, si è spinti dalla voglia di fare nuove esperienze e non si pensa troppo a quello che si lascia indietro. La mia famiglia mi ha sempre sostenuto e incoraggiato, questo mi ha permesso di iniziare il mio percorso con molta serenità. A distanza di anni, devo ammettere che ora mi capita più spesso di pensare, con un po’ di nostalgia, alla famiglia, agli amici e a Camerino, soprattutto con tutte le difficoltà legate al post-terremoto. Proprio l'altro giorno, riflettevo sul fatto che questo 2021 rappresenta per me un anno particolare. A 36 anni, mi sono reso conto di aver trascorso metà della mia vita lontano da “casa” e in giro per il mondo".

Nelle sue varie esperienze, cosa l'ha spinta a cambiare azienda, ruolo e paese?
"In primo luogo, la curiosità. A mio parere, fare esperienze diverse, mettersi in discussione e uscire dalla propria zona di “comfort” sono le chiavi per arricchire il proprio bagaglio personale e professionale. Il modello del “posto fisso” non esiste più e il mondo del lavoro oggi offre molte opportunità a coloro che sono disposti a rischiare e fare qualche sacrificio. La pandemia non cambierà questo trend, ha solo rimescolato un po’ le carte in tavola".

Quali sono i lati positivi e quelle negativi della sua professione?
"Di sicuro, il principale lato positivo del mio lavoro è quello di poter essere spesso in giro per il mondo. In questi anni ho avuto l'opportunità di visitare molti luoghi stupendi e anche insoliti: da megalopoli come Tokyo, New York e Delhi a vere e proprie meraviglie naturali e culturali come le cascate Iguaçu tra Brasile e Argentina e i templi di Angkor in Cambogia per citarne solo alcuni tra i più belli. Mi è persino capitato di dover andare centinaia di chilometri a nord del circolo polare artico nella Siberia nord-occidentale. L'altro lato della medaglia è che si è spesso lontano dagli amici e dalla famiglia".

Quali altri passioni o hobby riesce a condividere con suo lavoro?
"Dall'inizio della pandemia, insieme alla mia compagna, dedichiamo quasi tutto il nostro tempo libero alla nostra cagnolina Luna. Abbiamo la fortuna di abitare vicino ad un grande parco lungo la Senna e appena possiamo andiamo li a correre o passeggiare".

Viaggiare per lavoro ai tempi del Covid-19 quali rischi e altre problematiche comporta, quando non si può rinunciare allo smart-working in maniera totale?
"In Francia diverse aziende hanno iniziato a proporre lo smart-working ben prima del Covid per migliorare l'equilibrio vita professionale-privata dei propri collaboratori. Personalmente sono diversi anni che lavoro in smart-working un giorno alla settimana e penso che sia un ottima cosa, al passo coi tempi e con la tecnologia attuale. D'altro canto fare smart-working al 100%, come il lockdown ce lo impone, a volte rende complicate anche le cose più semplici. Per il mio lavoro, poter viaggiare è molto importante, a volte quasi indispensabile. Per questo dopo uno stop di quasi un anno ho ripreso a viaggiare lo scorso mese con una trasferta a Dubai, ovviamente prendendo tutte le precauzioni del caso".

Di recente è tornato da Dubai, ma ha anche girato in altri paesi durante la pandemia, che realtà ha trovato, quali sensazioni ha avuto e che differenze ha visto nella gestione e nelle misure di sicurezza anti Covid-19?
"A gennaio 2020, quando in Europa i media iniziavano a parlare dell’epidemia sono partito per la Corea del Sud che all'epoca era uno dei primi paesi in cui il virus era stato isolato al di fuori della Cina, con 16 casi confermati (numero che, ad oggi, sembra ridicolo). Nonostante non si parlasse ancora di pandemia, a Seul e nelle altre città di provincia che ho visitato, moltissimi già portavano la mascherina e ogni albergo era equipaggiato di termocamera all’ingresso. Due settimane dopo, mi sono recato negli Stati Uniti dove sembrava che la notizia del virus non fosse nemmeno arrivata. Non mi stupisce che, ad oggi, i due paesi abbiano ottenuto risultati molto diversi nella lotta all'epidemia. Oggi a Dubai ci sono molte meno limitazioni rispetto alla Francia, la mascherina resta obbligatoria ovunque ma ristoranti e bar sono aperti. D’altronde l’economia di questo emirato dipende molto dal turismo e il governo locale ha deciso di evitare un ritorno al lockdown completo come avvenuto nel 2020".

Vivere in Francia e dividersi fra le due città più importanti come Parigi e Marsiglia cosa comporta anche in ambito familiare ed eventualmente che differenze ci sono fra le due metropoli?
"Parigi e Marsiglia sono due città agli antipodi, entrambe ricche di storia e belle da vivere. Per il momento mi divido fra le due ma presto ci stabiliremo definitivamente nella città focese".

La Francia, già prima del Covid-19 ha avuto ed ha i suoi problemi con i terroristi islamici, c'è una maggiore preoccupazione nella vita dei francesi per questo dopo i gravi attentati degli ultimi anni?
"Direi di si, ma non so se è preoccupazione è il termine giusto. E' chiaro che nei mesi successivi agli attentati del 2015, soprattutto a Parigi, c'era molta tensione perché allo shock si aggiungeva l’incertezza sulla possibilità di nuovi attacchi. Ad esempio, mi ricordo di aver evitato mezzi pubblici e bar per circa un mese dopo gli attentati. Più in generale, diciamo che in Francia, soprattutto nelle banlieue delle grandi città c'è un'elevata tensione sociale (più o meno latente) sostanzialmente dovuta ad un senso di mancata integrazione economica e culturale. Il terrorismo islamico, come i gilet gialli e le varie rivolte che ci sono state negli ultimi anni sono, a mio parere, manifestazioni diverse dello stesso problema di fondo".

Qual è la situazione nei confronti del Covid-19 in Francia e fra le due città principali, Parigi e Marsiglia?
"Al momento non siamo in lockdown completo ma c'è il coprifuoco alle 18 in tutta la Francia. Ristoranti, bar, cinema, teatri e grandi centri commerciali sono chiusi. Non ci sono limitazioni di spostamenti sul territorio nazionale, che invece si applicano principalmente ai paesi extra-UE. La situazione è in continua evoluzione e le regole vengono aggiornate di settimana in settimana".

In questo periodo di Covid-19, con frontiere chiuse e con il lavoro non ha trovato modo di tornare a casa? Cosa le manca di Camerino?
"L'ultima volta che sono riuscito a tornare è stato a fine agosto per qualche giorno. Cosa mi manca? La famiglia, gli amici di una vita, l'aria buona, la vista dei monti Azzurri dalla terrazza di Sottocorte, il ciauscolo e tanto altro".


di Angelo Ubaldi
redazione@viverecamerino.it







Questo è un articolo pubblicato il 19-02-2021 alle 12:58 sul giornale del 20 febbraio 2021 - 1131 letture

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